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mercoledì 7 marzo 2012
giovedì 13 gennaio 2011
IL RUGBY HA/A DUE FACCE : ROVESCIAMOLI

Il rugby tricolore ha acquisito la vocazione del “mondo alla rovescia” , la vena di un romanzo di fantascienza, il verso di un gambero. Noi che seguiamo l’ovale un po’ di più di una partita il sabato siamo presi non da analisi tecniche su un campionato, lo chiamano di “Eccellenza”, che ha ben poco da dire, ma dalle evoluzioni della FIR e dai risultati delle sue pensate.
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Partiamo da questo campionato di Eccellenza la cui principale caratteristica è che metà delle sole dieci squadre iscritte hanno in piedi una moratoria con istanza di quasi–fallimento economico, un campionato che non risparmia sorprese ma semmai le annulla nel vuoto mediatico in cui si è ficcato. Un campionato così palesemente semi-dilettantistico che la vera eccellenza di solito è su in tribuna che guarda la partita. Profilo tecnico vicino allo zero, giovani emergenti zero, stranieri a volontà, pubblico scarso.
Non parliamo del Trofeo Eccellenza, la genialata federale per sostituire la Coppa Italia, tanto nessuno sa cos’è e quello che lo vincerà verrà incolpevolmente ricordato per il fatto che ce ne siamo dimenticati.
Quattro squadre della Eccellenza partecipano anche al torneo continentale di Amlin Cup collezionando figuracce e batoste incredibili fra le quali, storica, spicca quella del Petrarca andato a perdere con disonore in terra di Spagna, che è un po’ come se io perdessi in mischia con mio figlio di 8 anni. La vergogna raccolta in terra iberica è stata accolta dai padovani da vera squadra di Eccellenza: una scrollata di spalle, una ammenda al giornalista locale, un pensiero ai tempi andati ed un “va tutto bene madama la marchesa”. Povera maglia.
Due squadre sono in Celtic League, la Benetton Treviso e gli Aironi, di fatto sono tutto il rugby tricolore. E’ presto per fare bilanci ma comunque il risultato generale è per ora senz’altro molto positivo. Le due squadre però , piene zeppe di stranieri, lasciano in panca o molto spesso in tribuna gli italiani (nazionali inclusi), a volte li ricoverano altrove (in Eccellenza). Il caso di Marcato, ricoverato temporaneamente dai trevigiani in casa petrarchina , la dice lunga sugli assetti del rugby italico. Il ragazzo arrivato a Padova a Novembre spera di andarsene già a Febbraio. Nemmeno nel calcio.
Ecco che la Federazione vuole allora più spazio nella gestione delle squadre celtiche e, dall’altra parte, riceve garbate e meritate pernacchie. Il perché me lo riassumeva tempo fa un autorevole personaggio trevigiano sugli spalti del primo derby celtico fra italiane: “non sanno nemmeno gestire se stessi e vogliono venire qua?......”
La Federazione gestisce la Nazionale i cui risultati sportivi sono molto più che deludenti, l’ha detto il Presidente stesso, ma in compenso il pessimo allenatore sudafricano Mallett è saldo al suo posto e, dopo aver spernacchiato pubblico e addetti ai lavori sulla stampa con la sua nota ultima uscita che ci diceva che noi di rugby “capiamo un c…o”, ci porta ora al Sei Nazioni ed ai Mondiali. E’ già pronto il suo sostituto, gli darà il cambio appena chiusa la parentesi iridata, ma il coach Mallett (quello che del c...o sa tutto lui) va lo stesso tranquillo ai Mondiali di Novembre. Dimettersi ? Dimissioni spintanee neanche ? Fantascienza.
Fra un po’ c’è il Sei Nazioni appunto e noi accoglieremo le altre Nazionali in uno stadio, il Flaminio di Roma, troppo piccolo e ridicolo sia come servizi che come gestione eventi. Non lo dico io lo dice il Board del Sei Nazioni che ha minacciato più volte l’Italia di escluderla dalla competizione se non si mette a posto. La Federazione, per motivi squisitamente politici, nulla fa, tanto meno spostare l’evento in altri stadi. La politica viene prima di ogni altra cosa. Il Presidente esibisce giusto qualche urletto sulla stampa verso il Comune di Roma. Federalismo.
La FIR, sempre lei, aveva venduto a Dahlia TV la diretta delle partite di Celtic League di cui sopra. Perché Dahlia ? Motivi economici, paga di più, ci ha raccontato il massimo organismo ovale. Peccato che a soli tre mesi dall’esordio ovale Dahilia sia fallita e i celtici si trovano senza diretta tv (obbligatoria per la Lega in questione). Mi chiedevo quali “motivazioni economiche” possano aver convinto i federali per la scelta.
Se i parametri sono quelli che vedo, io potevo personalmente offrire anche una cifra in euro doppia di quella proposta da Dahlia Tv per le partite di Benetton ed Aironi, chiaro che io quei soldi non li ho , ma neanche Dahlia ha i suoi. Gamberismo.
Ne avremmo ancora molte da raccontare ma ci si ferma qui perché altrimenti si rischia di sporcare il buono che c’è, perché c’è eccome.
Il rugby italiano è infatti una medaglia con due facce, dietro il sopracitato caos c’è il rugby vero, quello dalla Under 8 in erba alle Under 20 in gran spolvero, c’è il rugby delle categorie inferiori (andatevi a guardare le Under 18 e 20, la serie B, la A Femminile) che di questo sport sanno farne anche uno stile di vita.
Mi piace guardare questo lato della medaglia, perché è bello, è diffuso ma soprattutto è vero.
Giriamo allora la medaglia , rovesciamoli.
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sabato 6 novembre 2010
LA FOTO DELL'ANNO DEL RUGBY MONDIALE PARLA AL CUORE

Chi mi conosce sa che questa cosa mi regala una grande emozione e non posso fare a meno di lasciarvela e soprattutto lasciarla qui ad alcuni amici che so transitare da questo blog e che si faranno con me una serena lacrimuccia.
L’IRB (International Rugby Board), ovvero l’organismo internazionale del rugby, ha scelto la sua foto dell’anno che sta volgendo al termine (vedi qui sopra).
Scattata nell'orfanatrofio di Kolkata in India la foto raffigura un gruppo di ragazze ospiti della struttura che giocano a rugby per la prima volta. Mai un pallone da rugby mi è parso nelle mani più giuste.
Gira l’ovale nelle mani di queste sorridenti ragazze immortalate da Richard Lane che ha intitolato la sua foto “Bengal Khuki”.
Il mondo sarà più bello quando di queste ragazze potremo vedere solo quel sorriso, quel sorriso oggi regalato da quella palla ovale ma che domani potranno mostrare guardando alla loro vita.
(Clicca sulla foto per vederla ingrandita )
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martedì 7 settembre 2010
IL RUGBY VENETO E LA CELTIC LEAGUE: LA SPOCCHIA AUTARCHICA DI TREVISO E LA MIOPIA COLLETTIVA

Finalmente spiccato dal rugby veneto il volo celtico con la prima (vincente) della Benetton Treviso nella Magners Celtic League, un campionato così a lungo agognato da essersi molti trevigiani quasi convinti di aver fatto tutto da soli.
Contenuti rugbistici a parte a molti non è sfuggito il tentativo trevigiano nell’accreditarsi, per questo nuovo campionato, come “franchigia” sportiva veneta senza volerlo essere veramente.
Il vestitino di franchigia è stato indossato dal Benetton Treviso per passare il turno FIR (secondo turno) di ammissione alla coppa celtica in sostituzione della malcapitata Roma, risulta utile spiegare che per franchigia si intende (lo intende la Celtic League e la FIR) un fattore sinergico di intenti e collaborazioni sportive (nonché societario) per dare rappresentatività sportiva ad un certo territorio.
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Avuta l’ammissione alla competizione nord europea, con il concreto aiuto di tutto il mondo del rugby veneto, Treviso ha cominciato a macinare su come proseguire ad apparir cotanto (franchigia) senza doverlo essere in alcun modo. Il sogno autonomista di Treviso è noto da tempo immemore, distante dalle altre società di pari rango, distante dalla FIR, distante da tutti la Benetton Treviso si riavvicina per convenienza ed a tratti, convinta di una sua superiorità che, è giusto e realistico ammetterlo, nel tempo ha dimostrato di avere eccome. Superiorità sterile però visto che ben poco ha fatto fiorire intorno a se a parte se stessa.
Arrivato ora il celtico traguardo la parte trevigiana trova però difficile da sostenere la propria autarchia, c’è bisogno di mettersi quasi ogni sabato il vestito buono, essere franchigia, essere squadra di tutti anche chiamandosi “solo” Treviso.
Ecco allora la conferenza stampa di presentazione inizio Celtic League carica di toni regionalistici, oratorie da “rappresentante” del leone, ma non quello benettoniano classico bensì di quello di San Marco, e mille altre manfrine di auto-accreditamento.
Ecco la dirigenza del Benetton Treviso, Munari incluso, sventolare sul campo di gioco nell’immediato post partita del primo incontro celtico con gli Scarlets. un grande bandierone con il Leone di San Marco.
Preso da pazzia mi faccio due domande.
Ma se tanta era la voglia di essere franchigia perché la Benetton non si è fatta una nuova società sportiva magari intitolata proprio all’amato leone del Pax Tibi in collaborazione, che ne so, con le altre società rugbistiche di rango del Veneto? Avrebbe potuto anche detenerne la maggioranza. Risposta semplice: Perché Treviso non vuole e mai ha voluto altri fra i piedi per questa ed altre avventure, questa è strategia legittima un po’ spocchiosa ma assolutamente legittima. La vena di autonomia/autarchia che bagna la Marca è senz’altro frutto di una superiorità organizzativa che per Treviso è anche un limite, il limite campanilistico e non solo di una Società sportiva che non vuole mai essere partner ma solo guida.
Seconda domanda.
Le società sportive maggiori del Veneto cosa pensano di questa politica trevigiana, ne sono almeno indispettite? Posto che per sapere veramente cosa pensano certi presidenti di certe titolate società del rugby veneto non basterebbe Mago Merlino nel giorno della sua migliore congiuntura astrale, diciamo che molti credono (ed io sono fra quelli) faccia molto comodo l’atteggiamento attuale della Benetton Treviso a tutte (o quasi) le maggiori Società sportive della regione.
Per queste ultime infatti significa avere sul territorio un progetto importante (la Celtic League appunto), non pagarne più di tanto dazio, mantenere almeno formalmente il proprio spazio locale-decisionale-politico-gestionale pressoché intatto, mantenere quindi il controllo sul minimo del proprio orticello ed aspettare che il tempo regali opportunità e decisioni diverse. Stiamo tutti insieme, dicono Treviso e gli altri, ma poco poco però, tutti “franchigiati” nella forma ma slegati nella sostanza. In sintesi: una cosa poco poco seria, tanto per essere cortesi.
Miopia allo stato brado cavalca irrefrenabile sulle praterie del rugby veneto, tanti auguri a noi.
Pax Tibi
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domenica 23 maggio 2010
SIAMO IN SEMIFINALE.... E IO CHE NON CI VOLEVO VENIRE. MA IL RUGBY NON PERDONA
Nel rugby non si può fare finta, no quello proprio no, quando lo fai è evidente a tutti, è imbarazzante per tutti ma soprattutto è imperdonabile. Questo post esce a futura memoria perché qualcuno non dimentichi o pensi con troppa immeritata fiducia che il tempo cancella.Ieri si giocava l’accesso alla finale per lo scudetto del rugby, giova ricordarlo perché pare per qualcuno questo non fosse scontato. Si giocava per il titolo “Campioni d’Italia”, il match era Benetton Tv contro Petrarca Pd, si giocava ieri a Treviso il ritorno dopo che l’andata a Padova aveva già dato spunti simili a quelli che seguono ma non così amaramente definitivi. Cronaca di un fattaccio che può essere una opportunità
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Ha vinto Treviso 54 a 10, meritatamente ? Certo che si, ma il principale merito dei trevigiani è stato quello di essere sceso in campo per giocare a rugby, per onorare partita e pubblico, perché si sentiva in dovere di andare fino in fondo e così ha fatto: prima meta dopo otto minuti e ultima delle otto segnate all’ultimo minuto del secondo tempo. Per il Petrarca il taccuino segna esattamente l’atteggiamento opposto. Mai entrato in campo, ad inizio partita una meta subita ogni cinque minuti, più di mezza squadra con la testa in ferie, macchè scudetto/partita/pubblico/rugby!! Molti tuttineri sembrava pensassero “Che seccatura queste semifinali”.
Eh si, un vero ingombro primaverile queste semifinali, purtroppo il Prato si è preso i quattro punti di penalizzazione a inizio campionato ed i padovani sono arrivati quarti in classifica a fine campionato con il conseguente onere di dover entrare in campo per le famigerate semifinali. Che seccature eh? Un obiettivo ieri è stato però centrato, ora tutti sanno che quel quarto posto era dei Cavalieri Prato: nel rugby è il campo a dire la verità.
Un comportamento, quello dei padovani, che qualcuno potrebbe definire addirittura antisportivo, potrebbero senz’altro farlo le altre due semifinaliste (Viadana e Rovigo) che oggi si giocheranno la loro ultima battaglia per andare in finale. Una finale che giocheranno contro un Benetton Treviso fresco, gasato, senza acciacchi e riposato, una squadra che può dire di aver disputato due allenamenti. Un ricorso dei mantovani e dei rodigini ci starebbe ma nel rugby quello che si vede non è sempre eleggibile e tanto meno sanzionabile , per quest’ultimo aspetto nel rugby c’è l’onore perso. Vale più di un ricorso vinto.
Chiariamoci, Treviso vinceva comunque, troppo diverso il tasso tecnico, ricordare però che quest’anno il Petrarca lo aveva già battuto due volte serve a far capire a tutti che una semifinale si poteva giocare, eccome se si poteva, bastava volerlo.
La differenza in campo si è vista fuori dal campo, implacabili le telecamere televisive che mostravano al loro pubblico una scena esemplificativa quando, durante l’intervallo fra il primo e secondo tempo, mandano in onda una ripresa parallela in diretta dai due spogliatoi: i bianco-verdi, che conducono in quel momento 28 a 3, sono chiusi abbracciati in cerchio che ascoltano il coach e urlano e puntano alla massima concentrazione per il secondo tempo, i petrarchini sono mestamente sparsi più o meno rilassati per lo spogliatoio a gruppetti di due che chiacchierano e aspettano. Il risultato lo abbiamo già detto.
Un sincero abbraccio va al coach Presutti che ha compiuto il suo ennesimo gesto d'amore verso il suo Petrarca quando ha regalato l’ingresso in campo di molti Under 20, un gesto che è stato applaudito e compreso per quello che veramente è, un gesto che è anche un simbolo, infatti quegli Under 20 Campioni d’Italia lo sono già. Come sempre l’ottimo abruzzese non si è nascosto ed ha trovato un modo serio e compito per dire la sua.
Rimane però una gara da album dei peggiori ricordi ed allora chiediamoci : perché accade questo ?
E’ noto a tutti che nella Società Petrarca Rugby la gloria del passato ha decisamente più peso che i programmi per il futuro, sembra quasi che tutto sia organizzato perché niente possa scalfire quello che fu. Vittima di un passato che lui stesso si costruisce come irraggiungibile il Petrarca rimane al palo ogni volta che arriva il momento decisivo. Il Petrarca e la sua massima dirigenza vivono di ricordi bellissimi ma da molto i titoli escono solo dal generoso vivaio. Quando si va un po’ più in su dal dilettantismo, quando la tensione potrebbe salire la Società evapora ed il suo team con lei.
Forse sarebbe il caso si aprisse un dibattito serio fra i dirigenti petrarchini, forse sarebbe il caso di prendere spunto da quello accaduto ieri ed imitare il gesto di Presutti, sarebbe il caso la dirigenza petrarchina prendesse in considerazione di regalarsi e regalare al rugby ed ad una intera città un sogno più grande, puntare in alto, puntare al sogno capace di sconfiggere i fantasmi del passato, un sogno più forte e più bello di tutti gli scudetti del tempo andato: il Petrarca Rugby del futuro. E’ tempo.
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mercoledì 7 aprile 2010
IL FUTURO DEL RUGBY ? SOSTEGNO SOSTEGNO SOSTEGNO.
Domani si trovano "i capi del rugby", c'è anche il Presidente, si trovano e poi giù a discutere sul futuro del rugby; si trovano le 8 maggiori società italiane, restano a casa Treviso e Viadana, loro hanno sogni celtici da soddisfare, altri "paradisi" dai quali discendere. Discendere si ma non domani. Politica, politica e ancora politica, mentre il movimento giovanile soffre, mentre la spinta propulsiva innegabilmente maturata per il nostro rugby negli ultimi anni produce topolini che la FIR ci racconta come fossero montagne, loro si riuniscono per decidere. Decidere cosa ? E' questo il problema, decidere cosa? A chi si sta pensando? E' una decisione finalizzata ad un nuovo campionato di elite ? Tutto qui?Ho già scritto qui di quella triste idea delle franchige al posto del campionato maggiore . L'ho scritto e mi ha risposto il celebre Duccio di Rugby 1823 che ringrazio per la franchezza; dopo di lui ha commentato la cosa preevater69, un amico al quale voglio strappare il velo che si è costruito con l'indecifrabile nickname: si chiama Luca. A te la parola Luca
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Dice Luca "Nuove regole, mal di testa. Mi dispiace che un giuoco così sano, bello e semplice (spingi, conquista la palla, aprila, passala, copri il tuo compagno, meta...certo non è sempre così facile!)sia oggetto di furenti scorribande politiche per la conquista od il mantenimento del potere. Francamente la nuova formula super10 o le franchige sono, per me, temi alquanto poco interessanti e forse non sono neanche all'altezza di commentarli. Però una cosa ho voglia di dire. Attenzione all'onore ed allo spirito del rugby! Sere fa ho visto un'intervista al cestista Kevin Garnett, probabilmente uno dei migliori giocatori in circolazione nel NBA, che descriveva molto bene il carico di responsabilità che ha sentito quando ha inziato a giocare per una storica squadra come i Boston Celitcs. Alzare gli occhi e vedere trofei, vittorie, grandi campioni, tradizione, gloria, conquiste, ecc. ecc. è stato per lui motivo di grande riflessione. Ovviamente con le dovute proporzioni, me ne rendo conto, io credo che un ragazzino che inizia a giocare nel Monselice, nel Selvazzano, nel Valsugana, nel Mogliano, ed in tante altre squadre minori debba essere orgoglioso e fiero di giocare con quelle maglie, sapendo che generazioni e generazioni di rugbisti prima di lui lo hanno preceduto, contribuendo, nell'anonimato dei decenni passati di questo sport, a portare il movimento ai livelli attuali. Livelli che probabilmente sono diventati "appetibili" ed "appetitosi".."
Dite quel che vi pare, che questo è romanticismo ovale o passione di tempi andati, dite che vi piace ma forse non fa incassi, dite ogni cosa possibile ma il rugby è questo, perchè sono esattemente queste parole che ti danno la forza per spingere...conquistare....aprire...sostegno sostegno sostegno.
Il rugby è questo che piaccia o no ai signori della riunione di domani.
I ragazzi domenica hanno il solito loro Concentramento Under 8/10/12 o il match Under 14 o 16, insomma cari i miei "capi del rugby" se vi riunite senza pensare a loro, state a casa.
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giovedì 18 marzo 2010
L'ULTIMA SCORCIATOIA DEI FURBETTI NEL RUGBY : IL CAMPIONATO DELLE FRANCHIGE.

Brutto periodo per scrivere di rugby, per chi ama questo nostro sport ogni recente notizia crea una buona dose di sofferenza.
Ho scritto la prima volta di Celtic League quasi un anno fa, ora la realtà, esattamente dipinta come descritta in quel post, si è riproposta in via definitiva con l’ammissione alla competizione del nord europa delle due “franchige” Aironi del Po (Viadana-Parma-Colorno-Noceto-Mantova-Reggio Emilia) e la Benetton Treviso sul cui effettivo ruolo di franchigia veneta è ancora calato una aria di mistero francamente fastidiosa.
Le polemiche sono state per mesi all’ordine del giorno, movimento sportivo scompaginato? Meglio dire a pezzi.
Fra le tante polemiche prendiamo qui molto brevemente in esame la meno intelligente ovvero la necessità della strutturazione in franchige dei partecipanti al nuovo campionato nazionale 2010/2011.
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Prima di tutto prendiamo il vocabolario della lingua italiana e vediamo il significato di franchigia: “privilegio con cui veniva concessa autonomia” derivato dal francese “franc” ovvero “libero”. C’entra niente con gli scopi della proposta franchigiana, anzi il contrario.
Vediamo ora il contesto. Causa ammissione in Celtic League il campionato nazionale Super10 con la sua formula va in soffitta e lascia il posto a, cito la FIR, “….tale campionato sarà composto da dodici squadre suddivise in due gironi meritocratici di sei squadre. Le prime tre classificate di ogni girone parteciperanno alla poule scudetto. Le ultime tre classificate di ogni girone, invece, parteciperanno alla poule retrocessione…”. Questa formula è vista un po’ da tutti come un triste ripiego che difficilmente potrà creare il benché minimo interesse verso un campionato nazionale che sarà sepolto dall’interesse e dalla attrazione della avventura celtica.
Ma dove il cadavere si mostra un minimo putridino ecco arrivare le ienette di turno: invocando maggiore territorialità per il nostro sport, invocando diffusione e pubblico diverso qualcuno dice il suo basta con i “vecchi club”; l’Aquila, Petrarca, Rovigo, Treviso, Parma, tutti in soffitta anche loro. Basta con questo campanilismo, dicono loro, realizziamo un numero di franchige (8/10??) ovvero società sportive strutturate a tavolino dalla federazione che vedano la fusione fra varie squadre dello stesso territorio e che vengano disposte su tutto il patrio suolo. Una soluzione artificiale che vuol dire fare fuori i club e costruire una serie di squadre nuove sulla carta, tutte centralizzate, inventandosi una copertura territoriale senza merito e senza storia.
L’attacco, è evidente, è più che mai contro il Veneto, fin troppo terra di rugby, e vorrebbe così, dicono puramente i franchigiani, dare spazio a “nuove aree”. Si nuove aree finte, perchè costruite sulla carta, cose fredde e calcolate, senza cuore e senza alcuna affinità storica e tanto meno radicate, altro che territorialità.
L’ideuzza viene sostenuta da un autorevole e preparato blogger del rugby, della serie tutti possono sbagliare e anche tanto, e da pochissimi altri, questi ultimi artisti del politicismo nel movimento sportivo del rugby, personaggi spesso ispirati da motivazioni di mera bottega.
E’ chiaro il mio giudizio contro queste franchige ma soprattutto a favore della territorialità profonda e radicata dei grandi Club italiani, a favore dei loro vivai che hanno bisogno di uno sbocco di maglia “in alto”, a favore di chi fa del rugby una passione del/nel territorio ed una sua bandiera contro le teorie artificiali che consegnerebbero l’intero movimento a tre quattro teste laggiù in Federazione. Vai a spiegare ai franchigiari che diminuire il numero di squadre su un territorio significa diminuire il numero di giocatori di livello in quell’ambito uccidendo il movimento ecc…. ma è inutile spiegare, su questo argomento torneremo in futuro ma per adesso fermiamoci perchè la realtà di questa proposta franchigiana forse è un’altra.
Macchè vivai e crescita del rugby, ma quale interesse all’ampliamento del movimento, la realtà è altra e per rappresentarla cito un lettore di blog, tale Giorgio XT, e uno stralcio di un suo commento pepato ma azzeccato che ho letto proprio su Rugby1823 : “Ho la netta impressione che le franchigie piacciano tanto a chi lo vede come un mezzo per arrivare dove non sarebbe mai riuscito con le sue forze”.
Punto a capo.
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sabato 20 febbraio 2010
MALLETT A CASA, GRAZIE. A CASA L'ANTI-RUGBY.
Può tornare a casa grazie.E’ l’unica considerazione che purtroppo si merita il Coach della nostra Nazionale di Rugby, niente di più, inutile girarci intorno, inutile attendere che finisca il Sei Nazioni o che si materializzino altre sue improbabili conferenze stampa in quel suo italiano rabberciato ed incomprensibile (chiunque con i soldi che prende lui si sarebbe sforzato di più).
Può tornare a casa e poi anche “grazie”. Si anche grazie, perché noi italiani siamo mediamente gente educata, a differenza di lui, comprendiamo le sue difficoltà in questa italica avventura, sappiamo che alcune cose buone sono state fatte, non lo buttiamo via il Signor Mallett, lo congediamo con deferenza. Questo dovremmo fare un minuto dopo la chiusura del torneo europeo e mi piace dirvelo adesso, quando il torneo è solo a metà, quando il sipario non è ancora calato, perché i conti non tornano già ora ed ormai non possono tornare più. Vediamo qualche perchè così alla rinfusa.
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Mallett non fa per noi, non serve al nostro movimento, Mallett ha sbagliato tantissimo, Mallett non ha niente a che fare con gli obiettivi del rugby italiano (troppo concentrato sui suoi obiettivi), l’unico motivo per cui Mallett non dovrebbe andare a casa è proprio quello che non ha vinto una partita che sia una tranne la samoana predestinata.
Mallett non ha in testa una Nazionale di rugby italiana; la giostra continua di giocatori, la richiesta di naturalizzazioni improbabili preferite a giocatori nati e formati sul patrio suolo, gli esperimenti con cambi di ruolo sui singoli atleti che si dimostrano tutte le volte disastrosi in campo (ma non le vede in allenamento certe cose?).
Il Mallett non ha in testa un gioco per la nazionale, forse l’avrebbe per un club sudafricano o neozelandese ma non per un paese come il nostro, con strutture fisiche come le nostre, con caratteristiche come quelle del nostro pubblico. Mallett semplicemente non ha stima del rugby italiano e men che meno di quello europeo.
Infatti Mallett non è ambasciatore del rugby italiano, lo ha fatto John Kirwan recentemente, Mallett non è credibile visto che passa le sue conferenze stampa, dopo l’inesorabile sconfitta, a dire quanto siamo piccoli, brutti sporchi e cattivi, inadatti al rugby e via così. Mai visto un Coach di una Nazionale in un posizionamento mediatico così antitetico agli obiettivi della sua Federazione.
Mallett non ha la stima dei suoi giocatori, e lui non l’ha di loro, tanto meno ha quella dei club di provenienza che lo subiscono e per i quali non rappresenta un esempio, non è esempio per nessun allenatore di nessuna categoria. Questo semplicemente perché un “metodo Mallett”, a parte il palestra palestra palestra, o un “gioco alla Mallett” non esiste. Non è idolo dei ragazzini del movimento, non è fenomeno di trascinamento e di crescita del movimento stesso; del resto non è simpatico e non fa nulla per esserlo. Non credo che grazie a lui qualcuno in Italia abbia cominciato a giocare a rugby (a meno che non fosse argentino o sudafricano da mettere nella lista dei naturalizzabili)
Mallett non ha una strategia complessiva e soprattutto non è uomo da mentalità vincente, non ha mai trasmesso a nessuno entusiasmo e mentalità vincente. Cosa se ne fa di uno così un movimento in crescita come il nostro?
Lo abbiamo visto anche recentemente; per il primo incontro del Sei Nazioni con l’Irlanda il Coach ha messo in campo una squadra con l’obiettivo di non prenderne troppe (anti-rugby), poi il Presidente Federale e il Capitano stampellato Parisse gliele hanno suonate di santa ragione e lui solo allora ti fa scendere in campo con l’Inghilterra una squadra con licenza di giocare e tutti ci divertiamo (non tanto ma piuttosto che niente..). Ovvio, perdiamo il match. Perdiamo senza problemi, con il sorriso, perché cosa vuoi pretendere da una squadra che, per le stesse dichiarazioni stampa del suo Coach prima di ogni match e prima dell’intero Torneo, ha licenza di perdere senza problemi tanto con cambierebbe nulla? Unico limite perdere con 15/20 punti di distacco. Follia. Come se il capo di una azienda avesse licenza di perdere sul bilancio ogni anno svariati milioni di lire e non avesse alcun obbligo di tentare l’utile d’esercizio. La cosa, già assurda così, diventa tragicomica se poi questo capo lo ricorda ogni giorno alle sue maestranze. Troppo comodo così.
Potremmo andare avanti per molto, lasciamo stare, lasciamo che Mallett vinca magari una partita, il risultato generale non cambia: con questo signore sudafricano non andiamo da nessuna parte, ci vada lui da qualche parte. Senza rancore, in amicizia, ma vada a casa. Grazie.
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sabato 9 gennaio 2010
IL RUGBY E LE PALLE....DI NEVE

Durante l’inverno in Italia, il più delle volte anche copiosamente, nevica. Non è una novità semmai una esplosione di gioia per i bambini, che si sorprendono a giocare in ogni angolo diventato improvvisamente bianco e soffice, e per i carrozzieri ma questa è altra storia.
Da quest’anno la neve è un elemento di valutazione anche nel mondo del rugby, vi chiederete il perché: è tutta una questione di palle...di neve.
Il turno della Epifania del massimo campionato ovale ha dovuto fare a meno di due responsi sportivi. Causa neve non si è giocato a Viadana il match con i padroni di casa ad ospitare l’Aquila ed a Parma dove il Petrarca Rugby non è nemmeno arrivato causa preventiva richiesta posticipo gara fatta fino dalla mattina dai parmigiani.
Tutti d’accordo ? Signorno! (Per fortuna)
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Un certo Pasqua, Presidente dell’Aquila Rugby,bene ha fatto ad elevare formale protesta alla FIR con una lettera della quale qui di seguito uno stralcio: “…..Al mio arrivo allo stadio “Zaffanella” di Viadana, alle ore 12.00, un nostro tifoso, vista la non volontà di scoprire le linee del campo su cui c’erano al massimo 3 cm di neve fresca, ha imbracciato una pala in quel momento presente sul terreno di gioco e, con un solo passaggio in un paio di minuti, ha pulito la linea dal centrocampo ai 22 metri. E’ stato subito fermato, forse perché tanta solerzia avrebbe consentito lo svolgimento della partita se qualcun altro avesse fatto il proprio dovere nei tempi giusti. La non volontà di affrontare la partita è dimostrata anche dalla mancata presenza sul campo dei copri pali e delle bandierine….”
A Viadana, come a Parma, non nevicava dalla sera prima; nel mantovano i giocatori si trastullavano sul campo baciato dal sole lanciandosi palle di neve invece di effettuare un sano riscaldamento pre-partita.
A Parma invece, più solerti, già nella soleggiata mattinata, forse impauriti dal fatto che la neve si potesse anche sciogliere, hanno richiesto spostamento della gara; ottenuto poche ore dopo il Petrarca ha girato il bus all’altezza di Rovigo ed è tornato a casa, pronto per “brusare a befana”.
L’ovattato mondo rugbistico di massima categoria, impegnato più che mai a coprire ogni possibile movimento o segnale di vita del proprio sport, non avrebbe nemmeno fatto caso alla cosa se il giornalista milanese, il pluricitato Duccio Fumero dal suo Rugby 1823 non avesse dedicato un articolo a testa alla neve di Viadana e Parma.
L’ipotesi che Viadana, la mitica Viadana, ed i cuginetti del Gran Parma, causa la panchina corta, i molti influenzati, i troppi giocatori fuori condizione o in infermeria, abbiano approfittato della nevicata per sottrarsi al responso del campo è dubbio che mai deve sfiorare le menti, ma per carità, ma suvvia, vergognosi a pensarlo, ma ci mancherebbe. Proprio Viadana poi dove i valori del rugby…la correttezza….bla bla bla ….insomma poi, come dice Viadana, “tutto è stato fatto a termini di regolamento”.
Mica c’è scritto sul regolamento che bisogna spalare il campo quando nevica o tirare l’acqua dopo aver fatto pipì. Non c’è scritto neanche che si debba giocare a palle di neve ma vogliamo farne una questione di palle ??
Dimentichiamo gli Aironi viadanesi, per questa volta è meglio, e diamoci una chiosa.
In questo dicembre appena trascorso a Treviso si è giocato un match di Heineken Cup rinviato di solo una ora dopo che decine e decine di persone, pubblico e dirigenti del Benetton inclusi, si sono messi a spalare la neve copiosa scesa fino a poche ore prima, a Rovigo in quei giorni idem e, se scendessimo nelle serie minori potremmo scrivere un libro.
Cattivi esempi ? No, questione di palle.
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domenica 15 novembre 2009
IL RUGBY E LA CARICA DI SAN SIRO: LA STORIA E' APPENA COMINCIATA
Una Italianrugby stupenda davanti ai mitici All Blacks, una Nazionale tricolore che mostra sprazzi intensi e prolungati di superiorità, pacchetto di mischia sopra tutti, e nessun timore riverenziale di fronte ai colossi del rugby mondiale. Nessun timore riverenziale ma anche tanto rispetto, perchè la Nazionale Italiana ha combattuto pur rispettando l'avversario ma senza incappare nel timore; una delle prove vinte ieri, cosa che pochi al momento hanno sottolineato, è la prova di maturità psicologica che Castrogiovanni & Co hanno dimostrato in questo appuntamento.
Tutto bene si ma, sentiti anche i molti commenti, una cosa ieri è stata evidente: da qui in poi per il rugby italiano nulla sarà più come prima.
Adesso si è cambiato veramente tutto
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Tutto bene anche per gli ottantamila presenti a San Siro, si è visto un generale atteggiamento rugbistico da un pubblico che forse per la buona metà è più abituato a capricci e movenze da divi dei campioncini del calcio piuttosto che alla "battaglia per l'onore" che hanno messo in campo i nostri azzurri del rugby.
Tutto bene, magnifica la haka nel rispettoso silenzio di San Siro (è fantastico vedere quanto lo spirito del rugby sia riuscito a contagiare veramente tutti ieri) ed anche il match.
Vergognosa la "non decisione" finale dell'arbitro australiano che ci ha negato una meta tecnica sacrosanta.
Il rugby è cambiato, ottantamila persone a vedere una partita della Nazionale, professionsiti in campo che se la giocano così, migrazioni popolari davanti agli schermi (più di 2,1 milioni di persone a vedere la partita di fronte agli schermi di La7 e Sky), sponsor che investono e ci credono, personaggi famosi che fanno la fila per gustare la passerella di San Siro nel giorno del rugby.
Si è' un giorno storico per il rugby italiano, uno sport minore che si costruisce una vetrina maggiore, uno sport antico che si impone allo sguardo nuovo di tanti, che impone uno stile, che richiama la gente ad esserci si, ma in un certo modo.
Ieri l'Europa ci guardava ma questo lo sanno tutti, i più consapevoli di questo erano i giocatori in campo.
Non c'erano solo gli ottantamila allo stadio o i tantissimi di fronte alla tv (recod di ascolti), c'era l'Europa sportiva che ci guardava. Alcuni tenevano al nostro passo falso, alla solita italianata di cui sorridere e denigrare. Tutto bene invece. Tiè. A questo proposito un saluto a tutti, ma proprio tutti, i componenti del Board della Celtic League.
Questo "tutto bene" però non è solo una felice constatazione ma anche un importante impegno che il nostro movimento sportivo si è preso nei confronti di tutti, anche di chi ancora non lo frequenta.
Una cosa importante che potrà anche "spaccare" il nostro mondo del rugby, rimane però un passo avanti. Lasciatemi dire che questo è l'unico tentativo, da molti anni a questa parte, in Italia di emergere dalla nostrana calciofilia, in Europa di dare una risposta seria e forte a tutto il movimento continentale sul "come" essere movimento di rugby fuori dai consueti paesi.
Professionsiti o dilettanti? Tutti e due please, noi ci candidiamo a farlo, abbiamo detto di averne risorse e forze; vogliamo esserci nel gotha senza rinunciare a noi stessi, perchè da San Siro non si torna indietro.
Ora si va a Udine, contro i Campioni del Mondo del Sudafrica.
La Storia è appena cominciata.
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sabato 31 ottobre 2009
RUGBY: ROMA PRETORIANA ED IL RICORSINO, STORIA ANTISPORTIVA DI SPORT....

In questi mesi è successo di tutto e mi riferisco alla battaglia senza esclusioni di colpi per l’ingresso delle due squadre italiane nella Magners Celtic League. La candidatura della selezione denominata Pretoriani Roma, che aveva avuto accesso a scapito dei trevigiani in Luglio, ha visto scoperto il proprio giochetto di carte e politica e le promesse dell’assessore di turno non sono bastate per il loro via definitivo alla avventura celtica (o almeno tali promesse in FIR non valgono ancora come copertura di spese e saldo di bilancio).
Insomma la Benetton Treviso è stata reintegrata al suo posto (diciamolo) e come tale definitivamente confermata venerdi 30 ottobre. Riassunto: Aironi del Po (Viadana & Co.) e Benetton Treviso (diventerà selezione triveneta ? Dogi?) verranno presentati dalla FIR al Board della Magners Celtic League per la loro ammissione al prestigioso torneo.
Su tutto questo aleggiava un fantasmino: Roma farà ricorso??.
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Quindi i Pretoriani Roma chiederanno riammissione, dimostreranno che le proprie carte presentate erano/sono valide ed hanno quindi diritto di ammissione alla competizione europea al posto di … chissà chi?? Mah.
Dubbio sciolto, Roma ha fatto ricorso, anzi ricorsino, anzi …. ha fatto.
Volete leggere i tratti salienti del “ricorso”? Ci ha pensato il bravo giornalista Duccio Fumero a metterli on line e li trovate qui.
Chiedo anticipatamente scusa a tutti i romani che leggeranno il seguito, qui si parla di una Società sportiva non di pregiudizi regionali (o peggio); per raccontarvi quanto segue non mi voglio nascondere nemmeno dietro al campanilismo, infatti quello che è accaduto è molto brutto....a prescindere.
Roma doveva fare ricorso e quindi scrivere una cosa tipo “ Cara Federazione siete tutti un po’ fessacchiotti perché le mie carte sono giustissime, come sarebbe a dire che io non c’ho i soldi? Ce li ho esattamente come gli altri (Aironi o Benetton), eccoli qui in fidejussione e contante”.
Il Pretoriano reclamatore ha invece preferito scrivere una cosa tipo “Cara Federazione, lasciamo stare i fatti miei…posta l’analisi dei bilanci 2008 dell’azienda sponsor degli Aironi del Po …verificati i livelli di EBITDA….. le passività/attività a breve medio e lungo di quella azienda ……loro i soldi secondo noi non ce li possono avere...forse no… o almeno non pare anche se ve li hanno già fatti vedere…insomma secondo noi forse no…insomma buttateli fuori.”
In sintesi il reclamo romano invece di essere una affermazione di se stessi e delle proprie capacità ,così si fa nello sport ed in particolare nel rugby, è una requisitoria contro il Bilancio dell’azienda sponsor (contro l’azienda non la Società Sportiva) di una delle selezioni scelte dalla FIR, contro l’azienda che ha dato il proprio sostegno economico agli Aironi del Po.
Questa cosa è … una schifezzuola e per questo da oggi su questo blog si parlerà di Pretoriani, se serve, ma con la p minuscola. Vi spiego il mio perché.
I pretoriani, non solo hanno così dimostrato che le motivazioni della loro esclusione erano corrette (non è su quelle che hanno fatto ricorso) ma hanno pure dimostrato di essere inadeguati al ruolo che dovevano ricoprire: rappresentare il rugby italiano in Europa.
La cosa che veramente ritengo indecorosa è, non solo la mancata affermazione di se stessi come elemento principe del ricorso, ma soprattutto la denigrazione del Bilancio Societario di una azienda che da anni crede e lavora nel rugby ma soprattutto azienda che ogni anno dà lavoro a moltissime persone e che non ha bisogno di cotanta pubblicità negativa per tirare avanti con i chiari di luna che ci sono.
Rimane comunque il fatto che le considerazioni espresse dai “ricorrenti” romani sono palesemente un “andar per specchi”, tecnicamente una bufala e si configurano più come tentativo di portar zizzania in casa FIR piuttosto che voglia di ricercare la propria riammissione sportiva legittima.
Non c’è stile, non c’è amore per il rugby, non c’è nulla dei valori del nostro sport in un comportamento del genere.
Mi dispiace per i tifosi romani e per tutti gli appassionati ovali della Capitale, la loro passione sportiva indiscutibilmente sana merita ben altri dirigenti sportivi.
Insomma la Benetton Treviso è stata reintegrata al suo posto (diciamolo) e come tale definitivamente confermata venerdi 30 ottobre. Riassunto: Aironi del Po (Viadana & Co.) e Benetton Treviso (diventerà selezione triveneta ? Dogi?) verranno presentati dalla FIR al Board della Magners Celtic League per la loro ammissione al prestigioso torneo.
Su tutto questo aleggiava un fantasmino: Roma farà ricorso??.
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Quindi i Pretoriani Roma chiederanno riammissione, dimostreranno che le proprie carte presentate erano/sono valide ed hanno quindi diritto di ammissione alla competizione europea al posto di … chissà chi?? Mah.
Dubbio sciolto, Roma ha fatto ricorso, anzi ricorsino, anzi …. ha fatto.
Volete leggere i tratti salienti del “ricorso”? Ci ha pensato il bravo giornalista Duccio Fumero a metterli on line e li trovate qui.
Chiedo anticipatamente scusa a tutti i romani che leggeranno il seguito, qui si parla di una Società sportiva non di pregiudizi regionali (o peggio); per raccontarvi quanto segue non mi voglio nascondere nemmeno dietro al campanilismo, infatti quello che è accaduto è molto brutto....a prescindere.
Roma doveva fare ricorso e quindi scrivere una cosa tipo “ Cara Federazione siete tutti un po’ fessacchiotti perché le mie carte sono giustissime, come sarebbe a dire che io non c’ho i soldi? Ce li ho esattamente come gli altri (Aironi o Benetton), eccoli qui in fidejussione e contante”.
Il Pretoriano reclamatore ha invece preferito scrivere una cosa tipo “Cara Federazione, lasciamo stare i fatti miei…posta l’analisi dei bilanci 2008 dell’azienda sponsor degli Aironi del Po …verificati i livelli di EBITDA….. le passività/attività a breve medio e lungo di quella azienda ……loro i soldi secondo noi non ce li possono avere...forse no… o almeno non pare anche se ve li hanno già fatti vedere…insomma secondo noi forse no…insomma buttateli fuori.”
In sintesi il reclamo romano invece di essere una affermazione di se stessi e delle proprie capacità ,così si fa nello sport ed in particolare nel rugby, è una requisitoria contro il Bilancio dell’azienda sponsor (contro l’azienda non la Società Sportiva) di una delle selezioni scelte dalla FIR, contro l’azienda che ha dato il proprio sostegno economico agli Aironi del Po.
Questa cosa è … una schifezzuola e per questo da oggi su questo blog si parlerà di Pretoriani, se serve, ma con la p minuscola. Vi spiego il mio perché.
I pretoriani, non solo hanno così dimostrato che le motivazioni della loro esclusione erano corrette (non è su quelle che hanno fatto ricorso) ma hanno pure dimostrato di essere inadeguati al ruolo che dovevano ricoprire: rappresentare il rugby italiano in Europa.
La cosa che veramente ritengo indecorosa è, non solo la mancata affermazione di se stessi come elemento principe del ricorso, ma soprattutto la denigrazione del Bilancio Societario di una azienda che da anni crede e lavora nel rugby ma soprattutto azienda che ogni anno dà lavoro a moltissime persone e che non ha bisogno di cotanta pubblicità negativa per tirare avanti con i chiari di luna che ci sono.
Rimane comunque il fatto che le considerazioni espresse dai “ricorrenti” romani sono palesemente un “andar per specchi”, tecnicamente una bufala e si configurano più come tentativo di portar zizzania in casa FIR piuttosto che voglia di ricercare la propria riammissione sportiva legittima.
Non c’è stile, non c’è amore per il rugby, non c’è nulla dei valori del nostro sport in un comportamento del genere.
Mi dispiace per i tifosi romani e per tutti gli appassionati ovali della Capitale, la loro passione sportiva indiscutibilmente sana merita ben altri dirigenti sportivi.
lunedì 28 settembre 2009
L'ONORE E' SALVO, IL RUGBY UN PO' MENO (LA FIR TUTTOFARE)

Il campionato è iniziato, dovremmo dire che è iniziato il funerale al Super10 ma almeno possiamo dire che ci possiamo godere il rugby giocato, quello vero, fatto di mete e calci, di avanzamento e di mischia. E’ iniziata una stagione che, in termini di premi finali, di solito i campionati si giocano per quello, ha ben poco da dire. Perchè? Bhe che problema c'è ? Fa tutto la Federazione !!!!
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I posti per la massima selezione europea, la ERC Heineken Cup, quest’anno verranno assegnati d’ufficio dalla Federazione alle Società che verranno scelte dalla Federazione per partecipare alla Celtic League, i posti per l’altra coppa europea, la ERC Amlin European Challenge Cup, verranno distribuiti dalla Federazione a fantomatiche Selezioni territoriali create con il beneplacito della Federazione. Grazie a questo ginepraio la competizione per lo Scudetto dell’anno 2009/2010, gestito non più dalla defunta Lega (ma qui defungono tutti che sia normale?) ma dalla Federazione, è cosa ristrettissima a un paio di pretendenti che hanno squadre stellari mentre le altre otto viaggiano fra il “vorrei ma non posso” e pesanti ridimensionamenti di organico, scelte queste ultime assolutamente comprensibili quando non volessimo dire anche illuminate e responsabili.
La Federazione ha anche pensato ai giovani, eh bhe si eccome che ci ha pensato, da quest’anno quelli che possono pensare di avere un futuro escono solo dalle tre Accademie della Federazione; soppresse quelle dei singoli club, erano troppe, facevano troppe cose, c’erano troppi ragazzi e poi sparse così, su tutto il territorio, facevano sembrare il rugby uno sport diffuso! “Tranqui raga” ci pensa la Federazione.
Insomma, l’avrete capito, in Federazione c’hanno un sacco di cose da fare , non è che adesso potete pensare che possano fare anche il lavoro di una Federazione!! Quindi buoni ragazzi, questi non ne azzeccano una come Federazione ma adesso si sono messi a fare da Club, da preparatori atletici, da organizzatori di super-tornei, da dispensatori di partecipazioni ad altre competizioni, insomma avete un bel dire a lamentarvi: uffa siete i soliti rompiscatole.
Visto lo scenario dondicentrico comprendo quei dirigenti di Club o delle strutture territoriali che da quest’anno telefonano in Federazione anche per sapere se possono andare a fare pipì, un po’ meno quello che lo fanno già da tempo ma, si sa, “ogni scarrafone è bello a mamma sua”.
Poi c’è la Nazionale, ma li ci pensa Mallet: il sudafricano coach visiona accuratamente tutti gli alberi genealogici dei giocatori stranieri e verifica se hanno un trisavolo italiano, et violà la Nazionale di rugby è fatta. Ho visto dei nostri affermati ragazzi che, per candidarsi ad un posto in Nazionale, raccontavano che durante l’invasione napoleonica una loro antenata si era fatta una scappatella con un caporalmaggiore della Grande Armee.
Nonostante questo scenario il rugby sui campi si è visto eccome ed in queste due giornate tutti i Club si sono schierati ed affrontati con tenacia e durezza, se la sono giocata tutta. Il Super10 riserva colpi di scena e risultati impensabili, nessuno si tira indietro. In campo ci va il rugby ed i suoi ragazzi, sugli spalti gli appassionati (quelli veri) e sulle panchine si freme ancora esattamente come prima. Bellissimo sia così ma non se ne aveva nessun dubbio, in campo nel rugby c’è ancora sempre e solo gente sana, gente vera.
L’onore è salvo, il rugby un po’ meno.
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martedì 4 agosto 2009
IL PETRARCA RUGBY E LA CARICA DEGLI SCONOSCIUTI (FINALMENTE)
Può essere stato un sano e dignitosissimo colpo di romanticismo tuttonero ma questo ritrovo di inizio stagione del tradizionalissimo team patavino mi ha procurato un sottile piacere.Il ritrovo del Petrarca Rugby per l’inizio delle attività in vista della stagione 2009-2010 era il 29 luglio, poche dichiarazioni stampa laconiche che dicevano in sintesi “non ci sono soldi, c’è la crisi, stiamo ridimensionando i contratti e poi ci stiamo preparando al prossimo campionato che sarà più da grandi dilettanti che da piccoli professionisti...” ed in fondo a queste dichiarazioni una spirito benigno aleggiava : il vivaio.
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Presutti che torna a fare l’allenatore, la figura del Direttore Generale scompare (risparmio oculato), una dozzina di “campioni prof” che se ne vanno (mica uno) fra loro Bartholomeusz, Domolailai, Giovanchelli, Innocenti, Leaega, Little, Paoletti, Pastormerlo, Rizzo, Rosa e Stoltz (risparmio procurato), ma la cosa più bella questa volta, per una volta, sono gli sconosciuti.
Il Super10 ha abituato agli sconosciuti, arrivavano dalle isole del pacifico o dalle Tre Nazioni, dal Sud America, raramente europei; sconosciuti ma con un passaporto eccellente, personaggi dal buon pedigree che si potevano poi rivelare modestissimi interpreti di un rugby che, se li aveva portati lontano da casa, un motivo lo aveva eccome. Altri sconosciuti bravi lo erano e lo stipendio, decisamente alto, se lo guadagnavano eccome, il problema semmai era pagarlo regolarmente. Non mancavano gli sconosciuti e basta, spesso bravissimi ragazzi ed anche buoni rugbisti.
Mentre gli sconosciuti di cui sopra calcavano i campi di uno scalcagnato Super10, magari guadagnandosi improbabili affinità italiche e quindi una maglia azzurra, i giovani dei nostri vivai si spaccavano le ossa in serie B e A (se andava bene) con la chimera un giorno che magari…chissà…se qualcuno passa di qua…. mi vede e….mah…..chissà.
Con questo andazzo alla ultima triste finale di Super10 entravano in campo 30 giocatori dei quali 25 erano stranieri !!!
Per il prossimo maggiore campionato italiano il Petrarca non è il solo a cambiare politica ma è sicuramente la compagine che, a livello di vivaio, ha maggior credibilità in tutto il panorama nazionale; di conseguenza era, giustamente, la Società maggiormente criticata per la "scarsa" presenza di giovani del proprio vivaio fra le sue fila.
Una dozzina di "professionisti" petrarchini se ne vanno? Ecco allora arrivare la carica degli sconosciuti, questa volta però sono i ragazzi tuttineri, alcuni rientrati da prestiti in categorie minori, che il prossimo anno si dovranno cimentare in Super10 e coppa europee, ecco i nomi : Barbini, Benettin, Billot, Cauda, Chillon (era in prestito a Parma), Favaretto, Mainardi, Marchetto (in prestito ad Alghero), Mazzini, Nardacchione, Ricciardi, Sarto, Sindoni e Trombetta.
Il 29 luglio questi giovani atleti si sono messi in fila sul campo da allenamento del Centro Geremia a Padova con i super-esperti del Petrarca-old-style rimasti alla base ed hanno cominciato a correre; erano in buona compagnia, correvano con Acuna, Ansell, Faggiotto, Galatro, Matteralia, Mercier ed altri giovanotti del Super10 che fu…. mica spiccioli eh !
Il Direttore Sportivo petrarchino, tanto per stonare un po’, ha recitato “ma arrivano anche dei rinforzi illustri...”, chi glielo racconta che il Super10 non c’è più e che solo accidentalmente il prossimo campionato si chiama così? Perdonato perché palesi le sue buone intenzioni.
Dopo aver visto lo spettacolo indecente che la platea del rugby (ovvero la FIR, Dondi ed i dondisti) ci ha propinato con la scandalosa gestione della opportunità Celtic League e le conseguenti vergognose retro-manfrine politiche che ne sono derivate, vedere ora questo raduno del 29 luglio ha rammentato cosa è il rugby, ne ha ricordato la sua essenza.
Un gruppo di giovani sconosciuti si metterà la maglia nera petrarchina il prossimo anno e se la giocherà fino in fondo, altre Società stanno facendo la stessa cosa ed altri giovani aspettano di entrare in campo …..mi piace …..mi metto la lista dei "nuovi sconosciuti" in tasca…….era ora accadesse una cosa così…. e poi chi ha detto che questi nomi resteranno sconosciuti per sempre?? Mandatemi anche le altre liste…...perché c’è del buono. Sicuramente. Forza rugby !
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mercoledì 22 luglio 2009
CELTIC LEAGUE E RITO CELTICO: TANTI DRUIDI MA POCA SERIETA', IL RUGBY PERDE ANCORA.
Qualche giorno per smaltire la "sbornia" da voto FIR ed ecco qui il commento sull’evento rugbistico dell’anno e forse anche qualcosa di più.Della Celtic League ne abbiamo parlato qui e qui ed il giorno 18 luglio il gran Consiglio della FIR si è riunito per scegliere, fra quattro candidature, le due da proporre all’organizzazione nord-europea e fare entrare il rugby italiano nel paradiso del rugby continentale.
Il risultato lo conoscono ad oggi tutti e così anche le impressioni a caldo quindi riassumiamo per le spicce (ce la faremo …uhmmm). Il Consiglio è stato un trabocchettificio dei più intriganti dove il rugby è stato l’ultimo dei pensieri dei 19 consiglieri più il Presidentissimo Dondi che si sono esibiti nell’esercizio di democrazia più alto : il voto.
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Ogni personaggione FIR aveva a disposizione 2 preferenze (perché due ? Mah!) e un consigliere “avveduto” ha chiesto persino lo scrutinio segreto, qui già si doveva capire che qualcuno non pensava a fare “una cosa seria”, ma così si sono concessi i consiglieri.
I quattro in lizza in sintesi : Viadana con il nome di Aironi del Po, Duchi Nord ovest (che avevano dichiarato poche settimane prima che si ritiravano perché non avevano i soldi ma ce li siamo ritrovati misteriosamente alla votazione finale) Pretorians Roma , la cui squadra è un fascicolo cartaceo di promesse (non esiste di fatto) e la cui copertura economica “forse” sarà data da Enti Pubblici (con i nostri soldi insomma) ovvero Comune di Roma e Regione Lazio ed i soliti cattivoni del Benetton Treviso Rugby a rappresentare la culla del rugby italiano, ovvero il Veneto.
La votazione, sapete, dà esito maramaldesco e passano gli Aironi del Po e i romani; questi ultimi passano “alla romana”, giochetti di lobby, voti incrociati ecc ecc.
La piazza veneta insorge compatta ed unita (checché se ne dica) la Benetton stila un garbato e duro comunicato stampa. Il Dondi comincia a fremere, capisce che il pasticcio che lui ha permesso è grosso e minaccia Roma di ogni male possibile (quella di trasferire il 6 Nazioni altrove è carina ed un po’ ci spero); parte anche il fuoco di sbarramento para-romano “i veneti sono si sono fatti male da soli”. La situazione è ancora di fuoco perché alla fine lo hanno capito tutti : non si può lasciare fuori il Veneto dal rugby che conta, altra cosa che emerge piano piano è che Roma non c’entra niente in questa cosa, la votazione le è stata favorevole ma ……..il rugby cosa c’entra?
Lo scandalo si apre ancora di più, la FIR nel votare le due blasonabili ha anche deliberato due commissioni che ne analizzino il rispetto dei requisiti richiesti per essere ammesse al voto !! Ma allora le selezioni erano votabili o no ? Il tam tam dice alto e forte che Roma non ha i requisiti ma che ora (con la nomina in tasca) potrebbe recuperarli sul mercato, peccato che la Benetton Rugby i requisiti li avesse già il 18 luglio come previsto dalla FIR. A che gioco giochiamo ?? Perché Roma e Duchi nord-Ovest erano votabili se non avevano i requisiti richiesti per esserlo? Perché sono necessarie due commissioni per verificare quanto doveva essere verificato prima del voto del 18 luglio in quanto era oggetto di ammissione allo stesso?
La vicenda si sta evolvendo in queste ore fra giochi e giochetti, la sintesi è che tutti prendono coscienza che buttare fuori il Veneto dal rugby è un suicidio per il rugby.
Parte allora la macchina del doppio triplo gioco e del trabocchetto. In prima fila il Presidente Dondi. I giochi sono tutti aperti. Chi va in Celtic League? Ad oggi si può dire : non si sa.
Non è serio. Niente è serio in questa cosa. Non è serio il metodo di selezione delle candidature, non erano seri i requisiti necessari, non è serio aver fatto tutto senza pensare al rugby e prostrarsi e perdersi invece nel politichese esasperato, non è seria una Federazione sportiva che permette tutto questo, e dico tutto. Perché non è serio ripensarci dopo il voto, non è serio adesso escludere chi ha avuto il voto anche se non è serio come lo ha avuto ma c’è chi glielo ha permesso. Non è serio che il futuro del rugby ora sia in mano agli avvocati perché i suoi Dirigenti sono dei nani totali in fatto di gestione del movimento.
Non è serio che la FIR abbia permesso che ora si scateni una guerra interna al movimento che porta già in queste ore a fratture durissime e situazioni assurde in un ambiente conosciuto per il suo spirito di profonda amicizia e rispetto.
Non è serio che il Veneto, culla del rugby italiano, dove ci sono 41 degli 80 scudetti della massima serie disputati, dove solo quest’anno si sono vinti il massimo scudetto (Treviso) gli scudetti Under 19 e Under 17 (Petrarca Padova) e Under 15 (Valsugana Padova) e dove c’è in assoluto la maggior affluenza di pubblico, vivaio giovanile, tesserati ed appassionati, non sia stata ammessa. Non è serio però non pensare al resto dell’Italia rugbistica: tutta intera !
Non c’è nulla di serio ed ora si può auspicare, per risolvere un pasticcio del genere, solo in una soluzione poco seria, squallida e poco seria; perché solo questo può accadere ora.
Quindi ora andrà così ma dopo bisogna venga fatta una cosa seria: si dimetta il Presidente Dondi e tutto questo Consiglio FIR. Grazie di tutto, anche della squallidissima e coraggiosa soluzione finale che nel frattempo avrete trovato; grazie ma tutti a casa perché il rugby, nonostante voi, è una cosa seria.
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giovedì 2 luglio 2009
TRE VOLTE TRE : IL RUGBY NON E' UGUALE PER TUTTI
Il rugby non è uguale per tutti.Tre fatti accaduti uno in successione all’altro, tre situazioni diverse dettate e presentate da tre uomini diversi, tre modi diversi di vivere il rugby, una questione di stile ?? Si, ma anche molto di più: tre modi di credere nelle vere regole del rugby, quelle non scritte.
Uno si chiama Dondi, l'altro Casali, l’ultimo Innocenti. Allora via con il racconto delle tre volte tre.
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Primo uomo : il Presidente della Federazione Italiana Rugby Giancarlo Dondi
La Rugby World Cup Limited boccia il 30 giugno 2009 la nostra candidatura ad ospitare i mondiali preferendoci per il 2015 la solita attrezzatissima Inghilterra e per il 2019 il Giappone (!!). Il mondo ha guardato le recenti vicende della “politica rugbistica” italiana e ci ha bocciati.
A seguito di ciò il Presidente dichiara fra l’altro “….speravo in un’apertura del rugby a nuove nazioni che invece non c’è stata”. Perché il Giappone cosa è ?? Il Giappone non ha mai ospitato un mondiale ed è al 14° posto nel ranking mondiale, l’Italia è al 12°, se noi siamo un “paese emergente” gli omini del Sol Levante lo sono addirittura di più. Da Dondi la solita risposta bluff, la bugia, l’ingannevole surplace, il pensiero rivolto alla politica e non allo sport, la sconfitta che non viene accettata per quello che è. Questo è rugby ?
Secondo uomo : il Presidente del Calvisano Rugby Francesco Casali.
Con un comunicato stampa affisso il 29 giugno 2009 sul sito internet della Società Sportiva, il Presidente della società bresciana dichiara il ritiro del suo prestigioso Club dal massimo campionato di Rugby, il quasi defunto Super10, e l’iscrizione alla Serie A. Motivazione: la crisi economica.
La motivazione viene ampiamente sostenuta nel comunicato ma traspare evidente un calcolo poco sportivo nel ritiro; un calcolo però assolutamente legittimo perché risultante dalle assurde regole imposte dalla Federazione per il prossimo Super10. Un calcolo che potrebbe addirittura puntare a rivedere Calvisano nel più prestigioso Super 12 della stagione 2010/2011.
A Calvisano la possibilità di dover fare il prossimo campionato sotto tono e magari rischiare di retrocedere non piace, per Calvisano non sarà il campo a decidere. Sono finiti i soldi e non possiamo più vincere come prima? Allora andiamo più sotto, li si vince. Poco sportivo, poco vero….poco rugby. Anzi per nulla.
Terzo uomo : il neo-allenatore del VeneziaMestre Rugby Marzio Innocenti
Ex-giocatore, grande cuore petrarchino, l’Innocenti non è ne un eroe ne un santo. Magari tutt’altro. Marzio Innocenti è rugby e punto ma è anche il Dottor Innocenti, otorino-laringoiatra. Il 29 giugno 2009 celebra il nuovo prestigioso incarico nel club veneziano di Super10 con una intervista a Il Gazzettino.
La prima risposta è : “Premiare i giocatori in base all'abilità e al talento, e non per le prestazioni atletiche o per la stazza come fa Nick Mallett sbagliando, chiaro che le due qualità possono sposarsi con il dato fisico. Finirla poi con il malinteso del professionismo, un'illusione dilagata in questi anni nei club, che rischia di danneggiare la vita dei giocatori, molti dei quali sono professionisti solo nel senso che non fanno altro, non in quello che potranno sostenersi giocando”.
Alla domanda “Innocenti ci riveli un particolare della trattativa che lo ha portato a Favaro Veneto”. Ecco la risposta : “Ho richiesto alla Società di allenare in tempi e modi che permetta ai giocatori di studiare e lavorare, anche perchè un giocatore che non lavora né studia mi lascia un po' perplesso…..”
Al centro c’è l’atleta ed il suo futuro, il suo futuro come uomo e non solo nella sua minima versione di rugbista, il progetto segue i ragazzi e non viceversa.
Il rugby educhi alla vita questa la filosofia.
Inutile dire di più …..citiamo Ionesco “Le parole sono macigni, il resto solo chiacchiere”.
Questo rugbista-otorino ha detto parole, nessun altro commento solo un profondo e sincero “Grazie”
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martedì 9 giugno 2009
UN CIN CIN AL RUGBY ....... ED UN CIAO
Il massimo campionato, il quasi defunto Super10, si è esaurito con la finale del 30 maggio e nemmeno una riga è passata su questa tastiera per celebrarne fasti e nefasti.Sono rimasto anche io stupito di me stesso per non aver sentito questa esigenza; gli anni scorsi alla fine di tutto si organizzava una birra con gli amici per parlare della meta più bella e discettare su sostegno e avanzamento, terze linee da rivalutare e piloni da buttare; il miglior brindisi andava alla miglior trasferta, quasi sempre enorugbygastronomica, lo spiedo bresciano e le sconfitte a Calvisano, mangiarsi le mani a Parma dopo aver gustato però i ciccioli e la pasta, ottima la piccola Club House di Venezia.
Troppe delusioni quest’anno per alzare i calici. Non è questione di posizione di classifica. Nessuno è veramente contento di come si sono messe le cose, il futuro del movimento è incerto come mai.
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Nemmeno i trevigiani, accorsi ovviamente in pochi alla finale scudetto che li ha ri-ri-ri-ri-consacrati Campioni d’Italia, sono stati felici di giocarsi una stagione stupidamente lontani 500 km da casa, nel deserto Stadio Flaminio di Roma, contro una squadra più vicina a Treviso che alla Capitale, ultima scelta stagionale di una Federazione oramai allo sbando totale.
Che c’è da festeggiare? Ah già, c’è da festeggiare il Benetton Treviso. Onore al merito : grande Treviso congratulazioni !!! Penso al Federalpresidente, gli saranno venuti i brividi a dover premiare i suoi “nonproprioamici” di Treviso.
Sono i brividi che il Federalpresidente ha fatto venire a noi in tutta la stagione che hanno gettato nello sconforto tutto il mondo del rugby; vede Presidente per i suoi tremolii una soluzione ci sarebbe, una cura che le consigliano in molti e che risolverebbe anche i nostri sussulti: dia le dimissioni. Così, serenamente.
Abbiamo visto un Campionato desolante con squadre piene di stranieri di dubbia capacità che si è concluso in modo desolante dopo che la nostra Nazionale, per tre quarti composta da oriundi e naturalizzati ed in mano ad un allenatore sudafricano che sceglie giocatori su Wikipedia, ha giocato il suo peggior Sei Nazioni guadagnandosi fischi e pluri-richieste di archiviazione del suo Coach.
La politica-rugby è straripante, lo sport-rugby è passato in secondo piano.
Un progetto, secondo me molto discutibile ma oramai c’è, come l’accesso alla Celtic League è stato gestito nel peggior modo possibile portando alla creazione sulla carta di squadre-Franchige e Selezioni senza storia e tradizione, spesso senza pubblico o futuro; le coppe europee, che hanno visto quest’anno alcune fra le peggiori prestazioni della storia dell’ italian rugby in Europa, si preparano forse ad essere appannaggio di altre squadre-franchige e selezioni scelte a tavolino dalla Federazione. Una stagione “sportiva” attanagliata da diecimila problemi prima creati e poi gestiti dalle stesse persone che giocano con il nostro sport come se fosse cosa propria.
La Federazione ha mostrato il suo lato più oscuro, la Lega Rugby è in fase di scioglimento, i club sono fatalisti, spesso senza un euro altre volte senza un giocatore del proprio vivaio che sia sceso in campo dal primo minuto (casi clamorosi e vergognosi in Veneto urlano vendetta).
Mi fermo qui. Qual’era il tema…ah si : cosa c’è da brindare ?
Ho seguito i Tornei giovanili Bottacin e Topolino, ho visto centinaia e centinaia di ragazzini correre con la palla ovale ed andare fieri del loro codice etico del rugby. Ho visto giocare i ragazzi dell’Aquila, venuti dalle tendopoli; allora....per tutti i ragazzi del rugby, dagli Under 7 in su, si brinda per loro !!
Per Lorenzo Sebastiani pilone dell’Aquila Rugby di serie A, morto sotto le macerie del terremoto e per i suoi compagni che si sono prodigati fra sassi e travi sfruttando la propria forza fisica salvando vite e regalando speranza. Si brinda per loro.
Per i tifosi del rugby, un mondo bellissimo che meriterebbe maggior rispetto, prima di tutto dai media. Si brinda per loro.
E’ finita una stagione, siamo si in ritardo ma anche quest'anno si fa un cin cin al rugby, a quel bellissimo rugby che siete tutti voi, che siamo tutti noi.
martedì 5 maggio 2009
RUGBY & POTERE : OVER THE TOP
Cari amici del mondo ovale ci siamo, adesso si i giorni sono contati. Catrastrofica previsione? Irrazionali rinunce alla razionalità? Tranquilli, niente di questo, solo constatazione.Il mondo del rugby attraversa un momento molto delicato, la nazionale si è recentemente schiantata e, soprattutto, con lei si sono schiantate tutte le giovanili, il campionato, la Lega ecc, insomma si sono dissolte una serie di teorie dell’attuale vertice della preposta Federazione (FIR) su come si organizza e si fa crescere un movimento sportivo.
Si aspettavano i correttivi che, come in tutte le storie e vicissitudini di organizzazioni complesse e non solo sportive, rappresentano un indirizzo su come “se ne esce fuori”, prima ancora che una vera soluzione per il quale ci sono tempi sempre un po’ più lunghi.
Decisioni di questo tipo sono segnali che le organizzazioni (sportive e non) danno per definire lo start up di una nuova strategia, aprire un porta al futuro, ri-guadagnare la fiducia degli altri e la propria, attuare una ripartenza, si una ripartenza, questo è il termine esatto.
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Dondi (Presidente della FIR) aveva già annunciato profondi cambiamenti nello staff azzurro dopo il Sei Nazioni e soprattutto pareva davvero costretto (intenzionato ?? mha !!) a ridefinire i contorni di tutta la organizzazione FIR per dare nuovo slancio al movimento.
La notizia, come capita spesso qui per scelta del blogger, non è nuova: la FIR infatti ha sentenziato che non cambi assolutamente nulla.
Mallet, il ct della nazionale, resta al suo posto e così tutti i collaboratori FIR, niente incarichi speciali a nuove figure, nessuna apertura al dibattito sul futuro del movimento. Non disturbate il manovratore sembra dire l’aria plumbea da dirigismo che pare alimentare le scelte del vertice della palla ovale.
La cosa interessante è come operativamente ed in che clima si è arrivati a queste “non scelte” che danno una “non notizia” e presentano un “non futuro” meritandosi titoli “non razionali”.
La tendenza a procrastinare ogni attività è chiaramente, in questo caso, una scelta “politica” dove per definire la parola politica dobbiamo ricorrere al vocabolario : teoria e pratica che hanno per oggetto l'organizzazione e il governo…… .
Non mi dilungo sui termini specifici della cosa e specialmente sulla questione Mallet per la quale potete leggere l’ottimo “Rugby 1823"qui
La politica quindi al di sopra del movimento sportivo, la “ragion del potere” sopra le necessità immediate di una organizzazione che è solo un movimento di associati che fanno quello sport e non è una industria….a meno che qualcuno non pensi che lo debba assolutamente diventare.
La “politica”, elemento indispensabile di ogni movimento sportivo, ha qui preso il sopravvento sul fattore sportivo: il vertice del rugby ha perso di vista il vero obiettivo, ha perso di vista il rugby.
Ho sentito un membro del Consiglio Federale, che forse qualcuno vorrebbe appunto diventasse un Consiglio di Amministrazione, ripetere in imbarazzante successione durante una sua breve “confessione” che lui nulla può fare, che non è determinante, e via così. Io ho pensato, oltre al fatto che se quello è il suo ruolo meglio una gita al Lago di Garda o sulle Dolomiti durante i giorni di Consiglio FIR, che forse il potere politico non solo è dominante ma è sovrastante nella organizzazione della palla ovale.
Ecco perché dicevo che i giorni sono contati, quando in una struttura il potere politico prende così pesantemente il sopravvento, quando non riconosce più se stesso e la mission originaria, quando si dimentica addirittura che di sport stiamo parlando e non di Bond ( anche se argentini ) o di operazioni di venture capital, bhe allora siamo alle porte di un grande cambiamento.
L’unica cosa da fare è capire dove va questo cambiamento e, se distruttivo, provare a dargli un duro cambio di direzione prima che sia il deserto.
Nel nome dello sport, pensando ai nostri ragazzi e alla tradizione del rugby italiano.
Niente altro, perché il rugby è così.
Cosa ne dice Consigliere ? Ci prova? Ce la fa?
martedì 14 aprile 2009
CELTIC LEAGUE: MERITO SPORTIVO ZERO

Dopo i rovesci del Sei Nazioni ed i non esaltanti risultati che da anni sta dando il massimo campionato del rugby, il Super10 , il nostro Presidente della Federazione ha estratto il cilindro dal coniglio ops….chi fa il coniglio ?.....quello con il cilindro….si insomma avete capito.
La notizia non è più una notizia leggetevela qua e qua; insomma il dado è stato tratto da molte settimane, se il nostro rugby non va bene allora si va a giocare tutti all’estero, oh bella !! E così che si cresce.
E dai e picchia e mena alla fine quelli dell’Europa del Nord ci hanno presi; si insomma la Lega del Nord (ehm ehm) .…si dai la Celtic League (si chiama così) detta anche Magners League, dal nome dello sponsor numero uno, ha concesso che insieme alle 4 squadre di super-selezione irlandese, le 4 squadre super-eccetera del Galles e le due super scozzesi ci possano essere due squadre super-selezionate italiane a contendersi la Coppa di cotanta Lega.
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Adesso viene il bello. Come scegliere chi andrà in Celtic League e perché?
Diciamo che con il perché si risolve anche il chi.
Ecco che il super-presidente ha fatto un pochino trapelare i criteri affinchè si formino le suddette selezioni. Ma quali sono i criteri? Qui si potrebbe giocare tre ore con le parole, ci faremmo grasse risate ma andiamo al sodo e versiamo pure lacrime amare.
I criteri trapelati sono : un pacco di soldi da sventolare alla Magners League, circa 7/8 milioni di euro, una batteria di aereoporti intorno al campo di gioco della selezione prescelta, una serie di monumenti fantastici da visitare e strutture alberghiere adeguate, campi da gioco e centri commerciali, molti sponsor importanti a cui faccia gola anche la Baia di Dublino o le ciminiere di Cardiff, una televisione di copertura nazionale che mandi in diretta la cosa.....e avanti così con la lista della “spesa”
Cosa c’entra questo con lo sport ?? Ma dove vivete ??? Questo è lo sport in Italia!! Anzi, scusate…questo è il calcio in Italia….. . Cheeee beeellooooo.
Insomma nei criteri il merito sportivo pare varrà più uno meno una cicca. Nessun parametro di vittoria sul campo, nessun piazzamento in classifica, nessun confronto di preselezione, insomma niente. La ricetta pare essere: metti insieme un pacco di soldi e vinci, la cosa mi sa di Moratti Mourinho Ibra, Galliani Kaka.....
Io ho sempre pensato che per alzare una Coppa o per giocare con quelli più bravi si dovesse vincere qualcosa prima, è una questione di formazione...di cultura...si ….come si dice….cultura e formazione…......sportiva !!
Pensavo che se tutti hanno un strada da seguire ed hanno identiche chanche per crescere allora tutto si muove meglio è così che funziona un movimento......sportivo.
Sportivo/a ecco la parola giusta, scusate ma pensando al Presidente non mi veniva.
Quindi sarà Celtic League, comincerà con la stagione 2010/2011, nel frattempo saranno volate milioni di parole e cambiati chissà quante volte i criteri, cambiati tutte le volte che…. serve …..perchè lo sai già prima dei criteri chi deve andare a giocare con la Celtic League e chi no….(capisci a me)
Fra un anno ci saranno le due selezioni italiane, un pezzo piccolino dell’Italian Rugby sarà abbastanza felice, quella che ha per riferimento la geografia Selezionata, l’altra Italia, tutta l’altra, vedrà altro rugby. Circa una settantina di giocatori giocheranno nella Lega celtica gli altri centinaia e migliaia.....
Quali di questi due sarà il vero rugby italiano ? Credo il secondo, magari sarà brutto sporco e cattivo ma sarà il vero nostro livello di rugby e quello dei nostri ragazzi: insomma il rugby italiano.
Poi ci sarà un altro rugby, quella che va in tivvu, quello della marca di detersivi, della grande banca o della bibita analcolica più frizzante, 70 giocatori (ma quanti saranno italiani???) giocheranno taaaanto beeeeene e magari vinceranno pure qualche cosa (è il minimo sindacale...).
Ma si dai, basta con questo sport, compriamoci un po’ di spettacolo.
Venghino venghino siori e siori compratevi un giretto in gondola, omaggio il parterre del rugby, se comprate anche un giretto al Colosseo vi si da la tribuna centrale. Venghino venghino che quest’anno vinciamo noi……come si sa ?? ……abbiamo comprato il terza linea forte, chiiiiiiii? Il neo-zelandese naturalmente..…ops Presidente scusa non volevo finire così. Riverisco.
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venerdì 27 marzo 2009
VINITALY & RUGBY: IL VENETO E' COSI'
Mettere insieme vino & rugby nel blog è stato una "esigenza di copione", gli accessori della vita di Stefano il Nero sono quelli e di quelli si parla, mai avrei pensato si sarebbero incontrati davvero ed anche spesso.Lo "scoop" fotografico che trovate qui mi è stato passato da un caro amico e grande blogger: grazie Aristide. Lui di vino si si si ma di palla ovale zero zero zero ed allora "guarda qui il tuo rugby dove è finito!!", così mi ha scritto.
A Verona inizia il 2 aprile, e resiste fino al 6, la rassegna più importante d'Italia del mondo del vino, il Vinitaly.
Le foto che vedete sono gli allestimenti esterni del quartiere fieristico in via di realizzazione in questi giorni.
"Veneto Terre de Champions" è il messaggio che parte dal nordest, ma guardate attentamente quale è l'immagine sportiva che rappresenta la terra veneta? L'omino (ehm ehm) in maglia azzurra che vedete a destra sotto la parola "Champions" è il flanker padovano della Nazionale italiana di rugby Mauro Bergamasco. Mauro gioca anche nel club francese dello Stade Francais Paris, quindi perfetta la citazione in francese, di lui abbiamo parlato a lungo qui.
Il rugby è patrimonio del Veneto come il vino, due specialità difficili che hanno in comune valori importanti, questo allestimento è un modo vero di rappresentare tutto il mondo vinicolo veneto, dalla Valpolicella a Valdobbiadene, da Custoza a Conselve, da Breganze a Conegliano, da Soave a Pramaggiore, da Teolo a Gambellara.
Può essere però, soprattutto adesso, un modo assolutamente inaspettato, per far riflettere il mondo del rugby veneto. In questo momento in cui è così fortemente in discussione il futuro del nostro movimento sportivo fra la Celtic League e la crisi di Lega: C'è bisogno che i veneti del rugby si trovino per una volta uniti: Benetton Tv, Carrera Petrarca Pd, FemiCzRovigo, Casinò Venezia dall'alto del Super10 fino a tutte le altre realtà con Verona Vicenza e Belluno, devono sentire che è il momento di portare in campo i valori del nostro sport. Il Veneto deve essere grande laboratorio delle scelte del domani perchè il Veneto è patria del rugby, questa non è una frase ad effetto care Società sportive venete, è una vostra responsabilità. Se vi manca un punto adatto per incontrarvi bhe lo avete trovato: benvenuto al Vinitaly caro Veneto Terre de Champions.
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A Verona inizia il 2 aprile, e resiste fino al 6, la rassegna più importante d'Italia del mondo del vino, il Vinitaly.
Le foto che vedete sono gli allestimenti esterni del quartiere fieristico in via di realizzazione in questi giorni.
"Veneto Terre de Champions" è il messaggio che parte dal nordest, ma guardate attentamente quale è l'immagine sportiva che rappresenta la terra veneta? L'omino (ehm ehm) in maglia azzurra che vedete a destra sotto la parola "Champions" è il flanker padovano della Nazionale italiana di rugby Mauro Bergamasco. Mauro gioca anche nel club francese dello Stade Francais Paris, quindi perfetta la citazione in francese, di lui abbiamo parlato a lungo qui.Il rugby è patrimonio del Veneto come il vino, due specialità difficili che hanno in comune valori importanti, questo allestimento è un modo vero di rappresentare tutto il mondo vinicolo veneto, dalla Valpolicella a Valdobbiadene, da Custoza a Conselve, da Breganze a Conegliano, da Soave a Pramaggiore, da Teolo a Gambellara.

Può essere però, soprattutto adesso, un modo assolutamente inaspettato, per far riflettere il mondo del rugby veneto. In questo momento in cui è così fortemente in discussione il futuro del nostro movimento sportivo fra la Celtic League e la crisi di Lega: C'è bisogno che i veneti del rugby si trovino per una volta uniti: Benetton Tv, Carrera Petrarca Pd, FemiCzRovigo, Casinò Venezia dall'alto del Super10 fino a tutte le altre realtà con Verona Vicenza e Belluno, devono sentire che è il momento di portare in campo i valori del nostro sport. Il Veneto deve essere grande laboratorio delle scelte del domani perchè il Veneto è patria del rugby, questa non è una frase ad effetto care Società sportive venete, è una vostra responsabilità. Se vi manca un punto adatto per incontrarvi bhe lo avete trovato: benvenuto al Vinitaly caro Veneto Terre de Champions.
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