Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

domenica 25 dicembre 2011

BUON SANTO NATALE



"La ragione dell’uomo porta insita l’esigenza di "ciò che vale e permane sempre". Tale esigenza costituisce un invito permanente, inscritto indelebilmente nel cuore umano, a mettersi in cammino per trovare Colui che non cercheremmo se non ci fosse già venuto incontro. In Lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione"

Benedetto XVI 
Porta fidei. Lettera apostolica per l’Anno della fede

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lunedì 19 dicembre 2011

FIORE DI GAIA, IL MOSCATO SECCO DI BORIN, DAI COLLI EUGANEI.


Non è la prima volta che qui si parla di Borin Vini, azienda vitivinicola dei padovani Colli Euganei con vitigni fra Arquà Petrarca e Monticelli di Monselice, non è la prima volta ma ci si torna su volentieri. Con questo post mi era piaciuto elogiare il loro Serprino come il migliore assaggiato, il record resiste ancora intatto. Ora invece mi piace mettere il naso sul contenuto di una loro bottiglia che definirei "curiosa": Borin Fiore di Gaia 2008 Moscato Giallo Veneto IGT. Trattasi di cosa curiosa perchè i Borin hanno tradotto la bianca moscata dei loro colli non nel solito fiore d'arancio con bollicina ma in un aromatico secco davvero inusuale. 

domenica 11 dicembre 2011

ALIOTTO, DALLE COLLINE PISANE DI TENUTA PODERNOVO. MEDIAMENTE.

Sulla strada che da Pontedera va a Volterra c'è Terricciola, un paesino sulle Colline Pisane. Che ci sta a fare una località pisana su un blog che parla di vino? La Toscana è profonda ma parlar in contemporanea di vino e di Pisa non è binomio usuale. Eppure anche li sta crescendo "il seme" e si chiama Tenuta Podernovo quella che, un amico di sangiovese come me, mi ha indicato e suggerito. Qui allora si parla di vino delle Colline pisane. Colpaccio! . Podernovo di bottiglie ne fa solo due tipi e fra queste va intanto on line Tenuta Podernovo Aliotto Rosso Toscana IGT 2009. 

mercoledì 7 dicembre 2011

SANGIOVESE DI ROMAGNA , OTTIMO L'EQUILIBRIO DEL VILLA DEGLI SPIRITI


Bellissima la Valle del Rabbi sull'Appennino Romagnolo, tortuosa e non molto larga ma selvaggia, distante eppur così vicina, per l'altitudine non si va poi così in alto e quindi, per gli appassionati del cold-trekking, potenzialmente affrontabile.
Io da quelle parti ci sono andato per la "Pandolfa", il nome è quello di una vecchia pantofola mai passata di moda ed invece nasconde una delle cantine più belle ed interessanti della Romagna, una incantevole tenuta che coniuga arte e, ovviamente, viticoltura, ma anche una struttura modernamente organizzata e tecnologicamente preparata. La mia sfida, in questi pellegrinaggi in terra romagnola, è sempre quella: assaggiare sangiovese versione romagnola, uscire dalla logica della regione vicina vicina e trovare sangiovese dimenticato. La Pandolfa in verità mi è stata segnalata e li ho trovato il suo top : Villa degli Spiriti Sangiovese di Romagna Superiore Riserva DOC 2007. Oggi parliamo di un vino eccellente.

giovedì 24 novembre 2011

ANTINORI, GUADO AL TASSO, BOLGHERI ED IL "BRUCIATO".


Originariamente Guado al Tasso era un pezzo di una più vasta tenuta in Bolgheri della nobile famiglia Della Gherardesca per questo ha, come capita spesso in Italia, una storia bellissima fatta di assalti di spada e dichiarazioni di pace, di coltivazioni di grano e di ampie vigne, di contadini e signori. "Negli anni trenta la terra venne ereditata da Carlotta delle Gherardesca Antinori, madre di Piero Antinori" ed ancora oggi questo prestigioso pezzo di Toscana racchiuso dentro la Doc di Bolgheri è parte del patrimonio di vigne e vino del gruppo Antinori. Uno degli angolini di questa tenuta di chiama "il Bruciato" e l'assaggio che mi sono regalato è : Guado al Tasso Bolgheri "il Bruciato" 2008 DOC

sabato 19 novembre 2011

IL SAGRANTINO DI ADANTI, SAPORE DI UMBRIA


Cuore che pulsa della verde Umbria, Bevagna e le colline di Arquata sono proprio li in mezzo, un poco più ad ovest di Foligno. Fra queste colline ci sono  i 30 ettari a vigneto e 5 ad oliveto di Adantiarbusti di una storia iniziata nel 1975 e che continua anche ora nel rispetto della migliore tradizione.
Facile l'abbinamento, Umbria & Sagrantino, ed infatti l'assaggio di cui si discute in queste righe è Adanti -Arquata Sagrantino di Montefalco DOCG 2005.

lunedì 14 novembre 2011

CINELLI COLOMBINI BRUNELLO DOCG 2001, UN ASSAGGIO CHE HA DETTO....

La storia di case e manieri di questa "famiglia del vino" comincia intorno al 1500 e su di li ma la storia del Brunello di Montalcino Cinelli Colombini è fortemente legato alla profonda creatività di Donatella Cinelli Colombini. Difficile scrivere di Donatella senza inciampare nella ovvietà e nel cronachismo ed allora bastino pochi riferimenti per inquadrare la straordinarietà di questa Donna del Vino : ha fondato il Movimento Turismo del Vino, ha inventato la formula "Cantine Aperte", ha scritto saggi e pubblicazioni sul vino rastrellando premi e citazioni con il suo Brunello. è Vice Presidente di Enoteca Italiana
Ho avuto in tavola Donatella Cinelli Colombini Brunello di Montalcino DOCG 2001. 

venerdì 4 novembre 2011

IL DIVERTENTE EWBC, SOAVAMENTE E LE SPARATE DEL BLOGGER

E' tutta colpa di Maria Grazia, è lei che è uscita dal letargo e, fosse solo per un paio di post, ci ha messo del suo perchè io arrivassi a quanto sto per scrivere. Anzi, visto che non detengo il raffinato gusto di Maria Grazia più che "scrivere"  meglio  "sparare". Torniamo su European Wine Bloggers Conference , il quasi convegno (in realtà pare sia stata una  mega degustazione itinerante) tenutosi in Italia recentemente.
La emmegi Melegari riapre infatti il suo blog per due foto e qualche commento su EWBC, uno dei pochi commenti in rete, l'unico scritto con un minimo di senno; la cosa accade già diversi giorni fa. 
Ci ho rimuginato su a lungo poi una scintilla.... così mi sono trovato a scrivere questo post anzi a "sparare".

sabato 29 ottobre 2011

TAURILIO DI CA' FERRI, COLLI EUGANEI DEL RUA.



A spasso per i Colli Euganei alla ricerca di nuovi testimonial della crescita del mondo vitivinicolo padovano inciampo in una produzione che esce dai canoni consueti della locale tradizione. 

Ca' Ferri è azienda che sui Colli, zona Torreglia, ha 8 ettari appena, tenuti a Merlot e Cabernet Franc. Giù in pianura, Casalserugo, altri 25 ettari con Raboso e Refosco. L'assaggio cade ovviamente sulla produzione collinare: Ca' Ferri Taurilio DOC Colli Euganei Rosso 2009

domenica 23 ottobre 2011

"ARCHE' " DI CALLEGARO FRANCESCA, MERLOT DEI COLLI EUGANEI


Sei ettari a Carbonara di Rovolon, Colli Euganei, Padova, l'Azienda Callegaro Francesca ha poco spazio per le sue viti, quindi meno vino di altre ed allora forse pensano che tanto vale farlo bene.
Carbonara di Rovolon rappresenta il lato nord-ovest dei Colli padovani, si trova sotto il Monte della Madonna, punto di riferimento tipico per i tanti villeggianti della domenica, cicloturisti di ogni stagione, si mangia anche bene li in zona. Fate un dispetto al lato sud dei colli, decisamente più frequentato, fate  più scorribande da queste parti.
Non è la prima volta che incontro le specialità di Callegaro Francesca, cliccate qui e scorrendo troverete il loro Tre Frazioni, questa volta invece ho girato intorno al loro Merlot. Va in assaggio il loro "Archè" 2008 DOC Colli Euganei.

martedì 18 ottobre 2011

EWBC : IL SILENZIO DELLA RETE CHE PARLA DELLA RETE (FORSE)

In Spagna erano 5, correva il 2008, l'anno dopo a Lisbona solo in 4, a Vienna l'anno dopo una dozzina. E' il numero dei partecipanti italiani al EWBC (European Wine Blogger Conference) delle passate tre edizioni. Quest'anno l'evento è stato italiano, si è svolto in questi giorni in terre di Franciacorta e gli italiani questa volta erano una quarantina.
Due cose saltano all'occhio a chi come me non c'è stato ma non rosica dentro perchè sa che quella cosa non se la merita è non è casa sua. Vediamole queste due cose. 




domenica 16 ottobre 2011

DALLA CANTINA DEI VIGNAIOLI MORELLINO DI SCANSANO DUE SPUNTI: UP & DOWN



Chi segue le peripezie di questo blog sa che al sottoscritto piace moltissimo andarsi a cercare cantine che sviluppano progetti ambiziosi o si costruiscono specializzazioni nell'approccio alla filiera o che almeno mettono in discussione alcuni punti nevralgici della filiera. La Cantina Cooperativa dei Vignaioli Morellino di Scansano è senz'altro una di queste e di spunti me ne ha dati almeno due. Fondata nel 1972 conta oggi più di 150 soci e "copre" circa 400 ettari,  ha una produzione vasta suddivisa in due linee quella del "Vignaiolo" e quella della "Cantina", le due linee servono a differenziare i canali di vendita.  Ho assaggiato morellino di entrambe le linee ma oggi, poi vedrete il perchè, si fa i birbanti e si scrive del Morellino DOCG 2010 Linea Cantina, più di un milione di bottiglie prodotte, canale di vendita è la GDO.

giovedì 13 ottobre 2011

PER STEFANO IL NERO QUESTO E' IL POST NUMERO 200 !!

U. Boccioni - La città che sale  (Futurismo)
Questo è il post numero duecento, ripeto 200 !! Non potevo metterci due chiacchiere qualsiasi sopra perchè , credetemi, duecento sono tanti. Non è che li ho scritti in un giorno, questo blog avrà tre anni a gennaio 2012 ma sono comunque un lavoro importante per chi, come me,  fa altro per mestiere e questo solo per passione.
Va bene mi fermo qui con le autocelebrazioni,  le lascio a gennaio ma un'altra cosa voglio lasciarla in calce sul mio blog. 
Poche settimane fa in questo post ho raccontato che questo blog dovrà fare un salto in avanti, ho raccontato della spinta e della determinazione di dargli un volto ed una nuova veste. E' una cosa difficile quella che ho deciso di  provare a realizzare perchè l'ambiente in cui si muove un wine-blogger è poco motivante ed ogni giorno che passa sempre meno ricco di soddisfazioni.
Si sono prodotti nel mondo del vino on-line delle dinamiche incredibili che hanno quasi eliminato il blogging e lasciato spazio ad altro:  parlavo tempo fa con un vip del wine-blogging e questi mi diceva "è un ambiente sempre più ipocrita!". Stefano Il Nero non ha questo difetto.
Sono 200 post in punta di fioretto, 200 post alla faccia dei perbenisti e buonisti a tutti i costi (spesso i costi degli altri),  200 post vissuti come deve fare un semplice blogger, come un diario di crescita e studio personale, 200 occasioni per dire chi sono io e non altri, 200 post attaccati al mio pensiero, magari sbagliato ma mio. Sono 200 volte che ho detto quello che pensavo, fossero state anche 200 stupidate, alcune rilette più tardi anche io le ho trovate tali, ma  sono tutte mie. Di questo sono orgoglioso 200 volte.

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martedì 11 ottobre 2011

GEWURZ !! SUL LAGO DI CALDARO QUELLO DI KETTMEIR




Ma chi è quello che detiene la mania dei compleanni a Villanova di Fossalta? Che sia l'Alberto? No dai questa è roba da marketing. Comunque, marketing o altro, questi qui hanno festeggiato i novant'anni nel 2009 e ce li hanno, mica scherzi, quando sono nati, nel 1919, il fondatore si chiamava Giuseppe, il tenutario attuale invece oggi è Santa Margherita.
Sto parlando di altra cantina sul Lago di Caldaro, la prima è stato recensita qui. In questo bell'angolo dell'Alto Adige c'è la Cantina Kettmeir.
Produzione vasta quella di Kettmeir, rinomata quella di Spumanti, premiata con bicchieri e stelline varie quella di pinot bianco (assaggiato! sehr gut!) io, solito piantagrane, sono andato invece a beccarmi il loro Gewürztraminer 2010 Alto Adige D.O.C. .

giovedì 6 ottobre 2011

"...IL NERO" RETRIVO E LE ETICHETTE DEL VINO: NUOCE GRAVEMENTE....

"Nuoce gravemente alla salute". Una cosa del genere su una bottiglia di vino? Un paio di rilanci sui blog, come si faceva ai vecchi tempi, ed il dibattito può essere riaperto. Ogni buon dibattito ha il suo sondaggio che si rispetti quello di vinonews dice che il 66% dei wine lovers sono contrari a mettere sulle etichette dei vini i "rischi" per la salute del consumatore, poi ci sono quelli che non si sono fatti una idea (ma allora perchè hanno partecipato al sondaggio?) ed i favorevoli (25%). 
L'Italia è un paese meraviglioso perchè vede sempre più avanti ed anche nel mondo del vino non ci sottraiamo a questa regola stupenda che fa di noi molto di pìù di un paese di navigatori bensì un paese di navigati.
Nota la citazione del Gervaso: "l'italiano non si organizza, s'arrangia".

domenica 25 settembre 2011

LE VOLTE , IGT TENUTA ORNELLAIA, DA BOLGHERI

Ci fai la corte ogni volta che vai giù a trovare le tue bottiglie, ce ne sono un tot di queste che ci metti la mano sopra ogni volta e poi pensi "no questa volta no..la prossima volta la apro ...si ... la prossima..." . Ci giri intorno fino alla sera che decidi di "portarla su" oppure ti sbagli e la porti su al posto di un'altra, stramaledici di aver dimenticato gli occhiali, poi dai la colpa al fato "cinico e baro" e la apri.
E' questo il miglior sistema di invecchiamento del vino: la titubanza e l'affetto possessivo del wine lover.
Io ero molto affezionato a questo 2007 dell'Ornellaia, questo blend, a me già ben noto nella versione 2008, denominato Le Volte. Poi ho dimenticato gli occhiali e.......

mercoledì 21 settembre 2011

PODERE 414: IL MORELLINO DEL RUGBISTA

"...è stato il piu' grande bagno di sensazioni positive che abbia mai avuto: un mix di agonismo, adrenalina, passione e chi più ne ha più ne metta... non ho più trovato uno sport anche lontanamente simile o paragonabile"...questa frase è di Simone Castelli che parla del suo sport, perchè Simone Castelli è un rugbista, ha giocato nel Rugby Grosseto, ha calcato le scene della mitica, indomabile , durissima Serie C; ha dentro se la passione di un rugbista.
Simone con quella passione ci fa anche il vino, il suo morellino.
In questa stagione di RWC2011 è' passato da queste parti all'assaggio il 2008 Morellino di Scansano DOCG della cantina di Simone : Podere 414
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giovedì 15 settembre 2011

PINOT GRIGI DI SANTA MARGHERITA : AVERNE 50 E NON SENTIRLI


Santa Margherita ha dedicato tutto questo 2011 a festeggiare i 50 anni del pinot grigio, non vado matto per i compleanni e tanto meno per il mio ma così è tutta un'altra storia. Cito testuale: "Nel 1960 gli enologi di Santa Margherita ebbero la felice intuizione di vinificare in bianco le uve ramate del Pinot Grigio. Nacque così nel 1961 un vino innovativo che, con le sue caratteristiche di fresca fragranza dei profumi e versatilità del gusto, rappresentò una vera rivoluzione per l'enologia italiana."
Le celebrazioni di Santa Margherita durano dal grande evento d'aprile del vino, Stefano Il Nero festeggia con un paso doble, doppio assaggio perfettamente sincronizzato. In tavola Pinot Grigio Impronta del Fondatore Alto Adige DOC 2010 e Pinot Grigio Valdadige DOC entrambi da Santa Margherita.


domenica 11 settembre 2011

SERPRINO DOC DI COLLE MATTARA, LA STRADA E' BUONA

Ogni estate ci casco con l'assaggio di un serprino, anche questa, a dimostrazione che spesso tutto cambia anche se nulla cambia, mi ficco nella consuetudine ma questa volta mi "appoggio" appena sotto il Monte della Madonna: Azienda Vitivinicola Colle Mattara.
Una battuta prima però: il perchè tutti chiamano prosecco anche il serprino che spesso si trova sulle tavole, anche padovane, è una quisquilia che costa alla economia dei Colli Euganei qualche soldino e moltissimo prestigio. Inutile avere delle DOC se poi il  territorio ha come strategia l'appoggiarsi ad altra denominazione perchè questo banalmente significa non avere un marketing di territorio (quindi non avere territorio). Con questo piglio inizio, in punta di piedi, a parlar di Colli Euganei e mi fermo qui, ci ritorneremo su questa cosa.
L'assaggio è, appunto, una delle diecimila bottiglie di Colli Euganei Serprino DOC di Colle Mattara
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Ripeto quanto ho già scritto qui citando il disciplinare del serprino : "Il vino «Colli Euganei» con la menzione tradizionale «Serprino» deve essere ottenuto dalle uve della varietà Prosecco; possono concorrere le uve di altri vitigni a frutto di colore analogo non aromatici, purché raccomandati o autorizzati nella provincia di Padova, presenti nei vigneti, in ambito aziendale, in misura non superiore al 10% del totale delle viti..."
C'è di che andarne orgogliosi.
Quello di Colle Mattara è un serprino pieno, per nulla sfuggente, presente al naso al palato con uguale intensità, equilibrato? Meglio dire, coerentemente aggressivo.
Giallo scarico il colore tende al bianco, un naso pieno di frutta (mela) molto acerba ed uno spunto leggermente difettoso sul finale.
Un palato di buona persistenza con piacevole lunghezza della beva e lunga percezione del tocco amarognolo finale, tondone ma non grossolano con aroma persistente ma non invadente. Non elegante, gradevole. Una storia a metà.
Si può dare di più? Bhe forse si anche perchè questo serprino è sulla buona strada, bisogna crederci.
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mercoledì 7 settembre 2011

LA SOLITUDINE DEL WINE BLOGGER: CRISI, PAUSE E RIFLESSIONI OFF LINE

Struggente ma simpatico, amorevole ma consueto. Tutto bello per carità ma forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda in più, lo dico a Franco Ziliani perchè lo spunto per questo post arriva da lui.
Partiamo dall'inizio. Angelo Peretti, guru di Internetgourmet, uno dei miei  blog assolutamente preferiti, ha dato forfait ...per adesso. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Maria Grazia Melegari di Soavemente, le loro dichiarazione di stop qui e qui.
Franco Ziliani in un suo recente post si cimenta allora nel classico della rete degli ultimi tempi, un "...nun me lassà" invocato così con tre "vi capisco" ed un appello. I tre vi capisco girano intorno a, sintetizzo senza pretese di gran prosa, "capisco la nausea da wine blog e la voglia di riflessione", "capisco il blogging possa stritolare l'autore", "capisco però anche che la scrittura è una amica fedele", la conclusione è "tornate alla scrittura pubblica".
Nel suo post di annuncio della pausa di riflessione Angelo Peretti scrive però, peraltro ripreso anche dall'autorevole Ziliani, "....una pausa di riflessione. Per pensare, per rivedere il mio rapporto con il vino e con il suo mondo e con il mio ruolo nel mondo".
Peretti ha sicuramente i suoi motivi per scrivere così, io non ho abbastanza dimestichezza con il maestro del vinino per leggergli nel cuore, ma una cosa mi ha colpito del suo scritto, una cosa che, forse per effetto di un suo maggior coinvolgimento emotivo, pare sia sfuggita a Ziliani. Mi riferisco alle parole "rapporto" e "ruolo"
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Le cose nel mondo del wine blog sono in breve tempo cambiate radicalmente, talmente tanto che è praticamente impossibile elencare il tutto in un solo post. Dirò due cose che ritengo siano più lampanti: la solitudine del blogger e la solitudine della Opinione, quella con la maiuscola, per intenderci.
La professionalizzazione dei blogger del vino, di cui ho parlato molte volte, ha riversato sul "mercato" del vino molte nuove figure, spesso discutibili. La cosa ha generato la progressiva scomparsa del dialogo sui blog, laddove si contemplavano 50/60 commenti per ogni post, spesso blogger che si parlavano fra di loro, oggi bisogna togliere gli zeri. La gente legge sicuramente di più ma i blogger non si parlano più autenticamente, spesso non si parlano per niente: ecco la solitudine del wine blogger.
La moltiplicazione dei messaggi professionali sulla rete, sui blog ma anche sui social network, twitter è inguardabile sommerso da centinaia di messaggini promozionali, ha abbassato i livelli qualitativi degli interventi, le discussioni sono scomparse perchè non si discute per non rovinare l'orticello altrui sperando poi facciano lo stesso con te. Molti "blogger" sono in rete per contare i click sul proprio blog o su quello della cantina per la quale lavorano, i contenuti sono scaduti in maniera pesante, le vere opinioni sono rare: la solitudine delle Opinioni.
Moltissimi blog autorevoli, sicuramente i migliori qualitativamente, sono andati progressivamente in crisi: c'è chi scrive con il contagocce, chi scrive in inglese, chi declama sfoghi, chi ha aggiunto al vino dell'altro su cui scrivere, chi ha accettato la sfida ed ha raddoppiato, chi ha chiuso.
Forse è il caso di chiedersi perchè tutte queste "crisi", perchè anche oggi un altro blogger, anche lui ha già avuto la sua crisi, sta li a chiedersi come mai non si riesce ad intercettare i "messaggi dal basso".
Le due righe di Peretti nascondono una riflessione profonda ed interessante, "rapporto" e "ruolo" sono le due parole che usa. Analizzare questo passaggio, questa nuovo rapporto con il vino e ruolo nel mondo del vino e trovarvi un posizionamento diverso rispetto al presente significa fare il passo avanti che manca alla maturazione del wine blogging. Anche questo modestissimo blog ha deciso di rilanciare, perchè anche qui c'è consapevolezza che bisogna fare un passo avanti; il rapporto.... il ruolo..... qui io ho scelto di rilanciare ma non vuol dire che io abbia visto luce, io ho dovuto accendere la torcia.
Non mi associo quindi al "non me lassà", dico solo che, se avanza un giorno da passare sul Lago di Garda e, con una bottiglia di Bardolino, un calice di Franciacorta ed un goccio di Recioto, questi blogger si vogliono trovare a parlare di questo passo avanti, lasciando da parte antipatie e rivalità, si vogliono trovare anche solo per crescere personalmente o per il gusto bloggeriano di condividere davvero, se si trovano per parlare di questo nuovo "rapporto" e nuovo "ruolo", se questi blogger sono capaci di uccidere la solitudine del blogger e trovarsi per ragionare, per favore fatemi sapere. Grazie


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giovedì 1 settembre 2011

"STEFANO IL NERO" CAMBIA: ECCO COME QUANDO E PERCHE'

Eccoci ancora qui ma questa volta non è come le altre, questa volta questo blog parla di questo blog.
Il percorso fatto fino ad oggi attraverso le migliaia di righe di "Stefano Il Nero" è stato, per chi scrive, molto positivo, bello ed avvincente mi auguro lo sia stato anche per voi che pazientemente avete seguito le mie eno-peripezie in punta di mouse. Ora però è tempo di dare una scossa alla impostazione di questo blog, dargli qualche formula nuova, insomma dimostrare che il tempo non è passato per nulla e qualcosa, da queste parti, si è pure imparato.
Una cosa voglio sottolineare di questo blog: Stefano Il Nero non è un professionista del vino e questo è uno dei pochi blog rimasti in giro scritto da un wine lover indipendente, Stefano Il Nero è un tizio indisponente che nella vita si occupa d'altro e scrive di vino per pura passione. Tenetene sempre conto.
Comincia quindi con oggi una non breve opera di restyling del blog "Stefano Il Nero" che produrrà i suoi frutti definitivi a Gennaio 2012 con il terzo compleanno di questo blog.
Vediamo allora come quando e perchè.

giovedì 11 agosto 2011





Quest'anno il blog va anche lui in vacanza ed anche lui, come me, si concede un paio di settimane di riposo . Non so dove vada lui, se si butta in qualche coda chilometrica verso la spiaggia o si infili in qualche pertugio di roccia, speriamo mi mandi una cartolina. Un saluto estivo a tutti voi, a presto. Ciao.

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domenica 7 agosto 2011

BENTORNATO CHIARETTO! DA CORTE GARDONI L'AMICO DI UNA ESTATE

Non ci vado in vacanza senza scrivere di chiaretto, il bardolino in rosa è da sempre una passioncina del sottoscritto ed è uno dei colpevoli della mia infatuazione per il "vinino".
Mi tratto bene ed apro il Bardolino Chiaretto DOC 2010 di Corte Gardoni....va bene
Sono 25 gli ettari vitati di questa cantina di Valeggio sul Mincio, cantina si ma non solo perchè la prima dedizione di questi noti viticoltori è stata la frutta, sono infatti 20 gli ettari a frutteto. Agricoltura pura.
Il Corte Gardoni più noto è il trebicchierato "bianco di custoza", noi c'abbiamo il loro Chiaretto e va benissimo così.
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Corte Gardoni produce circa 200.000 bottiglie all'anno, non un cantinino ma considerando il panorama generale di zona la cosa può quasi dirsi "familiare".
La composizione uvaggio del nostro chiaretto in assaggio è di corvina 50%, rondinella 30%, varie 20%; questo chairetto, come d'uso, non è un tipo che si spacca la vita al chiuso, qualche mese in acciaio ed è pronto per fare la sua figura di "vinino doc" (ops questa è classificabile come "scivolata").
Bello il suo colore rosa lampeggiante, al naso profumi netti di lampone con un tocco leggermente vinoso sul finale. Bevuta come si conviene veloce, rapida e subito pungente. Elegantino nell'insieme riempie bene il palato poi si adagia nel finale con ampia freschezza e ritorno del suo frutto che regala compostezza. Il grado, sono dodici, non si fa sentire, la sua piacevolezza è nell'essere molto composto senza tradire il gusto ampio.
Vi risparmio la solita passeggiata retorica fra i meandri triti e ritriti dei "vini per l'estate" ma vi segnalo  che bere rosa non è così facile, o almeno bere bene in rosa.
Il problema del rosa è quello di venire percepito come tipologia di vino "degradata", sia per tipologia di consumatore, che sarebbe quello che con il rosso proprio non ce la fa, sia per risultato di vinificazione. Questo non è vero ed esiste una vera e propria gerarchia del bere in rosa.
Il chiaretto riesce a posizionarsi sufficientemente in alto in questa gerarchia, a  darsi una sua dimensione molto alta rispetto alla  "ricetta" fuorviante ma comune sul rosa.  Il chiaretto ha saputo tirarsi fuori, onore al merito al lavoro delle cantine dei dintorni del Garda.
Adesso posso andare in vacanza, con il mio chiaretto ed il cruccio su quel discorso del vinino che....vabbhè buone vacanze
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lunedì 1 agosto 2011

TERMENO, TRAMIN SCHIAVA DOC 2010. ROSSO PER L'ESTATE.

Ogni tanto  giro il bicchiere verso l'Alto Adige e, dispettoso come pochi, rimango in area tradizionale. Intendo dire che non gli do la soddisfazione, all'altoatesino, di mettere in bacheca uno dei nuovi vinetti/oni da aperitivone/ino che si è messo a fare nell'ultimo decennio, peraltro con meritato successo, e rimango in zona schiava...intendendo per schiava : vernatsch.
L'assaggio dedicato al mondo del Tirolo italiano è Tramin Schiava-Vernatsch DOC 2010, vino rosso estivo a dispetto delle convenzioni.
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Tramin è un noto brand da un milione e mezzo di bottiglie in zona Termeno, sul suo territorio e su quello di Ora, Egna e Montagna coltivano le loro vigne i 270 conferitori e proprietari della cantina.
Tramin è una realtà solida con una collezione vitivinicola completa derivata da 230 ettari di vigne, una cosa grossa rispetto alla media della provincia bolzanina e per questo merita una visitatina la sua schiava: chi mantiene bene la sua storia fa del bene a se.
Le uve di questa schiava provengono dalla “collina delle streghe” (“Hexenbichler”).
Colore rosso chiaro anche se solo leggermente torbidino  (era bello a vedersi se non si andava ad approfondire). Profumazione tipica di frutti delicata e leggera, decisamente elegantino al naso.
Bevuta leggera, piacevole ritorno del fruttato , dopo un primo ingresso si apre molto bene rivelando il bassissimo tannino , che c'è anche se poco poco ed è un piccolo pregio, con un finale minerale ed un tocco di acidità un po' scomposto. Forse un basso il contenuto di Lagrein regala a questa schiava il suo titolo più caratteristico e questo non è per niente male.
Questo è un vino, senza dubbio, se ne percepiscono le sue tipiche caratteristiche organolettiche e, nonostante un eccesso di eleganza che non fa per niente male ma non fa proprio "schiava", la cosa che piace di più e la leggera, gradevole persistenza diffusa ma non lunga che lascia dietro a se.
Un vino rosso consigliato a temperatura di 14-16° dal produttore ma che potete cominciare a bere anche 
 con un grado in meno e va davvero bene.
Una cosa buona, senza eccesso di pretese ma che vale la pena di seguire un po' di più. Bravi Tramin
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martedì 26 luglio 2011

LUGANA OTTELLA DOC 2010. SINCERITA' E POTENZA.

Lugana: capiamoci sul nome, il decreto del 1967 e le successive modifiche sostanziali del 1998, che istituivano e modificavano questa doc posta a cavallo tra la bresciana del Garda (Desenzano, Lonato, Pozzolengo, Sirmione) e quella veronese (Peschiera del Garda) parla di Trebbiano di Soave come vitigno ed aggiungeva "localmente denominato Trebbiano di Lugana". Però questa confusione di nomi non piaceva ai consorziati del Lugana i quali si sono battezzati recentemente il loro vitigno con altro: Turbiana. 
Sarò il solito malizioso ma credo che fosse quel termine "Soave", che ricorda concorrenza di pochi chilometri più in la, ad esortare questa aggiunta e, del resto, per dar credito al nuovo nome "turbiana" qualcuno avrà già trovato carte segrete che ne certificano l'uso fin dai tempi di Federico Barbarossa o chissà chi altro.
Il lugana che si è prestato all'assaggio oggi e che si becca cotanto sermone prima si possa parlare di lui è produzione veronese, Ottella Lugana DOC 2010.
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La turbiana eh? Identificato il vitigno diciamo che questo concorre per non meno del 90% a far scrivere "lugana" sulla bottiglia lasciando il restante 10% ad "uve provenienti da altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, raccomandati e/o autorizzati rispettivamente per le province di Brescia e di Verona presenti, nell'ambito aziendale". A voi il giudizio.
Anche di questo vino le bottiglie prodotte vanno a milioni (ultimo dato dice più di 7) ma soprattutto recentemente anche il Lugana ha avuto la sua rivisitazione di disciplinare che ha introdotto le due nuove qualità del Lugana Riserva e Lugana Vendemmia Tardiva.
Ottella rappresenta la tradizione in sponda veronese della Lugana ed è una azienda mediamente concentrata, oltre al Turbiana, che rappresenta oltre il 50% della produzione , su vitigni come Cabernet Sauvignon e Merlot ed altre specialità "rosse" del veronese.
Il suo Lugana Doc, di gradi alcolici 12, 5, è di un bel colore giallo paglierino con riflessi portanti verso l'oro, brillante e pulito. Naso profondo e stretto nei profumi agrumati, non eccessivo.
L'assaggio è subito pungente e molto minerale. Ingresso con buona apertura, gradevole, corposetto e pieno. Buona persistenza ed acidità finale importante. Lugana un po' troppo potente, (prepotente) gradevole si ma non elegante.
Il Lugana è un altro bianco "pesante" frutto della autorevole e soprattutto sincera produzione bianchista italiana; è un altro vino dove il terroir conta, eccome se conta, fatelo valere.
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mercoledì 20 luglio 2011

LA PODERINA DI SAIAGRICOLA: UN ROSSO DI MONTALCINO ...ASSICURATO !


Se vi dico SAI che vi viene in mente ? Non è abbastanza. Perchè io vi aggiungo "agricola" ed allora la musica cambia. Diventa Saiagricola e loro dicono di se ": Saiagricola è l'impresa di investimento in agricoltura del Gruppo Fondiaria SAI. La definizione appena data è senz'altro corretta, ma non rende sufficiente merito al lavoro di tutte le risorse umane che hanno contribuito a far crescere questa realtà fino a farla diventare ciò che essa è adesso...".    Olio, prodotti tipici della campagna e, soprattutto, vino, questo esce dalle quattro tenute Saiagricola. Oggi qui ne passa una delle quattro ma soprattutto passa un suo rosso importante: La Poderina Rosso di Montalcino DOC 2008
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La Poderina si trova a Castelnuovo dell'Abate, zona Montalcino, quindi zona di ampio dibattito (e scandali vinosi) di cui fin troppo si è parlato sulla stampa ma, ahime per il celebre marchio vitivinicolo, non è colpa della stampa, bensì.
L'ultima polemica riguardava proprio la variazione del disciplinare del Rosso di Montalcino che "qualcuno" voleva far passare dal 100% vitigno sangiovese al 85% minimo sangiovese ed il 15% altri rossi di Toscana. La cosa ha alimentato per mesi le polemiche montalciniane nel mondo, come se la denominazione "Brunello" ne avesse bisogno dopo gli scandali degli anni trascorsi, per poi concludersi in un nulla di fatto. Quando i bambini fanno oooohhhh.
La Poderina di questo non ha certo colpa ma su questo blog è d'uso passar da un assaggio per mestar chiacchiere, del resto di fronte ad un buon bicchiere.... .
Il vigneto della Poderina occupa 24 dei quasi 50 ettari di proprietà, alla cantina in questione piace esaltare il mantenimento di rese basse in campagna come esempio di cura e selezione e la "innovazione al servizio della tradizione": una mia amica direbbe "sta a vedere che il capo-cantina c'ha l'i-pad!!!"
L'assaggio della Poderina è volutamente caduto sul suo Rosso DOC che ha esibito subito un colore violaceo bello brillante, un naso un po' pesante, profondo il tipico fiore e qualche giro di lampone maturo, legnosità in fondo al naso.
Un assaggio pieno, allappante e di media consistenza. Decisamente persistente con tannino carico e determinato, bello il ritorno finale del fiore. Il solito rosso toscano che non fa sconti e non lascia dubbi. Meno muscoli del solito ma pur sempre struttura in evidenza.
Qualcuno a questo punto direbbe che manca di fantasia, io aggiungo che però c'è molta concretezza.
Un vino così non sfugge al suo compito, piaccia o no il compito affidatogli. Una assicurazione!  Ho fatto la battuta.







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mercoledì 13 luglio 2011

CONTI DI BUSCARETO: LE MARCHE DA GRANDI

Sergio è innamorato del suo lavoro, è innamorato delle colline che gli danno il suo vino, lo si capisce da come alza il bicchiere poi lo china, lo guarda compiaciuto e sorridendo chiede "allora?"; oppure lo si capisce da come alza il braccio e lo muove da parte a parte per indicarti la tenuta sotto di se, quel pezzettino dei settantacinque ettari dei Conti di Buscareto.
Sergio Francesconi è l'anima di quella cantina, poi alla fine mi dicono che è anche il capo delle vendite, ne ha duecentomila di bottiglie da portar a casa altrui, vabbhe ci sta, sorride troppo bene per essere l'enologo.
L'idea iniziale, quando Conti di Buscareto ha deciso di diventare grande, ed era solo il 2004, era concentrata sul Morro d'Alba, un vitigno marchigiano coltivato su soli 150 ettari del quale si parla poco ma che basterebbe da solo, con la sua lacrima, a "far grande" chiunque;  la consapevolezza che la gamma doveva essere totale ha fatto entrare nei piani anche il verdicchio. Cantina moderna ma equilibrata verso la qualità non verso la super produzione, qui si fa tutto ma affascina lo storage climatizzato, migliaia e migliaia di bottiglie a temperatura controllata: ottimo
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Sei tenute da Cartoceto a Morro, da Camerata ad Arcevia passando per Monte San Vito, la cantina è a Ostra. Sono le Marche del vino, i dettagli si sprecherebbero, la storia, dal XII secolo da oggi, è lunga ma quel che conta per queste denominazioni è il futuro. Troppo consumo interno per varietà che meritano altri respiri, nuovi orizzonti, ma ci vuole testa alta e coesione fra produttori, male italico.
"Basta chiacchiere, assaggiamo due cose insieme", l'accento marchigiano svolazza, cominciano le due ore più belle passate nelle Marche, parte l'assaggio dei "Conti di Buscareto".
ROSE' BRUT - Il via lo da questa lacrima nera 100% vinificata in bianco e spumantizzata con metodo charmat. Color rosa antico (elegante); ampio al naso di rosa (il fiore). Al palato un po' più scarico, vino strutturatone non sempre equilibrato, spalla acida persistente, ben gradevole il finale leggermente vinoso.
BIANCO BRUT - Ho promesso a Sergio che ne parliamo ancora di questi nomi semplici e composti, sicuramente fanno bene al cuore, speriamo che rendano bene l'idea anche al consumatore. Questo 100% verdicchio di 12 gradi alcolici passati in charmat ha un colore bianco e riflessi verde mela acerba. Un po' basso al naso si apre in bocca velocissimo, scende subito la sua sapidità lasciando la chiusura amara dietro di se. Non ampio, un po' involuto però bella questa bevuta secca e decisa.
VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC 2010 - Ecco il pezzo di storia, l'autoctono marchigiano. Il Soverchia, l'enologo, ha stabilito per lui dopo che l’uva viene raccolta manualmente, selezionata “sul ceppo”, riposta in casse “a basso strato”, subito portata in cantina per subire una pressatura soffice a grappolo intero, altri 5 mesi di acciaio e 2 di affinamento in bottiglia. Colore verde chiaro, bello, inusuale. Fiori bianchi al naso, eleganti, strutturati con il finale di mela, un naso composto e di ampia gradevolezza. Equilibrato poi con l'assaggio subito sapido, strutturato nei suoi 13 gradi alcolici ed un finale amarognolo ma raffinato. Un bianco vero, bello, sincero. Ottima scoperta dal Conte di Buscareto.
AMMAZZACONTE - Anche lui 100% verdicchio ma la sua strada è complicata. un 10% si fa sei mesi di fusto di rovere il resto è in acciaio, l'inox totale fa 15 mesi ed alla fine la bottiglia affina altri 5 mesi della sua esistenza. Il suo colore è giallo paglierino con riflessi tenui verdi. Naso floreale con passaggi delicati di vaniglia e più scomposti di crosta di pane. Pungente al naso , lo si ritrova così anche al palato, corposo nella sua sapidità. Finale amarognolo tipico e buona acidità. Un vino difficile, un po' duro, forse fuori dal contesto tipico del verdicchio ma forse proprio per questo bello da assaggiare, curioso. Da provare.
LACRIMA DI MORRO D'ALBA 2009 DOC - Questa denominazione deve essere composta all'85% minimo dal vitigno lacrima con l’aggiunta di Montepulciano e/o Verdicchio nella misura del 15%. Il Conte di Buscareto è 100% lacrima, in purezza: il culmine della tipicità marchigiana. Dopo la manolattica 8 mesi in piccoli tini di rovere e poi altri 3 in bottiglia. Colore viola e rubino, subito sfuggente. Profumazione ampia, corposa, complessa, frutti di bosco e pepe. Tanto pepe garbato in evidenza. Al palato mantiene mora e mirtillo e spezie, si apre con corpo rotondo ma non eccessivamente pesante, un vino caldo, morbidone e persistente con tocco appena dolce vanigliato sul finale. Bello, tanto bello. Il top qui dal Conte.

ROSSO PICENO DOC 2009 - 70% montepulciano e 30% di sangiovese per questo rosso doc. Colore rosso, naso bello di ciliegia matura e prevalente di belle spezie. Assaggio più semplicione, un po' troppo tanninico, media struttura, gradevole ma senza strafare. Un po' inespressivo.


Continuo con la evoluzione della giornata ? Bhe.... allora.... le tagliatelle fatte in casa con ragù a base di fegatini e .............. .
Arrivederci Conti di Buscareto.

Sergio Francesconi

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martedì 5 luglio 2011

E' OTTIMO IL VERDICCHIO DOC CLASSICO SUPERIORE DI ANDREA FELICI !!

Continua la caccia al verdicchio, sto girando nelle Marche a caccia di questo vitigno che così bene interpreta, pur strutturato e “denso” quale spesso si ritrova, la armonia della estate.
Oramai ne ho fatto una buona esperienza ed ho scoperto, cosa da prima elementare ma io fin qui sono arrivato, che mettere al fresco un verdicchio non è cosa semplice. E’ un bianco si ma ha una sua temperatura di assaggio non prescindibile, 12 gradi secondo me, pena farne scomparire caratteristiche e sontuosità varie che altrimenti questo vitigno ti sa dare: forse per questo nelle Marche parlano di verdicchio come vino bianco con le caratteristiche del rosso. E' stato un successo l'assaggio di Cantina Andrea Felici ed il suo Verdicchio Castelli di Jesi DOC 2008 Classico Superiore.

lunedì 27 giugno 2011

SARTARELLI ED IL VERDICCHIO DOC 2009. CLASSICO.

Non è facile entrare in una enoteca del nord italia di medie dimensioni e trovarci ben tre brand di verdicchio uno in fila all'altro. Il verdicchio non ha "un nome", è un vino talmente tanto friendly là dove lo fanno da averlo reso poco "speciale" fuori dai suoi confini tipici. Ho chiesto bianco , ho chiesto verdicchio, l'enotecaio ha guardato le tre scelte che aveva sotto il naso e mi ha dato Sartarelli, chissà che calcoli si è fatto per scegliermi la bottiglia ma va bene così.
E' grazie a questo elaborato e tortuoso percorso di ricerca che oggi mi trovo a parlarvi di Sartarelli Classico Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC 2009.
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Il verdicchio ha una storia curiosa, forse sarebbe meglio parlare di ipotesi di storia, rimane curioso il fatto che così si parli di questa specialità marchigiana. In più testi infatti è citata la analogia riscontrata su questo vitigno con il Trebbiano di Soave. La cosa ha fatto supporre a molti che il verdicchio non sia altro che una importazione di vitigno realizzata da popolazioni sopraggiunte nelle Marche dal Veneto nel quattrocento a seguito di una tremenda epidemia.
Sartarelli invece è azienda nata negli anni settanta, si trova a Poggio San Marcello, copre sessanta ettari di cui una parte ad oliveti, così come si fa nella bella terra delle Marche.
Ho messo sotto il naso il loro 100% Verdicchio prima di tutto per smentire coloro per i quali l'estate chiamerebbe solo bianchi senza spessore e un po' malaticci di grado alcolico e poi per cominciare a dare il giusto spazio a questo territorio così bello e un po' dimenticato sul piano della critica vitivinicola.
Bello il colore di questo verdicchio, giallo cupo con riflessi smaccatamente verdini, un vino che ti guarda con una intensità inusuale. Grado alcolico a livello "13", al naso però niente di lui, solo pesca in solenne evidenza e fiori bianchi in genere con un finale leggermente affumicato.
All'assaggio è pieno e di buon corpo, ampia sapidità e ritorno floreale; prima di lasciarsi ad una chiusura non veloce e asciutta questo verdicchio mette in evidenza un passaggio pesantino di amarognolo, un po' sgraziato in questa fase, chiude bene però. Piacevole.
Mi ci devo impicciare di più con le Marche


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venerdì 24 giugno 2011

MONICA PISCIELLA DI WINEUP SULLA TRASPARENZA E SULL'APPELLO DI FILIPPO RONCO

La questione "Filippo Ronco e la trasparenza in rete" ha avuto strascichi anche polemici non tanto sulla riflessione generale ma sul fatto specifico per cui è nata : #barbera2. Stefano Il Nero non di questo si è occupato ne si occupa.
Monica Pisciella di Wineup ha però realizzato sotto il mio post originario un lungo commento relativo allo specifico fatto di #barbera2.  Per la sua lunghezza e per  la vastità dei contenuti espressi da Monica mi pare opportuno, in via straordinaria,  riportare integralmente a mo' di post questo commento lasciando a voi, se vorrete, le osservazioni.  Un salutone  -  Stefano Il Nero -

Ciao Stefano,
Sono Monica Pisciella, in rete più conosciuta come Wineup, vivo a Torino e sono un consulente di marketing e comunicazione.  Insieme a Gianluca Morino, produttore di barbera proprietario di Cascina Garitina, oltre che sponsor ed ideatore di #barbera2, (e ad altri) sono anche una di quelli su cui è appena stata tirata una spolverata di .....addosso nel post di Filippo Ronco che tu citi in questo post.
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Sono stata anch'io una blogger del vino. Dico sono stata, nonostante il mio blog Wineup  sia tuttora attivo, poiché causa impegni di lavoro riesco a seguirlo sempre meno e sicuramente non come vorrei. Ricordo molto bene però quale fosse l'etica del blogger a cui mi sono sempre ispirata e di cui peraltro ho anche scritto molto tempo fa in questo articolo dove ben più di un anno fa mettevo in luce, con le parole di Robert Parker jr, la necessità che il blogger fosse uno scrittore coscienzioso, che facesse ricerca e testimoniasse la propria opinione solo dopo essersi adeguatamente informato. “Le persone” , disse Robert Parker jr, “vogliono commenti personali, ma anche equità, equilibrio ed informazioni accurate”.
La stessa etica che mi accompagna peraltro in ogni cosa che faccio
Non nascondo quindi un certo stupore nel notare che chi oggi si pone nel ruolo di moderatore (peraltro non presente a #barbera2) e porta in piazza tutto questo fango non abbia prima interpellato tutti i diretti interessati al fine di verificare se fossero d'accordo a parlarne pubblicamente, e che prima di scrivere non abbia proceduto ad ascoltare senza pregiudizio entrambe le campane, e non solo quella amica, prima di procedere ad un processo sommario.
È un po' triste vedere che quando si cerca di fare qualcosa di diverso, ma soprattutto di dare vero potere alle persone che non fanno parte del solito giro dei wine bloggers, succede tutto questo putiferio. È un fatto che da tempo si parla in rete di degustazioni dal basso, ma forse mai nessuno si è chiesto chi vi prenda parte. Se da un lato, infatti, è necessario che ci sia una componente di “esperti” in grado di valorizzare le caratteristiche dei principali vitigni, dall'altro mi chiedo come sia possibile che ci siano sempre E SOLO le stesse persone, oppure nuovi adepti ma sempre amici degli amici.
Questo sistema a mio parere non è sano, né per il mondo dei blogger né per il mondo del vino, poiché dà origine a gruppi chiusi che si sentono depositari delle regole e della verità e ad un mondo del vino in balia del giudizio e delle simpatie personali di poche persone.
E questo è anche il nodo della questione #barbera2 a mio parere.
Al di là delle opinioni personali, è un fatto che il risultato professionale di #barbera2 è stato indubbio, inattaccabile, e sotto gli occhi di tutti. Come ogni volta che qualche cosa turba un equilibrio preesistente ed è inattaccabile dal punto di vista professionale, anche questa volta naturalmente si è passati al subdolo attacco personale. Devo dire che a mio parere, con il tempo, questo di solito si ritorce contro chi lo fa, anche perché a volte è fin troppo facile osservare che proprio chi accusa con le parole, nei fatti si rende egli stesso per primo colpevole di ciò di cui accusa gli altri.
Nessuno di voi si è chiesto finora come mai queste accuse a #barbera2 vengano proprio da chi ha organizzato #barbera1?
Il tempo dirà chi spettegola, chi scredita, chi fa avvertimenti più o meno espliciti; dirò di più, a mio parere il tempo dirà anche chi usa lo strumento del blog in modo corretto e chi in modo strumentale a ripicche e vendette personali, chi usa Twitter come strumento di comunicazione e chi come mezzo per isolare o coinvolgere le persone in finti rapporti, che a ben guardarli altro non sono a volte se non piccoli e anche abbastanza puerili giochi di potere.
Ho trovato un punto particolarmente interessante nel tuo post, quello in cui parli dei ruoli.
A mio parere l'appassionato ed il professionista hanno ruoli ben diversi e separati. Sicuramente renderebbe tutto più semplice se ci fosse trasparenza e coerenza prima di tutto tra ciò che uno è ciò che uno vorrebbe essere
. Nella vita credo sia necessario e fondamentale scegliere chi e cosa si vuole essere e poi però mettersi davvero a lavorare e a fare per diventarlo.
Con questo non dico affatto che un appassionato non possa un giorno trasformarsi in un professionista, poiché è esattamente il percorso che ho fatto anch'io, dopo la laurea in economia con una tesi in marketing del vino. Perché questo mondo mi appassionava e parecchio. Dopo lo studio mi è toccato un lungo periodo di gavetta, in cui ho imparato molto. Non mi sono mai lamentata e non sono mai stata invidiosa, non ho soprattutto mai sparato sugli altri, anzi ho sempre cercato di lavorare sodo, senza risparmiarmi, usando anche la notte e le vacanze, e di imparare da chi ne sapesse più di me. Ma questa strada è faticosa, quanti sono disposti ed hanno voglia di percorrerla?
E se da un lato è un fatto che molto spesso l'appassionato accusi il professionista di essere un markettaro, sottoponendolo così a giudizio come se non si potesse essere appassionati e professionisti insieme, è altresì vero che purtroppo l’appassionato, finché non decide egli stesso di dedicare tutte le proprie energie e le proprie risorse prima a prepararsi e poi a diventare un professionista, resterà pur sempre uno che vorrebbe forse fare tante cose ma che purtroppo talvolta non ne è nelle condizioni, vuoi per motivi di tempo (se fa un altro lavoro è ovvio che si può dedicare al vino solo parzialmente) e a volte anche per mancanza di competenze ed esperienza nel fare o nel gestire o nel pianificare attività complesse. E questo non è certo colpa dei professionisti.
Oppure si sceglie di essere appassionati e basta, che credo sia la condizione in cui si gode maggiormente della dimensione ludica e giocosa del vino e del cibo. E allora la si vive con serenità, come vedo fare dai blogger, e sono tanti, che non sentono il bisogno di prendersi troppo sul serio.

Grazie Stefano per lo spazio che mi hai dedicato.

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lunedì 20 giugno 2011

FILIPPO RONCO E LA TRASPARENZA NEL WINE WORLD WEB.

Ed infine la montagna invece di accontentarsi del topolino venne giù a valanghetta e si tirò dietro un bel giro di polvere e rabbia, delusione e carica emotiva, grinta e sincerità, tutto misto ad una sana voglia di ripartire. Filippo Ronco, l'uomo di Vinix, l'uomo di  "scioltezza ragazzi, che la vita è breve"  ha sonoramente sbottato.
Un post da incorniciare il suo, apparso sul suo Vinix, titolo emblematico "Le parole che non ti ho detto", nato da una vicissitudine di cui poco importa e di cui parla lui stesso marginalmente ma che gli serve per dire a tutti, per urlare sommessamente (non fosse sommesso sarebbe cosa mia e non sua) che il wine web world non è trasparente. Eccolo il Filippo da battaglia "Sono sempre le persone a far casini. Son cose sotto traccia, lunghe, in combustione da tempo. E' colpa della nostra mancanza di trasparenza".
Il mondo per un attimo non è più rosa, la rete festante gioiosa, allegra, spensierata e giovane diventa per un attimo, se non proprio un ricettacolo di ipocrisia, un posticino dove la doppiezza è di casa. Si potrebbe parlare di scoperta dell'acqua calda ma, considerato l'autore del suddetto post e sopratutto il vero dispiacere che gli sarà costato dover scrivere così, è giusto portare rispetto.
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ll Filippo non le manda a dire e, se qualcuno ancora non avesse capito cosa vuol dire, prende a calci la sintesi e scrive: "E' sotto gli occhi di tutti che spesso in rete si tende molto democristianamente, per opportunismo o altre motivazioni, a mantenere buoni rapporti con tizio e caio, anche se li si è visti una volta per sbaglio, facendo i simpatici, rilanciando alle battute, sostenendo idee e progetti altrui magari con la speranza di avere qualcosa in cambio ".
In pratica il Ronco dice trattarsi di falso ideologico fatto strumento di relazioni personali ovvero quanto di più aberrante si possa dire di una "comunità", tanto più se gioviale e moderna, innovativa e "vicina" come qualcuno sostiene sarebbe quella degli internauti del vino.
Il Filippo Ronco però non la chiude così e, prima di alzare al cielo un rassicurante calumet della pace, insiste:"Questo è quello che incrina le relazioni nella rete. La mancanza di trasparenza. Perché prima o poi un rapporto finto emerge in tutta la sua dirompente inconsistenza". Già.
Perchè io rilancio questo post di Vinix? Perchè credo sia tutto vero, credo che Filippo Ronco abbia detto cosa sana e giusta e poco importa se non cambierà nulla o poco, è bello sapere che questo pezzo rimarrà li, scolpito su Vinix, a disposizione di tutti. E' bello che lo abbia scritto anche perchè è  un po' come il "tanaliberatutti" di quando si giocava a nascondino.
Certo è vero io rilancio il post di Vinix anche perchè  rende giustizia a molti post controcorrente di questo blog (e non solo) scoperchiando in un colpo solo tanti post autoreferenziali o debordanti di complimenti incrociati che arredano il wine web world da molto tempo ormai.
Tutto bene Filippo ma una confusione la continui a fare, la confusione dei ruoli che c'è nella rete: produttori e marketing man, giornalisti e consumatori, sommeliers ed enologi, tutti uguali e tutti amici. La rete appiattisce e silenzia la realtà, il vero motivo per cui uno è li.
Così alla fine il tuo " Allontanatevi da chi non rispettate e seguite chi amate" è troppo,  specialmente per certuni, perchè ai mercanti non si chiede la sincerità, ai mercanti si chiede solo merce buona
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giovedì 16 giugno 2011

SANGIOVESE, ROMAGNA E SOTTOZONE. FATTORIA DEL MONTICINO, ROSSO DI IMOLA

La questione sangiovese, di romagna intendo, non è abbastanza dibattuta. Ultimamente noto qualche inciso di Claudia sulla rete che cerca di stimolare attività di tipo "unitario", una visione d'insieme sul prodotto, fino a proporre alla rete la sfida "trova un testimonial per il sangiovese di romagna".
A questo sangiovese, chi legge qui già lo sa, io mi ci sono appassionato ed ogni tanto mi esce una bottiglia, spesso ritrovata direttamente sul territorio, che rincicciona le pagine di questo blog.
La Fattoria del Monticino Rosso sta sotto Imola, esattamente vicino a Dozza, ha due poderi, quello del "Monticino Rosso" fa parte dei 15 ettari a vigneto sui quali il fattore si diletta con buona parte della varietà locale: Albana, Trebbiano, Pignoletto, Sauvignon e Sangiovese appunto.
E' passato all'assaggio dal Monticino Rosso il Sangiovese di Romagna Superiore DOC 2009.
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Tredici gradi alcolici ed un po' si notano anche se non al naso e questo è già un buon inizio, almeno per me. Colore viola, molto viola, decisamente viola, riflessi di grande brillantezza.
Già al naso subito molto corposo, vinoso, sensazione di calore, fiori tipici con profumazione carica, scevra da eleganza.
Assaggio con bevuta ampia ma non esagerata, corposa ma non troppo , pungente, palato solo leggermente coricato da tannino, tondo , grossolanamente gioviale. Una gradevole punta di acidità sul finale prima di notare la sua leggera persistenza.
Un buon sangiovese, meno "romagnolo" di altri forse ha sfruttato fino il fondo il disciplinare e la sua proporzione "85% sangiovese e 15% altre da bacca rossa della zona", alla fine anche questo è un vino ben caratteristico, impostazione buona.
La storia della "difesa" dei prodotti vitivinicoli di Romagna, al centro ovviamente il suo sangiovese, inizia all'inizio degli anni sessanta e, per quel che ne so io, ha per epicentro Faenza: è inizialmente anche una questione politica, è la ricerca di una denominazione comune della difesa dei prodotti di un intero territorio.
I giorni nostri invece figliano parcellizzazioni e suddivisioni, come la questione delle sottozone: Predappio, Bertinoro, Faenza, Imola, Alto riminese. Tanto per rendere tutto realmente più difficile forse alcuni auspicano le sottosottosotto-zone e magari la DOC per ogni singola cantina così non se e parla più: secessione sia.
Il Sangiovese di Romagna è un vino che ha bisogno di aria, soffoca circondato com'è dalla nomea del suo cuginetto toscano e dalla immagine di Romagnaugualemaresolediscoteca  che quasi mai riporta gli ottimi prodotti della terra e la incantevole determinazione paesaggistica delle sue colline.
Il Sangiovese di Romagna ha bisogno di aprirsi al mondo, guardare alla promozione ed alla rete internet, guardare alla esportazione e non solo al consumo
 locale, guardare molto più avanti, più avanti ......più avanti anche del chianti.  Ecco che l'ho detta!!!
Amici di Romagna datevi una scossa e la prossima commissione invece che sulle sottozone fatela sulla scelta del testimonial, ha ragione Claudia.
Grazie comunque al Monticino, sottozona di Imola, per l'assaggio e la compagnia a tavola ed anche per avermi dato modo di parlare ancora del sangiovese di Romagna, sottozona del mondo.
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giovedì 9 giugno 2011

NIPOZZANO CHIANTI RISERVA 2006 DOCG: BELLA COSA DI VIOLA E VANIGLIA

Il Consorzio Chianti della Rufina è elemento giovane del panorama consorziale toscano, non sono ancora tre anni infatti che il suddetto ha ottenuto l’incarico da parte del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a "svolgere funzioni di tutela, di valorizzazione e di cura generale degli interessi connessi alla sottozona del vino Docg Chianti Rufina”, altra denominazione nel mare della Toscana divisa fra castelli, contadi, borghi, borghetti, consorzi e consorzietti tutti rigidamente l'un contro l'altro armati.
Per parlare di Rufina oggi ci si affida al Marchese di Frescobaldi, ci si intrufola fra i 600 ettari della Tenuta di Nipozzano e l'assaggio si dedica al suo Chianti Riserva 2006 DOCG.
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Questa bottiglia mi era arrivata la prima volta in tavola a casa di amici , piaciuta e svelatomi il segreto dell'acquisto da parte dell'ospite, me la sono procurata, cercato l'abbinamento adatto (carne rossa su griglia) e finalmente stappata.
I gradi alcolvolumetrici della Riserva Nipozzano 2006 sono ragguardevolmente a tredici virgola cinque ma non se ne avverte in nessuna fase della sua degustazione un fastidio e tanto meno si nota presenzialismo alcolico, buon segno.
Colore scurogonolo, vinaccia violacea, riflessi intensi. Sensazioni olfattive ampie di fiori, viola in piena evidenza con sentori ancora giovani, subito a seguire il dolce della vaniglia confusa in una leggera sfumatura di amarena, tocco di legnosità finale. Una bella esposizione al naso che ti invoglia a sentire e ritornarci ancora su.
Al palato è veloce, di beva non corposa, forse anche troppo scivoloso. Bassa incidenza del tannino, è un bene o  un male ? Cosa va di moda adesso? Scherzi a parte a me così piace, un tocco in più e non era Rufina.
Nel complesso l'assaggio ha decretato buona gradevolezza ed ampia riconoscibilità nella sua denominazione, una cosa quindi da prendere in buona considerazione.
Questo Nipozzano è un 90% sangiovese ed un 10% ,altre uve locali (Malvasia nera, Colorino, Merlot, Cabernet Sauvignon), che è stato affinato per 24 mesi in barriques e 3 mesi in bottiglia.
Volete sapere il segreto del mio amico ? Lo aveva acquistato in GDO.
I soci del Consorzio Chianti Rufina non so se arrivano a venti, Nipozzano del Frescobaldi è ok, avanti un altro e buon chianti a tutti voi.


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domenica 29 maggio 2011

PETRARCA RUGBY : CAMPIONE D' ITALIA

CAMPIONI D'ITALIA 
 Il Petrarca Rugby Padova convince e vince la finale per lo Scudetto del rugby italiano. 
Il Petrarca,  una storia bellissima  che si conferma leggenda 
FORZA PETRARCA

martedì 24 maggio 2011

AL PEGGIO NON C'E' MAI FINE: sociaList BATTE I RECORD DEL DIS-GUSTO

sociaListi e socialisti
Prendi una non-idea , ovvero far votare un vino con un click via internet , mettici un nome di una idiozia favolosa frutto di troppa televisione poco realismo e zero rispetto, appioppaci un marchio conosciuto ma falsificato il giusto per non venir denunciati a piede sciolto ed ecco il nuovo evento della rete: sociaList.
Loro, i creatori della cosa, detengono un nome ed allora una serie di blogger, per fortuna non sempre convinti sintomo che c'è ancora del cervello in giro, tributano una serie di post a volte osannanti.
I creatori di tanta ideona para-politica, paravitivinicola, para-metteteneunoavostrafantasia, leggo qui e qui essere Marco Monaci ed Andrea Gori  e questi ci comunicano : "A partire dal 23 Maggio fino al 30, gli appassionati di vino e di web potranno visitare il sito di #sociaList, votare il loro vino preferito tra quelli scelti dai blogger e produttori che hanno partecipato al progetto, e decidere quali saranno i vini che entreranno a far parte della nuova carta dei vini della Locanda del Glicine".
Wow !! Wow ??? Oggi su questo blog  non si parla di vino, bando alle cose serie oggi si parla di bischerate, tanto per parlare come a casa del Gori.
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Andate sul sito dei tovarishList e votate per un vino che non avete magari mai neanche visto o del quale non sospettavate nemmeno l'esistenza e la Locanda del Glicine ve lo mette nel Menù alla faccia dello chef e del sommelier. Questo però è il minimo anche perchè internet abitua a queste prese di posizione al buio, diversamente non si può,  è il modo migliore che la rete ha di far apprezzare la compagnia fisica di un amico e di una bottiglia: il bicchiere sulla tavola proprio grazie ai social-network diventa una esperienza inestimabile.
Il contorno di questa iniziativa è la cosa veramente deprecabile

Il simbolo di questa iniziativa è infatti la distorsione del vecchio simbolo del Socialismo Europeo ed attuale simbolo della Internazionale Socialista, al posto della rosa, nel pugno, è stata messo un bicchiere di vino! La quantità di quelli che si sono girati nella tomba è proporzionale a quella dei vivi ai quali a vedere cotanto scempio di umanità è girato ben altro.
Usare il termine, pur "ritoccato" di socialista poi ! Ieri era Eduard Bernstein contro Marx & Co; si dicevano socialisti gli italiani Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi,  Berneri, più recentemente piaccia o no Bobbio; recentissimi Tony Blair e Schroder, un po' di nomi di casa, Nenni, Saragat, Pertini, Longo, Craxi, Pannella e, a modo suo, Berlinguer. Mille idee di socialismo, forse anche troppe e qualche deviazione terribile (il nazionalsocialismo ed il socialismo reale). Storia di popoli, storia spesso difficile, storia lunghissima da raccontare, storie ed idee che magari non mi appartengono ma che io difendo lo stesso ed adesso da questi webreferandari trash perchè quella è comunque una cosa seria.
Arrivano questi qui e scimmiottano socialismo e relativo simbolismo facendoci un concorsino pure senza premi e vogliono i "complimenti per la trasmissione??". Ma fatemi un piacere.
Indignazione politica? Certo che no! Prima di tutto indignazione per il dis-gusto perpetrato da esperti del gusto e poi marcare del vino con simbolo e denominazione politica è proprio deviante. Ci si potrebbe anche far sopra quattro risate, ve li vedete i degustatori? "Questo barolo, decisamente fascistone al naso, si rivela pidielle o pd al primo assaggio (differenza labile difficile la distinzione) con un finale dipietrista (acidino)".
C'è di più, la sintesi finale è ben altra
Chi si lamenta del fatto che  il mondo dei produttori del vitivinicolo  non si affida ad internet, ai new-media , al web-marketing si guardi questo "progetto", così lo chiamano i sociaListi (ma progetto de che ??) , si guardi poi quanta di questo net-trash c'è in giro. La rete squalifica se stessa perpetrando effetti speciali che si rivelano effetti subnormali, povero vino costretto a sopportare tutti questi esperti di marketing !!!
Una iniziativa come questa dei compagnoList, pur nascendo da una non-idea, che effetto, che mercato, che ampiezza avrebbe avuto se fosse stata gestita più seriamente?
Fidel Castro al fin della giustificazione del suo operato un giorno disse "Il crollo del socialismo in alcuni paesi non significa che abbia fallito: ha perso una battaglia". Oppure ha incontrato dei sociaListi.
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lunedì 16 maggio 2011

IL VINO A TAVOLA E' LA VERA TRADIZIONE ITALIANA.

Lo spot pubblicitario della bevanda gassata internazionale , quello dove festante famigliola italiana anni cinquanta o giù di li va a tavola con la compagnia della bevanda 'mmericana, è una delle cose più brutte mi sia capitato di vedere negli ultimi tempi. In termini di brutture l'altra cosa decisamente pesante, non alla pari ma ci correva dietro, è stata quella del silenzio del mondo vitivinicolo e di molti dei suoi blogger più "famosi" davanti allo spot di cui sopra. Su molti blogger non ci contavo, molti di loro palesano una tale attenzione a loro stessi da non avere il tempo materiale di guardarsi anche intorno, ma sulla reazione dei viticoltori ovvero i produttori di vino, il loro silenzio...bhe...questa poi !
Ma per fortuna che c'è Ziliani, detto da me ..., che con il suo Vino al Vino ogni tanto molla un ceffone dei suoi e questa volta ha centrato la guancia giusta.
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Lo Ziliani riporta l'intero iter della vicenda incluse le proteste delle organizzazioni dei consumatori, le motivazioni a difesa della tradizione italica che di bevande gassate in tavola nisba nisba nisba, le ragioni di ordine salutistico e altre riflessioni.
Quello che dice nel suo post il giornalista bergamasco sulla vicenda lo condivido e quindi vi invito ad andare a leggerlo.
Alla chiosa però lo ZIliani scrive: " Come direbbero gli americani, I have a dream, ho un sogno. Una cosa semplicissima. Il sogno è che le varie associazioni dei produttori di vino italiano trovino per un momento il modo di mettersi d’accordo, di fare fronte comune, di decidere una strategia unitaria..... Che mettano le mani al portafoglio, creino un fondo comune e diano vita loro ad uno spot pubblicitario da far passare sulle reti pubbliche e private. Nulla di speciale, una sorta di parodia, in positivo, dell’advertising della multinazionale: una scena conviviale, una famiglia a pranzo..." , una famiglia a pranzo con davanti  un bel bottiglione di vino !!!
Allora....due riflessioni ed una considerazione finale.
La prima riflessione. Il fatto che possa esistere un clima unitario in Italia su un qualsiasi comparto produttivo, vino incluso, è una ambizione davvero rivoluzionaria ma non impossibile. In diversi settori qualcosa sta accadendo, il qualcosa l'ha fatto spesso la crisi economica e non il buonsenso ma almeno qualcosa si è visto.
Il settore del vino contiene degli esempi di unioni territoriali interessanti ma il lavoro di lobby o di advertising è ancora merce rara. Il perchè sta, secondo me, proprio nella radice di queste "unioni". Il mondo vitivinicolo permane nel suo immobilismo non perchè sconti "scarsa rappresentanza" ma proprio per il motivo contrario. Esistono una marea di consorzi, cantine sociali, strade del vino, unioni del vino indipendenti e no, unioni slow e unioni fast. Mille esempi di rappresentanza  che alimentano la loro esistenza, hanno la linfa del loro esistere, proprio nella divisione gli uni dagli altri. Le rappresentanze "tipiche" invece, sponda mondo agricoltura, non sono "introdotte". Sperare in un sogno unitario in un mondo dove ogni giorno qualcuno propone una
nuova scissione potrebbe essere fiato sprecato ma provarci è giusto.
Seconda riflessione. L'idea del "fondo comune...strategia unitaria.." è interessante, soprattutto considerando che il giornalista di cui sopra la propone nell'ottica di una stimolazione all'aumento del consumo di vino (naturalmente bevendo responsabilmente). Questa soluzione va però richiesta in primis, anche viste le condizioni del settore sopra riportate, alla politica (senza distinzione di parte). Uno spot che promuove il vino e le altre nostre specialità gastronomiche a tavola contro lo spot "gassato" sarebbe un buon spot per tutta l'Italia. Non si storga allora  il naso quando un ministro/presidente di regione promuove pesantemente il vino della sua terra, semmai si dica "speriamo lo facciano anche gli altri".
La considerazione aggiuntiva riguarda "il sogno". Il mondo blogger che fa?? Noi blogger siamo in rete, noi parliamo con i consumatori, noi dovremmo essere i primi a metterci del nostro, insieme, tutti uniti, con una strategia comune ed unitaria. Ve li vedete tutti i nostri blog con uno spot autoprodotto multilingue in contemporanea, un giorno intero su tutta la rete, con lanci e rilanci su tutti i social network? Un mese di campagna con un post alla settimana a testa sull'argomento, lanci alle agenzie di stampa ed alla carta stampata, alle televisioni nazionali e locali. Far impazzire la rete ed i media sull'argomento. Un mese di "strategia unitaria", da veri wine-blogger, dalla parte del vino e del suo consumo responsabile, apertamente a favore della vera tradizione italiana a tavola! Ecco un altro "sogno" che potrebbe essere interessante: il mondo blogger attivo e unito in una iniziativa forte.
Questa ultima cosa si può fare ? Ah no ?? Allora cosa ci aspettiamo facciano i produttori?
Anche io ho un sogno, ma il mio sogno è alta mora e con due ....., perchè nei blogger ci confido poco
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domenica 8 maggio 2011

CHIANTI 2007 DOCG DELLA CONTESSA DI RADDA. BELLA COSA.

Il prodotto leader del mercato italiano è il Chianti, questo stando ai dati della GDO ma si sa che la tendenza viene disegnata su quelli scaffali. Nell'ultimo anno il Chianti ha aumentato le vendite del 10% attestandosi da solo al 6% del mercato. Tanto per dare i numeri del vino e cogliere la portata della penetrazione commerciale Chianti diciamo che al secondo posto c'è il vitigno Lambrusco con il 4,7 ed al terzo il Barbera con il 3,3%
Anche per questo io continuo a scavare l'aria intorno a questo vitigno toscano ed arrivo oggi ad una cantina, tanto per stare in tema di numeri, da 1,6 milioni di bottiglie, 580 ettari vitati e 200 soci conferitori: parliamo di Agricoltori del Geografico. Ho assaggiato il loro Chianti Classico DOCG 2007 Contessa di Radda.
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Agricoltori del Geografico nasce nel 1961 come cooperativa a difesa del classico chianti, sono molti gli agricoltori che si mettono insieme per salvaguardare la risorsa più importante del loro territorio; sono passati 50 anni molte cose sono cambiate ma la idea del sessantuno sta ancora in testa alle classifiche. Le intenzioni sono diventate negli ultimi anni un "metodo", il "Metodo Chianti Geografico" è condiviso ed uniformemente applicato nelle vigne del Geografico. Analisi, controllo e gestione positiva del territorio, dicono i "geografici"essere il focus del loro lavoro.
Il fatto è che il loro Contessa di Radda testè assaggiato è una bella cosa, tanto per sfatare il mito che il "cantinone" grande non saprebbe fare il vino di buona qualità.
Nel bicchiere con un colore rubino non marcato, tipico di certo "classico" , appoggiato al naso subito sale una punta leggermente affumicata e dietro subito un inteso, permeante profumo di mammola, poco alcol, fine della percezione olfattiva con un ulteriore ritorno rotondo di fiore.
In bocca bello l'ingresso, rapido e molto ampio, tutt'altro che pesante e subito gradevolmente persistente la punta acida finale composita con sapori floreali evidenti, un vino che chiude con una leggera nota tanninca, solida ma senza esagerare.
Questo Chianti può andare a tavola tranquillamente nelle nostre case facendo la sua buona figura anche negli impegnativi tipici accostamenti ai quali si dedica di solito il chianti.
Questo vino è stato acquistato in GDO, un posto dove il vino bisogna sceglierlo, uno scaffale è sempre uno scaffale e la selezione la fa prima di tutto l'oste. Tutto vero così come è vero che senza l'oste..... .
La scansia ci ha regalato un "Geografico" di buona fattura, è stata una bella sorpresa. La mia ricerca sul vitigno leader, sul vincitore della Top parade in Italia continua!!


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