Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

domenica 28 novembre 2010

RUGBY LAMBRUSCO E FIJI....BENVENUTI A MODENA

Si rinnova ancora una volta lo spirito di questo blog, palla ovale e buon vino e così……

Siamo andati in quattro a caccia di rugby & lambrusco, direzione via Emilia, giornata di sole novembrino; questa è la cronaca di una giornata a Modena e provincia con Italia- Fiji incontro internazionale di rugby e lambrusco in varietà, vitigno emiliano dop.
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Il rugby ha fatto centro, Italia – Fiji era partita da vincere e i nostri l’hanno fatta anche se di marcare una meta non se ne parla. E' stata una questione di calci piazzati, un primo tempo bruttissimo ed un secondo solo sufficiente sono bastati perché, anche se i fijani la meta l’hanno anche fatta, hanno tirato meno calci e di quelli avuti ne hanno infilati meno. Italia 24 Fiji 16 e lasciamo ora a Mallett, impudente coach della nostra nazionale di rugby, sperticare per questa vittoria, nulla potrà mai cancellare la mediocrità della sua gestione del rugby italico. Speriamo la Federugby ci regali presto un motivo per sperare che si può più di così, che il nostro rugby può tornare a farci sorridere, ad essere frizzante e piacevole, come un lambrusco. Altro che la pizza fredda che ci propina lo spocchioso Mallett.
Il dopo partita si è dipanato fra i giusti onori recapitati ai tre monumenti Patrimonio dell’Umanità decretati dall’UNESCO in Modena, Piazza Grande, Duomo e Ghirlandina, ed una cena sapientemente organizzata dal Siro in zona San Prospero, una ventina di chilometri più a nord, provincia profonda, di Modena naturalmente.
La Ghirlandina in verità non l’ha vista nessuno, incappucciata da fantasiosi teli stile "ohcomesonoculturaloide" lei si gode il suo restauro nascosta e silenziosa, tornerà presto a farsi ammirare.
Poi è toccato a lui ! Il lambrusco ha una varietà di vitigni sparsi fra le provincie di Mantova, Reggio nell’Emilia e Modena, di questi ultimi si occupano sia il Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena sia il Consorzio del Marchio Storico dei lambruschi modenesi e chissà perché in Italia un solo campanile non basta mai.
La serata prevede dichiaratamente una esplorazione sulla metodologia operativa per affrontare, chiacchierando sulle magnificenze dei calci di Bergamasco e dei dritto per dritto di Vilivuli, la cucina modenese.
La tavola di questo pezzo di Emilia divaga su tre direttrici: maiale, aceto, lambrusco
. E' ampia, ricca, grassa, opulenta e sontuosa, perfetta per un vino minerale, fresco, sempre giovane, di grado modesto e soprattutto frizzante. Modena ama il suo lambrusco come questi ama la sua Modena.
Si srotola il menù: entrano in scena gnocco fritto ed affettati, tigelle e formaggi cremosi, due divagazioni di confine con lo strolghino prima (eccellente) ed i tortelloni ripieni di zucca poi. Un pinzimonio timido ed alcune gocce di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena guardano passare un guanciale commuovente ridotto su polenta.
Quale lambrusco per cotanta occasione? I tre re che scegliamo si sono spalmati nella serata con vena competitiva: prima il LAMBRUSCO DI SORBARA vino spiccatamente di buona beva, di colore viola, vinoso ma non troppo, fruttato con la sua fragolina sempre presente ed un profumo delicato a farle da contorno. Scorre il menù e guardando verso la tradizione arriviamo al LAMBRUSCO MARASCONE, ovvero laddove le uve di sorbara, salamino e grasparossa si incontrano e danno luogo ad un vino scuro come la notte che rilascia gusti più intensi e carichi, frutta nera pesante, profilo molto secco, c’è più “terra” nel marascone.
Il finale lo lasciamo gestire ad un LAMBRUSCO SALAMINO DI SANTA CROCE che ci fa conoscere un lambrusco più elegante sia al naso che all’assaggio, fine, meglio strutturato, il frutto è più delicato ed il passaggio sul palato armonioso. Un capo d’elite.
Giornata ricca di emozioni per gli audaci della spedizione emiliana: Siro, Stefano Il Nero, Luca e Claudio, quattro amici ed appassionati ovali in giro per questa Italia sempre così dolce ed affascinante, inseguendo le tracce del nostro rugby e le tradizioni della nostra gente.
Grazie Modena, grazie di tutto.

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venerdì 26 novembre 2010

L'ETICHETTA AMMALIA , IL SONDAGGIO PARLA CHIARO LA BOTTIGLIA SPESSO NO

Vi è mai capitato di dire “Buono questo, da provare” indicando una bottiglia e poi ricordarvi che in verità quella bottiglia è forse la seconda volta che la vedete e sempre con il tappo rigidamente serrato sul collo ? Niente di male tutto nella norma.
Cioè, come degustatori e opinion leader del vino, la cosa è di una certa gravità ma lo dicono le statistiche: l’etichetta ammalia.
Più delle curve della Bellucci, più di una corsa di Jonah Lomu, più del barbisio di Raul Bova, l’etichetta di una bottiglia in un wine-lover può istigare alcuni dei peggiori istinti, dimenticanze e bugie, ripensamenti e pentimenti.
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Buono questo, da provare” ….poco dopo arriva la rimembranza e con essa il pentimento, vi ricordate che era una fetecchia o un vero nulla di speciale, vi viene in mente che il profumo di fiori era scialbo o il perlage decadente, ma però quella etichetta che bella che è, con lo stemma araldico o il disegno naif giusto sotto il nome “brunello” o “barolo” o “amarone” ….ma come si fa …e poi quella citazione latina proprio li davanti….ed il carattere “lucida calligraphy” o il “century gothic” che eleganza!
La statistica parla chiaro e, ringraziando il portale “i numeri del vino”, cito un breve riscontro sull’impatto della confezione nel mondo del vino, una analisi su 500 persone poste di fronte alla scelta di acquisto su vini mai assaggiati prima:”L’aspetto esteriore della bottiglia ha la sua importanza. Il 40% dei consumatori analizzati ha considerato l’etichetta, mentre soltanto il 30% ha considerato l’origine e la classificazione del vino. Anche il colore della bottiglia ha la sua importanza (20% dei consumatori), mentre il 12% danno anche peso alla forma della bottiglia. Quindi, sommando i tre parametri relativi al confezionamento (forma, colore e etichetta), arriviamo al 70%.”.
L’etichetta è parte del prodotto, oggi come oggi, nella tremenda società dell’immagine che viviamo, un abito forse può non fare il monaco ma un buon vino magari si.
Una volta in più ci tocca tirar le orecchie alle troppe cantine che pensano alla propria etichetta come ad un sintomo di produzione più che ad un biglietto da visita, insomma cari produttori il brand e lo stile oggi sono ineludibili se si vuole fare strada ma una etichetta deve dire/dare di più !
Diciamoci allora una cosa : l’etichetta è prima di tutto una fonte di informazioni per il consumatore oppure uno specchietto per le allodoline o peggio un sistema per “acchiappabischeri”?
Posta così la questione dimostra un suo lato “forte” al quale pochi grandi produttori sono arrivati : l’etichetta è una grande occasione per i produttori stessi per educare i clienti al consumo, al consumo di cose buone, fatte con i dovuti crismi, selezionate con cura, insomma l’etichetta potrebbe essere un metodo di selezione nel mercato messo a disposizione del consumatore. L’etichetta in questo senso potrebbe essere elemento meritocratico o almeno secondo me andrebbe imposta così per la maggior parte delle nostre bottiglie e diciamo sicuramente per le DOCG, come minimo.
Ho rigirato in mano molte volte eleganti bottiglie ricoperte di lussuose etichette e mi sono fermato a leggerle, spesso ho trovato un vuoto oltre il simbolone o il parolone, ed una inesauribile dose di furberia.
Bono ‘esto, da provare bada …percheeeee??? Ma l’hai vista l’etichetta ???? Ecche voi trovare con una etichetta così….i’meglio….ovvio no ?”.
No.

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martedì 23 novembre 2010

L' ALTRA TOSCANA IMPORTANTE: LUPICAIA 2000 IGT


Un colore scuro come la notte più buia, una densità apparente che non lascia dubbi, un naso forte intenso ma largo, più che corposo è più giusto definirlo “importante”, profumi di frutta rossa accentuata ed una spiccata vena di dolce, è un rigagnolo di dolcezza in tanta aggressività.
Al naso è anche un po’alcolico ma solo poco poco, del resto il volume fa quattordici, mica noccioline….anzi si anche un profumo di noccioline, bruciacchiate però.
Passiamo all’assaggio, ha un ingresso appunto “importante” si da le arie di alcuni nobili vini rinomati che si coltivano poche decine di chilometri più a sud, persistente, smaccatamente minerale con note vanigliate e tannini in quantità, decisamente strutturato ma sempre composto, ostinato nella sua complessità fin sul suo finale: ampio, veloce e grave.
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Si sente il tocco di Merlot (10%) in questo uvaggio a base di Cabernet Sauvignon (90%), gli evita una struttura tutta muscoli tipica di certa altra ammirata Toscana.
Il mio Lupicaia IGT Toscana del 2000 faceva capolino dallo scaffale da tempo, avevo deciso quando ve lo avevo coricato che gli avrei regalato un po’ di anzianità e così è stato: ha superato la prova in maniera brillante.
Al Castello del Terriccio il Lupicaia è un vino di punta, si produce dal 1993 ed è il prodotto della svolta della tenuta dopo il suo passaggio al Cavaliere Rossi di Medelana, uomo noto al mondo, e non solo quello vitivinicolo, per la sua impareggiabile vocazione alla vita, uomo handicappato, ed al successo. Devo farmela raccontare la sua storia, Africa, Australia, la tenuta, il grano ed il vino. Wow!!
La mia bottiglia del 2000 una delle trentamila prodotte, ha giocato in barrique per 18 mesi, è andata in vetro nel luglio 2002 (così dicono le cronache). Il suo nome prende le mosse proprio dal “lupo”, la lupicaia è terreno di caccia al lupo, ora ci sono i vigneti, meglio così, conosco dei lupi io (ed anche voi) che meriterebbero si una caccia aperta, ho in mente un paio di posti io da segnar a “lupicaia”…..
Comunque a me questa Toscana “importante” è piaciuta molto, adesso buona caccia anche a voi.
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giovedì 18 novembre 2010

WINE WEB & WINE BLOG: NON VA TUTTO BENE ...MADAMA LA MARCHESA


“Maso rispose che le piú si trovavano in Berlinzone, terra de' Baschi, in una contrada che si chiamava Bengodi nella quale si legano le vigne con le salsicce……e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d'acqua”
(G. Boccaccio - Decamerone)


Salve popolo lettore , sei abbastanza rassicurato ? Sei felice, leggiadro, aureo e rilassato ? Hai visto come tutto va bene nel vitivinicolo? Ma come non li leggi i blog del vino ? Un florilegio di mostre (belle), degustazioni (ottime), nuove guide (interessantissime) e complimenti in formato espanso per chiunque, ma veramente chiunque. Popolo lettore stai sereno va tutto benissimo, sei arrivato nel Paese di Bengodi.
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Ninuno lamenta problemi settoriali, tanto meno una mostra/fiera/degustazione andata male, nessuna guida dice stupidaggini e nessun vino è proprio da buttare via, le degustazioni a tema poi, bhe di quelle è scritto sempre bene; se queste ultime poi propongono vini esteri allora qualcuno apre al visibilio declamando sensibilità tutt’ora sconosciute al settore vitivinicolo, avanguardie declamanti dichiarazioni del tipo “altro che i tannini questi c’hanno il wi-fi!”.
Non ci avete capito niente? Ah bhe, chi ogni tanto passa da questo blog ha già capito: mi lamento della piattezza degli argomenti che la rete propina ai wine-lovers, mi lamento della mancanza totale di idee, della mancanza di dibattito su un qualsiasi povero, misero argomento.
La stessa schiera di wine-blogger che fino ad un paio di anni fa sciorinava idee e rendeva frizzante il wine-web ora partorisce figli unici (tutti perfetti ed educati) a ripetizione, ogni vip-wine-blogger sta poi ben attento a non considerare la esistenza del vicino di blog.
Ognuno dei vip-wine-blogger ha movenza di chi è convinto di essere l’unico wine-blogger al mondo, dietro e davanti ad ognuno di loro sono tutti convinti vi sia un cartello: “Hic sunt leones”.
Qualche scossone qualcuno lo da e c’è forse qualche eccezione, ma non basta.
Approfondiamo però un passaggio e parliamo dei “casi patologici”.
Parliamo di coloro che si lamentano a tutta voce, anzi a tutto blog, del fatto che il mondo del vino non tiene abbastanza in considerazione la rete, per loro la vita dovrebbe essere un buzz o un twitter ed i viticoltori invece si ostinano a zappare la terra.
In verità la wine-rete di oggi è noiosa, dice sempre le stesse cose, pare sia diventata, grazie ai troppi blogger che si occupano di marketing invece che di vino, “solo” (spero di sbagliarmi) un modo per abbindolare clienti
Più i contenuti decadono in una noia mortale più gli amici di cui sopra pensano che la rete sia davvero interessante per tutto il mondo vitivinicolo, perché ? così, alla Totò, “ a prescindere”.
La patologia è evidente, nella loro mente da tempo l’I-Pad si è sovrapposto alla bella immagine di vigna che avevano un tempo, il mezzo ha ampiamente superato il fine, l’obiettivo non è "il gusto" ma la vendita ed ecco allora arrivati puntuali i salamelecchi in rete, per chiunque.
Cari amici wine-blogger bravi ma noiosi svegliatevi! Il wine-web non è un immenso contenitore pubblicitario e trattarlo così è il modo migliore per ucciderne l’esistenza minandone la credibilità. Il blogger è nato per dire, discutere, rilanciare ed amplificare, il wine-web o è una “comunità” espansiva e sapida o perde il suo senso originario, perde il segreto del suo successo, la solitudine non è web.
La community oggi non è tale e, senza community, non c’è www che tenga.
Pensateci.
Adesso fate pure tutto il silenzio che volete, io la mia l’ho detta, senza tema: qui non va tutto bene…. madama la marchesa.
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venerdì 12 novembre 2010

DUCA DELLA CORGNA, TRASIMENO GAMAY DOC 2003. IL BUCOLICO.


Castiglione del Lago è un paesino molto bello; situato in provincia di Perugia su di un lungo promontorio che entra nel Lago Trasimeno, Castiglione è una cittadina ricca di storia e di minute tradizioni. Fateci un giro, visitate la Fortezza, la bella cinta muraria il centro storico e soffermatevi sul Palazzo dei della Corgna, i signori castiglionesi dal cinquecento in poi.
Lo so che avete già capito tutto, ovvio che si, a Castiglione sul Lago c’è anche una prestigiosa cantina umbra: Cantina del Trasimeno.
Girovagando fra storia e tradizione il Trasimeno ci ha portato in Francia, anzi no a Castiglione….insomma…tutti e due, l’assaggio però è ormai italico: Duca della Corgna Divina Villa Trasimeno Gamay DOC 2003.
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E’ intitolato al Duca della Corgna la linea vini più raffinata della Cantina del Trasimeno ed il perchè ora vi salta all’occhio. Compiendo il docile abbinamento fra l‘assaggio sopra titolato e la storia del luogo si intuisce che furono proprio i Corgna, esattamente Corniolo della Corgna nel milletrecento circa, ad importare questo vitigno autoctono dalla Borgogna e farne materia di vanto umbro.
La storia comunque c’entra ancora con questo vino che si fa , dichiara la Cantina, con “circa 12 mesi in barriques di rovere francese collocate nelle storiche cantine del Palazzo cinquecentesco del Duca della Corgna a Città della Pieve”. Verità o suggestione ? Però è bello.
Finita l’epopea del barriques il nostro Trasimeno Gamay si fa altri sette mesi in bottiglia, santa pazienza!!!
La bottiglia prelevata ed assaggiata, una delle trentamila di questa qualità prodotte dalla Cantina del Trasimeno, è un buon 2003 con un grado alcolico dichiarato a quattordici ed una versatilità all’assaggio non comune.
Diciamo subito che aprire questa bottiglia stata una idea decisamente felice, bella cosa davvero.
Colore rosso scuro anzi di più diciamo carico, quasi Nero, l’occhio vede un vino di buon corpo, media densità, il colore profondo e deciso che quasi intimidisce.
Il naso rivela una bella esperienza: profumo caldo, tondo, pieno, carico di note di bacca rossa, bello! Finalmente scivola sul palato, ingresso amabile ma subito diventa sfuggente e calibrato. Alcol sempre ben nascosto per questo Gamay che si dimostra ricco di sapori ampi e pieni, un vino saporito! Persistente solo in apertura poi subito ritorna in armonia e sprigiona un bouquet fatto di terra e di vite bagnata. Un vino bucolico in equilibrio con se stesso: non è aggressivo e non è leggiadro, non è troppo pungente e non è nemmeno troppo amabile.
Per viverlo veramente questo Gamay bisogna anche saperci stare insieme e se lo fai scatta la scintilla, eccome che scatta. Parola di Stefano: Il Nero
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sabato 6 novembre 2010

LA FOTO DELL'ANNO DEL RUGBY MONDIALE PARLA AL CUORE


Chi mi conosce sa che questa cosa mi regala una grande emozione e non posso fare a meno di lasciarvela e soprattutto lasciarla qui ad alcuni amici che so transitare da questo blog e che si faranno con me una serena lacrimuccia.
L’IRB (International Rugby Board), ovvero l’organismo internazionale del rugby, ha scelto la sua foto dell’anno che sta volgendo al termine (vedi qui sopra).
Scattata nell'orfanatrofio di Kolkata in India la foto raffigura un gruppo di ragazze ospiti della struttura che giocano a rugby per la prima volta. Mai un pallone da rugby mi è parso nelle mani più giuste.
Gira l’ovale nelle mani di queste sorridenti ragazze immortalate da Richard Lane che ha intitolato la sua foto “Bengal Khuki”.
Il mondo sarà più bello quando di queste ragazze potremo vedere solo quel sorriso, quel sorriso oggi regalato da quella palla ovale ma che domani potranno mostrare guardando alla loro vita.
(Clicca sulla foto per vederla ingrandita )
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domenica 31 ottobre 2010

IL LAMBRUSCO DELLO ZUCCHI: PIACE IL SUO SORBARA DOP


O è grasparossa o è salamino o è sorbara, non si scappa, si parla di lambrusco.
Fermarsi nei dintorni di Modena e chiedere di vino, ti mandano a San Prospero, quando sei li ti dico io dove fermarti: vai a trovare il Davide Zucchi.
E’ il Sorbara il vitigno che fa fieri i modenesi del vino, il suo vitigno vive bene a contatto con altra varietà ovvero il salamino, il Sorbara infatti è varietà delicata e la DOP per questo chiede questo affiancamento, questo sostegno. Vino della tradizione emiliana si, ma fatto con la testa, disciplinari ordinati richiedono questo sano realismo. Uno sguardo allora all’assaggio del Lambrusco di Sorbara DOP Az. Agr. Zucchi.
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La cosa bella quando arrivi in Azienda Agricola Zucchi è che ti accoglie la giovane erede, la nuova generazione sta facendo ingresso in azienda e, racconta il babbo, si occuperà anche delle cose di cui non può più fare a meno: un po’ di internet, marketing, immagine.
Questi Zucchi vedono distante.
Oltre centomila bottiglie prodotte ogni anno, oltre la mezza dozzina le varietà a catalogo, dagli Zucchi si respira aria di tradizione, orgoglio per i propri clienti tedeschi che “sono precisi e sanno quello che vogliono” ed una buona dose di amore per le cose che vengono da lontano ed andranno lontano, perché di lambrusco stiamo parlando:”al vén é la tatta di vic'”
La terra di Emilia è lambrusco, ovvero il contraltare della romagna di sangiovese, il lambrusco è un vino frizzante, vivo, sincero, di bassa gradazione, 10,5 quelli del sorbara dello Zucchi, un vino che sprigiona il sapore della tradizione popolare, è un vino da casa e da chiacchiera e, tanto per concludere la fase declamatoria, “Ban vén fa ban sangv”.
Versiamo questo lambrusco dello Zucchi e si sprigionano le mille bollicine raccolte compostamente ed ordinatamente in schiuma elegante e non eccessiva. Il colore è rosso rubino, acceso, vivo.
Al naso è aperto e scorrevole, senza alcol in piena evidenza, intenso e frizzante (ma non troppo), un evidente profumo di violetta ma è ancora più evidente il passaggio di fragola.
Il primo palato è lambito in maniera gradevole e senza eccessi dalle bollicine, quindi si apre in bocca e rilascia i profumi di cui sopra; una apertura ampia per un vino che si farà notare per una media persistenza e che si dimostra per tutto quello che vale solo quando arriva ben sotto il palato con un giro di fragolina determinante. Finale senza fuochi di artificio, come deve essere, una chiusura breve e discreta.
Il Lambrusco di Sorbara dello Zucchi è vino ad alto contenuto di esperienza, una bevuta gradevole ed un profumo altrettanto discreto. Va bene così.
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martedì 26 ottobre 2010

TIMORASSO BRUT "CHIAROR SUL MASSO " CASCINA I CARPINI. INCONSUETA ELEGANZA.


Raccolto molto volentieri il garbato ed intelligente appello fatto da Andrea Petrini dal suo Percorsi di Vino eccoci al Tasting Panel di una invenzione della natura molto ben intepretata dalla tortonese Cascina I Carpini : Timorasso Spumante Brut Chiaror Sul Masso.
Gli interpreti dell’evento si sono fatti aspettare un po’ ma alla fine si sono finalmente materializzati con me a tavola, con Cristina ed Eliseo tasting panel a tre con cena appropriata e calice in mano. Tre tipi di valutazione: analisi generale consueta, analisi a punteggio per la quale abbiamo ancora una volta usufruito della scheda di valutazione di Tigullio Vino e, per finire, emozioni personali.
Ecco i risultati del nostro assaggio
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Prima alcune note tecniche raccontateci direttamene dai Carpini “Chiaror Sul Masso è un Vino Bianco Spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol…… l’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008…….estrazione a Freddo…. fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente……la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione…… rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 201. Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie”. Numerate aggiungo io che, se non è solo uno sfizio del momento, credo sia una buona idea da proseguire in futuro.
Colore giallo paglierino con riflessi verdini non intensi e perlage carico e deciso, al naso delicatamente fruttato con un tocco di mela garbato ed elegante che lo rende per nulla ordinario, un po’ più sfuggente al passare del tempo. Assaggio con inizio di garbata bollicina, discreta, buon ampiezza per la ripetizione del tocco di frutta solo leggermente acerba, equilibrato, persistente, si apre molto bene al primo tocco e si chiude molto lentamente ma con robusta decisione, rilascia “ un sapore intenso di fragoline di bosco” (Cristina) ed un buon tocco di amarognolo che lo rende invitante al sorso successivo.

Ecco il punteggio medio di valutazione delle tre schede dei partecipanti:
ESAME VISIVO (min 1 max 3) : 2,7
ESAME OLFATTIVO (min 1 max 5) : 3,7
ESAME GUSTATIVO (min 1 max 7) : 5,3
IMPRESSIONI GENERALI ( min 1 max 5) : 4
VALUTAZIONE DEFINITIVA : 15,7 /20

Ancora un po’ di lavoro per affinarlo al palato ed il gioco è fatto.
Una esperienza di delicata gradevolezza, “lo aspettavo più secco…mi ha sorpreso..” (Eliseo) e non è solo poesia il commento di Cristina “ ricorda una brezza primaverile …disseta come la rugiada mattutina”.
Un ottimo lavoro dei Carpini per questo Timorasso da noi interpretato al pasto con carne bianca ma che può fare tranquillamente da apripista e/o da aperitivo della sera.
Questo Chiaror Sul Masso piace, piace eccome
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sabato 23 ottobre 2010

"IMPUTATO WINE-BLOGGER SI ALZI" - QUESTA E' LA STORIA DI UNO DI NOI (e se fosse vera?)

Scrivere un racconto che parla di wine-blogger e poi chiedersi: ".... se fosse veramente accaduto?" Infatti è accaduto che un blogger ha scritto un racconto che parla di wine blogger e poi si è chiesto................

Fabio è prima un amico poi abbiamo la comune passione per il vino ed il suo mondo, lui fa il giornalista, scrive ed anche bene. Fabio ha un suo blog dove parla di vino, quello è altra cosa però, ci tiene molto, è il suo spazio di libertà, se ti va lo leggi altrimenti te ne puoi andare, lui non cambia la sua linea in base ai click. Questo è mestiere altrui. Fabio fa il giornalista, tiene un suo blog e scrive di vino. Quando mi ha telefonato tempo fa non era solo arrabbiato, la rabbia è scevra da ragionamento, la rabbia è agnostica, Fabio era deluso. L’ultima suo clic sulla tastiera gli aveva procurato una lettera dell’Ordine dei giornalisti, pensava ad un invito al solito convegno oppure una assemblea “ma non l’abbiamo appena fatta.…!”. Non si aspettava una denuncia.
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Leggeva a voce alta Fabio:“L’Ordine dei Giornalisti con prot. 2015896TS ha ricevuto una segnalazione del Collega Terenzio Sestini ….relativamente ad un Tuo articolo pubblicato sul tuo blog………per il quale Ti troveresti in conflitto di interessi essendo i produttori dei vini citati, tuoi amici ….posto che potrebbero concretizzarsi le violazioni degli artt. Legge Professionale del 1963 e delle disposizioni contenute nella Carta dei Doveri del giornalista 8/7/93……..far pervenire tutti i chiarimenti, documenti o mezzi d prova ai fini della valutazione …… per la attribuzione di eventuali provvedimenti disciplinari…….
Fabio ha molti amici nel mondo del vino, perché quello è un po’ di più del suo lavoro, è il suo mondo. Fabio aveva scritto sul suo blog del vino di alcuni amici, aveva scritto di assaggiarlo, l’aveva scritto sul suo blog ed ora rischiava la professione, per la denuncia di un collega. Una tristezza. Quando a me è scivolata la battuta “Forte quel Terenzio, nell’epoca di Santoro e Fede, il fazioso in conflitto di interessi saresti tu?”, Fabio finalmente ha riso.
Eh già forte quel giornalista Terenzio, giudice e giustiziere di giornalisti sprovveduti, forte quel Terenzio ma di blogging capisce nulla.
Così Fabio si è preso la delusione sotto il braccio ed ha cominciato a scrivere, a buttar giù il testo per l’Ordine dei Giornalisti, si è messo a ragionar con l’avvocato ed a rileggersi sconsolato la sua creatura graffiante e libera: il suo blog.
Qualcuno magari pensa che è forte quel Terenzio che ha dato in braccio al destino la madre di tutte le domande ovvero “può un giornalista fare blogging?” o peggio “chi non è giornalista può scrivere?”; ma io dico no, Terenzio non aspirava a tanto, forse ha pensato solo di giocare un po’ a guardia e ladri ma anche li sbagliava si era sentito giudice, “il ladro è Fabio” ha sentenziato. Un gioco forte, in palio il lavoro di Fabio. Forte questo Terenzio che si è sentito un po’ guardia e molto giudice, modaiolo.
Fare blog è cosa epocale” ha pensato Fabio, “guarda per un post che parla di vino su un blog cosa può accadere”. L’ho pensato anche io, lo sappiamo tutti. Forte Terenzio che….lo sa?
E’ stato quando Fabio ha capito che il gioco si è rovesciato, quando ha capito proprio quello che il Sestini non aveva capito, che ha vinto. Così Fabio si è giocato la carta della realtà: internet esiste non lo puoi spegnere, il blogging non lo spegni. Neanche tu Terenzio ce la fai.
E’ così che Fabio ha vinto la sua sfida, ha messo tutto dentro un plico, tanta carta, poi l’audizione e la lettera successiva che l’Ordine gli ha mandato diceva “…..archiviare il procedimento nei confronti di Fabio Notabili non sussistendo elementi di fatto e di diritto per l’apertura di un procedimento disciplinare a suo carico…..”
Già perché “il blog in esame non è registrato come testata giornalistica e non è neppure uno strumento di vera e propria informazione, essendo piuttosto una bacheca personale di discussione su argomenti personali e attinenti il mondo del vino”. Non sarà di un tribunale ma la sentenza è storica; gli hanno anche detto che “ha operato in piena trasparenza e…..” e via così in una sequenza di lazzi che un buon giornalista d’epoca indicherebbe con termine “tripudio”.
Forte Fabio che ha preso per mano la sua delusione di giornalista e ne ha fatto un caso giornalistico, forte Fabio che ha fatto dire al suo Ordine che il blog è libero di essere onesto. Forte Fabio per come ha creduto nel suo lavoro. Terenzio? Bravo bischero.

Signor giudice noi siamo quel che siamo
Ma l'ala di un gabbiano può far volar lontano
Signor giudice qui il tempo scorre piano
Ma noi che l'adoriamo col tempo ci giochiamo
(Roberto Vecchioni)
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mercoledì 20 ottobre 2010

AMLIN ERC CUP OVVERO LE BATOSTE EUROPEE DEL RUGBY ITALIANO: UNA PARTECIPAZIONE DA RIPENSARE


Ho fatto silenzio sul rugby ultimamente, mi sono messo a guardare, a cercare di capire le nuove impostazioni come andavano, cosa generavano.Tutto nuovo quest’anno per la Celtic League della bella Benetton Treviso e degli Aironi che però non volano proprio.
Tutto vecchio ed alla vecchia per il “nuovo” Campionato Eccellenza che l’unica differenza da quello dello scorso anno ce l’ha nel nome, non si chiama più Super 10 e credo, visti i risultati, sia solo per motivi scaramantici.
Occhi puntati proprio su questa Eccellenza, questo campionato piccolo piccolo ma anche un po’ vero che però ha abbassato in maniera sensibile l’asticella della qualità tecnica e dello spettacolo.
Le nostre squadre di Eccellenza dopo il ridimensionamento soprattutto economico ed il passaggio di fatto al semi-professionismo (o al semi-dilettantismo dipende da che punto si guarda…), hanno anche cominciato il loro viaggio nella coppa europea Amlin Challenge Cup. Ah che dolore !!!
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Petrarca, Crociati, Rovigo e Cavalieri Prato hanno giocato tutti le prime due partite contro le squadre europee del loro girone rimediando, complessivamente negli otto incontri che hanno disputato, una di quelle batoste che devono far riflettere.
Non inganni il fatto che Prato sia riuscita a vincere una partita, il problema non sono le sette sconfitte ma come sono maturate.
Ben 90 punti complessivamente fatti dalle italiane e 369 subiti, 6 mete fatte e 51 subite, il tutto in due soli turni di campionato europeo. Punto e basta ed è inutile far finta di non vedere.
Non ha senso così, non ha senso catapultare quattro squadre di volonterosi semi-prof, spesso anche meno, a farsi dare potenti scoppole da titolati teams inglesi e francesi; non ha senso collezionare sconfitte del tipo 56 a 9 (il Petrarca perde dai Sale Sharks) o 90 a 7 (il Rovigo si inchina davanti a Gloucester Rugby) solo per dire “ci siamo anche noi”.
Sappiamo tutti che il problema dei club italiani è la pecunia ed anche quella che rilascia la Amlin Cup fa comodo, la cosa non si può biasimare in nessun modo ma così non si fa il bene del rugby.
Piazze ex-prestigiose come Padova e Rovigo collezionano da anni sconfitte memorabili facendo dimenticare tutto d’un botto avventure di altri tempi con i mitici “quindici” del rugby italiano: della Colonna, del Presidente o Dogi che fossero.
Questa partecipazione va ripensata, è indegna e disonorevole ma le società sportive italiane non ne sono in nessun modo colpevoli.
A queste ultime servono i soldi (ahi ahi) ed al movimento del rugby un minimo di protagonismo sportivo sulla piazza europea, bisogna trovare un punto di incontro.
Sono le franchige locali stile irlandese la soluzione? Potrebbe essere una via da valutare, bisogna cominciare a discuterne, un intervento va fatto. Subito.
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