Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

lunedì 13 settembre 2010

WINE-BLOGGER PROFESSIONALIZZATI E LA RETE IN SILENZIO


Essere blogger è concetto difficile da trovare persino sul vocabolario; esserlo parlando di un “prodotto” è cosa pure molto delicata. Il prodotto in questione è il vino ed i blogger a cui mi riferirò sono quelli che vi trovate in rete senza molto dispendio di energie. Sia chiaro quindi che qui non vale il gioco “fuori i nomi”,a quelli ci pensate da soli, io voglio fare qualcosa di più: raccontarvi degli ex-wine-blogger o, meglio, dei wine-bogger professionalizzati (o quasi)..
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C’era una volta questi wine-blogger che si mettono a scrivere in rete di sensazioni intorno al vino; a ripetizione sparano post su solforosa e tannino, sull’autoctono e sull’uvaggio e giù via con una quantità di post sui loro assaggi migliori e, udite udite, anche sui peggiori. Scrivono lanciandosi messaggi “importanti”, sottolineano ad ogni piè sospinto la libertà di essere blogger (secondo me una stupidaggine stellare), la capacità della rete di “dire solo la verita” (questa era la miglior bugia) e tante altre cose veramente geniali e belle insieme ad alcune inevitabili sciocchezze figlie del disincanto e della “amatorialità” del gioco.
In questo periodo il wine-internet è percorso da fremiti: idee importanti e preziose girano in rete, perle di novità gratuitamente a disposizione di tutti sulle quali tutti discutono. Si dibatte parecchio, da un blog all’altro partono frecciate e contro frecciate, botta e risposta , proposte e controproposte: internet ad alta fermentazione. Il wine-blog trionfa sul silenzio del settore vitivinicolo.
Arriviamo allora ai nostri giorni, l’epoca appunto della professionalizzazione. I blogger di cui sopra entrano nel settore direttamente, alcuni dentro mani e piedi altri aspirano solo ad entrarci ma l’atteggiamento inevitabilmente in entrambi i casi muta profondamente. Alcuni diventano quasi-giornalisti o giornalisti, quelli che giornalisti lo erano smettono di fare i blogger spesso inconsciamente; in genere sono la comunicazione ed il marketing ad abbracciare ed inglobare queste nuove leve.
Sono meno di una decina i neo-professionalizzati ma il peso sulla rete si sente.
Cala il livello di interlocuzione, chi ha una buona idea se la tiene per venderla, i dibattiti scemano, nessuno discute più con nessuno. I nemici dichiarati continuano ad esserlo ma dietro una spessa patina di amicizia, spariscono le polemiche, in rete oggi come oggi hanno pressappoco tutti ragione e se qualcuno dice qualcosa che non piace si fa mediamente finta di non averlo visto. Interi argomenti scompaiono dai loro blog, chi cancella il banale per dedicarsi all’effimero, chi si è professionalizzato su altro blog e quindi imbavaglia un po’ il suo, chi scrive ancora di vino “liberamente” prendendosi appunto la libertà di non dire mai cosa pensa, chi le dichiarazioni le fa fare agli altri e chi “cambia pubblico” e scrive in inglese ( il popolo della birra ringrazia) prendendosi una fetta di pubblico fra i più somari del mondo ma si sa l’erba del vicino è sempre più verde
Tutte cose belle e legittime per carità, passaggi anche molto intelligenti ma non riesco a non dire a proposito delle bandiere gloriose di questi blogger di ieri che se la mitica “libertà di scrivere” aveva un prezzo qualcuno lo ha pagato.
Questo è accaduto e io mi sono arrogato l’onore di farne la cronaca (abbiate pietà).
Capitemi bene però, la professionalizzazione di questi blogger mi trova perfettamente d’accordo, apprezzo sinceramente il loro lavoro ma sapete perché ho scritto questo pezzo? Qualche sera fa un amico mi raccontava di aver letto sul blog XYZ delle cose e però non si spiegava perché quel blogger, che lui leggeva da tempo non ne avesse aggiunte altre che….la risposta era nota : professionalizzato!
Aggiungo poche righe estratte da Internetgourmet e da un pezzo scritto dal Direttore di Euposia Beppe Giuliano rivolgendosi da giornalista della carta stampata al mondo blogger: “Senza la componente editoriale, il nostro schifosissimo know how, rimarrete a raccontare gratis sul web il mondo del vino con tanti ringraziamenti da parte dei vignaioli, dei distribuiti e degli agenti…di tutta la filiera che guadagna, insomma, sulle vostre spalle. Mi spiegate perché regalate il vostro ingegno?
Io pensavo non fosse questo il problema di un blogger ma visto il tutto devo ancora rifletterci su, resta il fatto che il mondo dei wine-blogger è in piena crisi di contenuti, forse il perché l’ho scritto sopra ma forse non basta ancora.

C'è chi l'amore lo fa per noia / chi se lo sceglie per professione/ Bocca di Rosa né l'uno né l'altro/ lei lo faceva per passione.” (Fabrizio De Andrè)

6 commenti:

  1. Ma infatti di fronte ad una certa professionalizzazione ed impoverimento di idee e contenuti il pubblico, i lettori, rispondono molto velocemente, andando altrove.


    Però poi uno può dire di essere un ex-wine-blogger (ma professionalizzato, eh).

    Un grande ciao,
    jacopo

    p.s. Qui lo dico, se Beppe Giuliano è interessato a retribuire un mio pezzo io sono disponibile (mica me l'ha ordinato il dottore di scrivere gratis, per dire).

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  2. Non capisco se il problema è "quanto era bella l'anarchia degli inizi rispetto alla disciplina dell'oggi" oppure se siamo davanti ad un problema "professionale" e di "status". Perchè non è un peccato se uno cambia stile e voglia di scrittura perchè, banalmente, invecchia e vede le cose con occhio diverso. Non essere rivoluzionari a vent'anni vuol dire non avere cuore; essere rivoluzionari a sessant'anni vuol dire non avere cervello. Banalmente, si cambia. E magari chi si lanciava in campagne sul web pro e contro qualcosa ha cambiato visione, ha affinato conoscenze e competenze e scrive in maniera diversa. Ma non mi preoccuperei di questo. Il problema è, semplicemente, se la qualità dei contenuti è cresciuta o calata nel tempo. Dovrebbe essere cresciuta, per via naturale. Se così non è stato (io non lo posso dire, non c'ero agli inizi...) vuol dire che mancava la qualità in chi scriveva allora. Era solo movimentismo, e questo ha lasciato posto a soggetti nuovi. Il pubblico è scappato? dai dilettanti forse sì, non credo dagli altri. Avrà fatto selezione, si comporta esattamente come facciamo noi: sceglie. Prima è "search" e arraffa ovunque può, poi si fa un giardinetto di fonti d'informazione.
    Scrivere in inglese? bravo chi lo fa. il problema dell'Italia del vino è che, nel mondo, viene raccontata da scrittori inglesi o americani che fanno opinione (giustamente) ma non difendono certo i "nostri" interessi. Meglio se nella rete c'è qualche scrittore italiano che in inglese prova a raccontare di noi.
    E' un problema di status? di rapporto cambiato coi produttori? magari ora si scrive di più di realtà meno "eroiche" e più strutturate? e qual è il problema? magari oggi questo qualcuno scrive dei vini che la gente compera per davvero e che vuole sapere se quello che compera alla Coop è una porcata o no, se fa male alla salute o no... il resto, diciamolo, quello da 150 euro alla bottiglia (o anche 20, 30...) va per una fascia di pubblico diverso e serve per alimentare il mito. La sostanza, quella sta nella Gdo, ed anche di quella bisognerebbe parlare se - e sottolineo il se - vogliamo parlare al largo pubblico, ai lettori della strada, alla gente comune. Se invece vogliamo parlare fra di noi, o ad una nicchia, allora sta bene tutto. Ma la leggeranno solo gli "eletti" e non la "gente". Non è una colpa grave, basta solo sapere bene per chi si vuol scrivere. Tutto qui. Ed è giusto che in questo Paese chi ha una buona idea se la venda: l'ingegno va premiato, oppure vi accontentate di un cartone di bottiglie a Natale? Diffiderei delle verginelle caste e pure che mai nulla fanno per interesse.
    PS Qui lo dico, se Jacopo Cossater ha idee per me che le dica

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  3. Massimo Cattaneo15 settembre 2010 16:26

    I wine blogger sanno che hanno avuto successo non perché sono andati a riempire un vuoto che esisteva e che la carta stampata o altro non riusciva a colmare ma perché i loro lavori erano e sono gratis e immediati. Lasciando perdere gli inizi rivoluzionari e passionali (che mi sono perso), di regola per quello che si riesce ad ottenere subito e senza fatica ci si stanca facilmente. Tralasciamo i vini da 150 euro che tutti sappiamo che sono buoni ed è inutile riscriverlo e rileggerlo, chi se li beve gode, gli altri s’incazzano, si potrebbe discutere sul rapporto qualità prezzo ma quello è un altro discorso. Tralasciamo i vinaioli e i vini cattivi che ormai nessuno più vuole intraprendere crociate controproducenti, anche se ci sarebbe molto di cui parlare., rimane la mediocrità, tutti che parlano di vini mediamente buoni, mediamente costosi, con un appiattimento dei contenuti e nelle descrizioni da catalogo. Interessantissimo per i mestieranti, informazioni utili se sei un enotecaro, un ristoratore, un venditore o un produttore. Dal mio punto di vista è lì che si stanno posizionando i vari wine blog, un servizio per gli addetti ai lavori, uno scambio di informazioni utili, una posizione vantaggiosa per tutti, dove tutti ci guadagnano qualcosa. E’ questo che si aspetta un produttore da un blogger in visita, sono queste le informazioni che si aspetta un negoziante, è questo che vuole il titolare di un ristorante. Il consumatore medio annaspa in questa marea di vini a parole tutte uguali; sono convinto che scambiando le foto di due vini diversi in due degustazioni descritte in due blog diversi pochi si accorgerebbero. Il ruolo del blog wine socialmente utile è finito, fatevi pagare !

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  4. @Stefano, se non prendi almeno un caso concreto come esempio, faccio onestamente fatica a comprendere il senso del tuo post.
    Professionista o dilettante è una questione controversa: negli ultimi due anni sono accorsi nel settore diversi giornalisti e comunicatori professionisti, unitisi agli altri presenti sin dalla prima ora. Nel frattempo, pochissimi wine blogger "dilettanti" hanno avuto l'opportunità di entrare nel wine business (io sono uno di questi rari casi), mentre altre nuove figure si sono via via aggiunte, per hobby o altri interessi.
    Poi ci sono gli operatori: ancora pochi e ancora diffidenti o timorosi. Sembrano voler presidiare i social media più "easy", come FaceBook o Twitter, piuttosto che integrare modalità di dialogo interattivo col pubblico sui propri siti aziendali e blog di supporto.
    Qui, il vero problema, non è "come" si fa il blogger nel mondo del vino, ma a "chi" si cerca di parlare.
    La comunicazione "professionale" di settore è auto-referenziale, scrive per la filiera (produttori-venditori-inserzionisti), raramente scrive per chi consuma.
    Dall'altra abbiamo un bel po' di consumatori che hanno cominciato a raccontare il vino dal loro punto di vista (bene, male, così-così), interagendo fra loro, creando consensi o dissensi sulla qualità di molti vini di nicchia, esoterici, di solito marginali per il peso di mercato.
    Ora, ecco cosa occorrebbe fare per essere "socialmente utili": raccontare i vini dello scaffale, tecnologici, industriali, serializzati, quelli che quasi tutti bevono. Vedete voi qualcuno disposto a pagare questo "servizio"? I consumatori pagherebbero queste preziose informazioni? Sarebbero disposti a pagare - come fanno all'estero - le inchieste, ricerche, analisi di laboratorio, potenziali querele, insomma tutte quelle fastidiose cosucce che di solito garantiscono la libertà di espressione e informazione?
    Eh sì, la libertà costa.
    A meno che, per libertà, non intendiate il libero sputtanamento di chicchessia (vero sport nazionale, in effetti), al riparo della presunta impunità della rete.
    Io vorrei fare comunicazione professionale e libera. Credo sia ancora possibile. Quella è la sfida che mi piace.

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  5. Cavolo, non so se quotare di più l'amico Beppe o l'amico Giampiero alias Aristide. Diciamo che si sono meritati entrambi un bacio equo&solidale, così non litigano. Personalmente, sottoscrivo quanto già dicono loro, e aggiungo: ebbene sì, io sono di quelli che stanno cambiando lingua&pubblico. Continuerò a fare il mio wine blog soprattutto in italiano (almeno un angolo di ricreazione in mezzo al lavoro lasciatemelo), ma cercherò di aumentare la mia presenza in rete in inglese. Perchè il mercato è quello (quello internazionale), non questo (italiano). E perchè quelli, signori miei, ti pagano per scrivere. Incredibile, eh?. I post polemizzanti-denuncianti, piacciono tanto a chi li scrive e a chi li legge, ma non portano da nessuna parte (aule di tribunale a parte). Al massimo puoi sperare di aver edotto qualche decina di persone in più, ma di sicuro non hai salvato il mondo. Ah sì, e poi è una questione di tempo. E di gestione del medesimo. C'è il wine blogger che va ad un evento che gli prende tutta la giornata, ma appena torna a casa si fionda sul computer e fa un post a caldo...e c'è "la" wine blogger che va ad un evento che le prende tutta la giornata, e appena torna a casa fa una lavatrice, rassetta la cucina, sistema i figli, rassicura il marito, organizza tutti per il giorno successivo...e il computer l'accende 12 ore dopo, se le riesce. I wine blogger sono stanchi? i signori non lo so, le signore sì, e tanto. Condurre una doppia, a volte tripla vita è una fatica che non ti dico. Non è una questione di contenuti: quelli ci sono e ci saranno sempre. E' una questione di tempi, e di ottica, come dice Beppe, di evoluzione della medesima. E anche di mezzi, dico io. Se per fare un post devo metterci un pomeriggio, mentre per lanciare un tweet con un link mi bastano solo trenta secondi, lancio un tweet. L'importante, come dico sempre, è che la notizia passi. Questo ovviamente non vale sempre e per tutto, si valuta caso per caso...Ma, così come la rete sta incidendo (positivamente e/o negativamente) sulla vita reale, sta incidendo anche su se stessa. Le modalità di creazione e gestione dei contenuti sono in evoluzione costante.
    Però io non me ne faccio un problema, e tu?
    :-P

    L.

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  6. Grazie a tutti per la vera qualità dei vostri interventi ed anche della quantità. Visto il tutto sembra quasi ci fossero “due cosette” da dirsi. Solo pochi appunti miei in aggiunta.

    @JACOPO – Tu hai rivoluzionato il tuo blog, che tu sai mi ha fra i suoi fedeli lettori, “Enoicheillusioni” è più esclusivo e comunque molto diverso, una vera inversione di tendenza. Adesso dove si va ??

    @BEPPE GIULIANO – Chapeau. Tra i tanti che hai espresso il tuo concetto di sguardo alla gente/consumatore e non alle elite mi è molto caro. Hai gettato un sasso prezioso.

    @MASSIMO – La rete serve per scambiarsi informazioni !!! Bravo Massimo !! Finalmente qualcuno lo dice credendoci fino in fondo, perché tutti (i bogger) lo dicono ma poi….
    Molti dei blogger professionalizzati si sono fati un cerchio intorno, parlano appunto alle elite invece che alla gente, oppure parlano alla filiera (che nel mondo del vino non legge internet) invece che ai consumatori (che sono on line abitualmente). La “comunicazione” è una brutta bestia.

    @ARISTIDE - Quoto l’intervento. Io comunque stavo parlando di “professionalizzati” e non “professionisti”, è cosa diversa, certo la prima definizione include la seconda. Resta il fatto che bisogna chiudere l’esperienza di scrivere per la solita cerchia: questo a poco a che fare con l’inglese. C’è tutto un mondo intorno (diceva la canzone).

    @LIZZY – Io veramente non avevo scritto la storia della tua vita, adesso so che è complessa (vuoi provare la mia? anche se sono solo un banale maschietto?) e quindi dovessi farti la biografia so che mi dovrò far pagare. :-P
    Scherzi a parte resta il fatto che il problema non è tecnologico o di strumenti/opportunità riferiti alla tecnologia.
    Coloro che vogliono essere sempre un passo avanti rispetto a tutti, cosa tutt'altro che biasimabile, non si devono però lamentare se non hanno nessuno a fianco con cui parlare.

    Ho letto questa paginona di post e commenti (che erano di fatto dei post) ed ho avuto l’impressione che dietro tutte queste parole ci sia una potenziale idea, una scoperta nuova, provate a rileggere anche voi. Non fate finire qui questo dibattito, ci sono dentro delle consapevolezze (ed inversioni di tendenza) che potrebbero essere molto utili. Progettiamo.

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Prima di scrivere il post ricordate: "Per prima cosa dovete avere ben chiari i fatti; così potrete distorcerli come vi pare." (Mark Twain)