Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
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lunedì 24 gennaio 2011

SORSEGGIANDO SOAVE DOC 2009 TAMELLINI RILEGGO "SOAVEMENTE"

Sono sceso giù, usando terminologia comune, ed ho preso una bottiglia di Soave. Faceva freddo e buio li giù perciò l’ho presa senza tanto star li a scegliere e soppesare, il primo Soave che mi è venuto in mano è venuto via con me, in questo senso questa è stata .…una degustazione alla cieca.
La scelta di un Soave seguiva invece l’onda di un post accattivante della blogger Maria Grazia Melegari (nella foto) che chiedeva “qual’è la tua idea di Soave ?” (ma poi perché lo hai intitolato in inglese Maria Grazia??). La bottiglia in questione doveva accompagnare la rilettura del “dilemma” posto ed aiutare a trovar soluzione.
Quale bottiglia? Ho preso per il collo il Soave DOC 2009 della Azienda Agricola Tamellini.
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La cantina Tamellini si fa scoprire muta e silente, sul web al pari della etichetta della sua bottiglia. 

Il suo Doc è comunque scivolato nel bicchiere veloce mentre titinnavo i tasti della tastiera, bello il suo colore giallo oro con riflessi più chiari e più docili. Il profumo era gradevole, non intenso, non esagerato, floreale appena appena per farsi riconoscere e con un tocco di pera in finale. L’assaggio dimostrava un soave vivo ma anche quanto la componente garganega fosse stata meno determinante. Sapido ma non troppo, leggermente persistente, ingresso brioso con tante leggerissime punzecchiature al palato. Acido solo leggermente nel finale, sapori riconducibili al naso ma senza grazia. In sintesi un vino ancora grezzo, non suscitava particolari sensazioni, senza ambizioni.
"Quale idea di Soave?" Già quale? Io avevo postato li un commento …..bhe eccone qui di seguito alcuni passaggi.
La questione Soave è più che mai viva e la sua presenza in GDO è inversamente proporzionale a quella in enoteca….il Soave è un vino da GDO nella testa della gente…. e pochi ne riconoscono davvero il terroir.” Già perché la risposta oggi è puntare sul terroir, ma anche “…..avere un vino da scaffale GDO è la cosa più ambita in questo periodo, oggi come oggi tutti i principali vitigni ambiscono ad un posticino di anche soli 10 centimetri nella maggiori catene di distribuzione. Il Soave si è votato da solo ad un certo mercato è tempo di difenderlo ed uno strumento di difesa è anche il terroir e chi pensa che non si possa fare terroir in GDO forse è meglio si faccia un giro fra certi IPER-scaffali.
Assaggio il Tamellini e rifletto sul fatto che troppo spesso si trovano in giro vinetti scarsetti marcati “Soave”, ci vuole attenzione alla “identità” anche lavorando sulla quantità.
“Identità”, mi è piaciuto questo concetto ripreso in quei commenti da due astronauti del mondo wine blog.
Prima Angelo Perettiquando all'estero si parla del Soave "di punta", si dice che è lo "Chablis italiano", o cose del genere. Non è una bella cosa essere la copia di qualcuno. Lo Chablis è lo Chablis, e il Soave deve puntare a essere il Soave. Lo snodo è questo: si chiama identità.”
Poi Filippo RoncoDobbiamo lavorare sull'identità di ciascuna parte dei nostri molteplici territori. Prima a livello di denominazione e poi a livello di microzone”.
Parebbe cosa buona il mondo del Soave si desse una scossa.
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2 commenti:

  1. Avevo postato un commento, ma non è giunto a destinazione...
    Ti ringraziavo della citazione ti dicevo che s', la GDO va considerata, a patto di non vederci quei soave vinetti scarsetti a poco più di un euro a bottiglia, come ho visto in questi giorni!
    Grazie ancora!
    MG

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