Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

domenica 11 settembre 2011

SERPRINO DOC DI COLLE MATTARA, LA STRADA E' BUONA

Ogni estate ci casco con l'assaggio di un serprino, anche questa, a dimostrazione che spesso tutto cambia anche se nulla cambia, mi ficco nella consuetudine ma questa volta mi "appoggio" appena sotto il Monte della Madonna: Azienda Vitivinicola Colle Mattara.
Una battuta prima però: il perchè tutti chiamano prosecco anche il serprino che spesso si trova sulle tavole, anche padovane, è una quisquilia che costa alla economia dei Colli Euganei qualche soldino e moltissimo prestigio. Inutile avere delle DOC se poi il  territorio ha come strategia l'appoggiarsi ad altra denominazione perchè questo banalmente significa non avere un marketing di territorio (quindi non avere territorio). Con questo piglio inizio, in punta di piedi, a parlar di Colli Euganei e mi fermo qui, ci ritorneremo su questa cosa.
L'assaggio è, appunto, una delle diecimila bottiglie di Colli Euganei Serprino DOC di Colle Mattara
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Ripeto quanto ho già scritto qui citando il disciplinare del serprino : "Il vino «Colli Euganei» con la menzione tradizionale «Serprino» deve essere ottenuto dalle uve della varietà Prosecco; possono concorrere le uve di altri vitigni a frutto di colore analogo non aromatici, purché raccomandati o autorizzati nella provincia di Padova, presenti nei vigneti, in ambito aziendale, in misura non superiore al 10% del totale delle viti..."
C'è di che andarne orgogliosi.
Quello di Colle Mattara è un serprino pieno, per nulla sfuggente, presente al naso al palato con uguale intensità, equilibrato? Meglio dire, coerentemente aggressivo.
Giallo scarico il colore tende al bianco, un naso pieno di frutta (mela) molto acerba ed uno spunto leggermente difettoso sul finale.
Un palato di buona persistenza con piacevole lunghezza della beva e lunga percezione del tocco amarognolo finale, tondone ma non grossolano con aroma persistente ma non invadente. Non elegante, gradevole. Una storia a metà.
Si può dare di più? Bhe forse si anche perchè questo serprino è sulla buona strada, bisogna crederci.
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mercoledì 7 settembre 2011

LA SOLITUDINE DEL WINE BLOGGER: CRISI, PAUSE E RIFLESSIONI OFF LINE

Struggente ma simpatico, amorevole ma consueto. Tutto bello per carità ma forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda in più, lo dico a Franco Ziliani perchè lo spunto per questo post arriva da lui.
Partiamo dall'inizio. Angelo Peretti, guru di Internetgourmet, uno dei miei  blog assolutamente preferiti, ha dato forfait ...per adesso. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Maria Grazia Melegari di Soavemente, le loro dichiarazione di stop qui e qui.
Franco Ziliani in un suo recente post si cimenta allora nel classico della rete degli ultimi tempi, un "...nun me lassà" invocato così con tre "vi capisco" ed un appello. I tre vi capisco girano intorno a, sintetizzo senza pretese di gran prosa, "capisco la nausea da wine blog e la voglia di riflessione", "capisco il blogging possa stritolare l'autore", "capisco però anche che la scrittura è una amica fedele", la conclusione è "tornate alla scrittura pubblica".
Nel suo post di annuncio della pausa di riflessione Angelo Peretti scrive però, peraltro ripreso anche dall'autorevole Ziliani, "....una pausa di riflessione. Per pensare, per rivedere il mio rapporto con il vino e con il suo mondo e con il mio ruolo nel mondo".
Peretti ha sicuramente i suoi motivi per scrivere così, io non ho abbastanza dimestichezza con il maestro del vinino per leggergli nel cuore, ma una cosa mi ha colpito del suo scritto, una cosa che, forse per effetto di un suo maggior coinvolgimento emotivo, pare sia sfuggita a Ziliani. Mi riferisco alle parole "rapporto" e "ruolo"
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Le cose nel mondo del wine blog sono in breve tempo cambiate radicalmente, talmente tanto che è praticamente impossibile elencare il tutto in un solo post. Dirò due cose che ritengo siano più lampanti: la solitudine del blogger e la solitudine della Opinione, quella con la maiuscola, per intenderci.
La professionalizzazione dei blogger del vino, di cui ho parlato molte volte, ha riversato sul "mercato" del vino molte nuove figure, spesso discutibili. La cosa ha generato la progressiva scomparsa del dialogo sui blog, laddove si contemplavano 50/60 commenti per ogni post, spesso blogger che si parlavano fra di loro, oggi bisogna togliere gli zeri. La gente legge sicuramente di più ma i blogger non si parlano più autenticamente, spesso non si parlano per niente: ecco la solitudine del wine blogger.
La moltiplicazione dei messaggi professionali sulla rete, sui blog ma anche sui social network, twitter è inguardabile sommerso da centinaia di messaggini promozionali, ha abbassato i livelli qualitativi degli interventi, le discussioni sono scomparse perchè non si discute per non rovinare l'orticello altrui sperando poi facciano lo stesso con te. Molti "blogger" sono in rete per contare i click sul proprio blog o su quello della cantina per la quale lavorano, i contenuti sono scaduti in maniera pesante, le vere opinioni sono rare: la solitudine delle Opinioni.
Moltissimi blog autorevoli, sicuramente i migliori qualitativamente, sono andati progressivamente in crisi: c'è chi scrive con il contagocce, chi scrive in inglese, chi declama sfoghi, chi ha aggiunto al vino dell'altro su cui scrivere, chi ha accettato la sfida ed ha raddoppiato, chi ha chiuso.
Forse è il caso di chiedersi perchè tutte queste "crisi", perchè anche oggi un altro blogger, anche lui ha già avuto la sua crisi, sta li a chiedersi come mai non si riesce ad intercettare i "messaggi dal basso".
Le due righe di Peretti nascondono una riflessione profonda ed interessante, "rapporto" e "ruolo" sono le due parole che usa. Analizzare questo passaggio, questa nuovo rapporto con il vino e ruolo nel mondo del vino e trovarvi un posizionamento diverso rispetto al presente significa fare il passo avanti che manca alla maturazione del wine blogging. Anche questo modestissimo blog ha deciso di rilanciare, perchè anche qui c'è consapevolezza che bisogna fare un passo avanti; il rapporto.... il ruolo..... qui io ho scelto di rilanciare ma non vuol dire che io abbia visto luce, io ho dovuto accendere la torcia.
Non mi associo quindi al "non me lassà", dico solo che, se avanza un giorno da passare sul Lago di Garda e, con una bottiglia di Bardolino, un calice di Franciacorta ed un goccio di Recioto, questi blogger si vogliono trovare a parlare di questo passo avanti, lasciando da parte antipatie e rivalità, si vogliono trovare anche solo per crescere personalmente o per il gusto bloggeriano di condividere davvero, se si trovano per parlare di questo nuovo "rapporto" e nuovo "ruolo", se questi blogger sono capaci di uccidere la solitudine del blogger e trovarsi per ragionare, per favore fatemi sapere. Grazie


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giovedì 1 settembre 2011

"STEFANO IL NERO" CAMBIA: ECCO COME QUANDO E PERCHE'

Eccoci ancora qui ma questa volta non è come le altre, questa volta questo blog parla di questo blog.
Il percorso fatto fino ad oggi attraverso le migliaia di righe di "Stefano Il Nero" è stato, per chi scrive, molto positivo, bello ed avvincente mi auguro lo sia stato anche per voi che pazientemente avete seguito le mie eno-peripezie in punta di mouse. Ora però è tempo di dare una scossa alla impostazione di questo blog, dargli qualche formula nuova, insomma dimostrare che il tempo non è passato per nulla e qualcosa, da queste parti, si è pure imparato.
Una cosa voglio sottolineare di questo blog: Stefano Il Nero non è un professionista del vino e questo è uno dei pochi blog rimasti in giro scritto da un wine lover indipendente, Stefano Il Nero è un tizio indisponente che nella vita si occupa d'altro e scrive di vino per pura passione. Tenetene sempre conto.
Comincia quindi con oggi una non breve opera di restyling del blog "Stefano Il Nero" che produrrà i suoi frutti definitivi a Gennaio 2012 con il terzo compleanno di questo blog.
Vediamo allora come quando e perchè.

giovedì 11 agosto 2011





Quest'anno il blog va anche lui in vacanza ed anche lui, come me, si concede un paio di settimane di riposo . Non so dove vada lui, se si butta in qualche coda chilometrica verso la spiaggia o si infili in qualche pertugio di roccia, speriamo mi mandi una cartolina. Un saluto estivo a tutti voi, a presto. Ciao.

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domenica 7 agosto 2011

BENTORNATO CHIARETTO! DA CORTE GARDONI L'AMICO DI UNA ESTATE

Non ci vado in vacanza senza scrivere di chiaretto, il bardolino in rosa è da sempre una passioncina del sottoscritto ed è uno dei colpevoli della mia infatuazione per il "vinino".
Mi tratto bene ed apro il Bardolino Chiaretto DOC 2010 di Corte Gardoni....va bene
Sono 25 gli ettari vitati di questa cantina di Valeggio sul Mincio, cantina si ma non solo perchè la prima dedizione di questi noti viticoltori è stata la frutta, sono infatti 20 gli ettari a frutteto. Agricoltura pura.
Il Corte Gardoni più noto è il trebicchierato "bianco di custoza", noi c'abbiamo il loro Chiaretto e va benissimo così.
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Corte Gardoni produce circa 200.000 bottiglie all'anno, non un cantinino ma considerando il panorama generale di zona la cosa può quasi dirsi "familiare".
La composizione uvaggio del nostro chiaretto in assaggio è di corvina 50%, rondinella 30%, varie 20%; questo chairetto, come d'uso, non è un tipo che si spacca la vita al chiuso, qualche mese in acciaio ed è pronto per fare la sua figura di "vinino doc" (ops questa è classificabile come "scivolata").
Bello il suo colore rosa lampeggiante, al naso profumi netti di lampone con un tocco leggermente vinoso sul finale. Bevuta come si conviene veloce, rapida e subito pungente. Elegantino nell'insieme riempie bene il palato poi si adagia nel finale con ampia freschezza e ritorno del suo frutto che regala compostezza. Il grado, sono dodici, non si fa sentire, la sua piacevolezza è nell'essere molto composto senza tradire il gusto ampio.
Vi risparmio la solita passeggiata retorica fra i meandri triti e ritriti dei "vini per l'estate" ma vi segnalo  che bere rosa non è così facile, o almeno bere bene in rosa.
Il problema del rosa è quello di venire percepito come tipologia di vino "degradata", sia per tipologia di consumatore, che sarebbe quello che con il rosso proprio non ce la fa, sia per risultato di vinificazione. Questo non è vero ed esiste una vera e propria gerarchia del bere in rosa.
Il chiaretto riesce a posizionarsi sufficientemente in alto in questa gerarchia, a  darsi una sua dimensione molto alta rispetto alla  "ricetta" fuorviante ma comune sul rosa.  Il chiaretto ha saputo tirarsi fuori, onore al merito al lavoro delle cantine dei dintorni del Garda.
Adesso posso andare in vacanza, con il mio chiaretto ed il cruccio su quel discorso del vinino che....vabbhè buone vacanze
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lunedì 1 agosto 2011

TERMENO, TRAMIN SCHIAVA DOC 2010. ROSSO PER L'ESTATE.

Ogni tanto  giro il bicchiere verso l'Alto Adige e, dispettoso come pochi, rimango in area tradizionale. Intendo dire che non gli do la soddisfazione, all'altoatesino, di mettere in bacheca uno dei nuovi vinetti/oni da aperitivone/ino che si è messo a fare nell'ultimo decennio, peraltro con meritato successo, e rimango in zona schiava...intendendo per schiava : vernatsch.
L'assaggio dedicato al mondo del Tirolo italiano è Tramin Schiava-Vernatsch DOC 2010, vino rosso estivo a dispetto delle convenzioni.
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Tramin è un noto brand da un milione e mezzo di bottiglie in zona Termeno, sul suo territorio e su quello di Ora, Egna e Montagna coltivano le loro vigne i 270 conferitori e proprietari della cantina.
Tramin è una realtà solida con una collezione vitivinicola completa derivata da 230 ettari di vigne, una cosa grossa rispetto alla media della provincia bolzanina e per questo merita una visitatina la sua schiava: chi mantiene bene la sua storia fa del bene a se.
Le uve di questa schiava provengono dalla “collina delle streghe” (“Hexenbichler”).
Colore rosso chiaro anche se solo leggermente torbidino  (era bello a vedersi se non si andava ad approfondire). Profumazione tipica di frutti delicata e leggera, decisamente elegantino al naso.
Bevuta leggera, piacevole ritorno del fruttato , dopo un primo ingresso si apre molto bene rivelando il bassissimo tannino , che c'è anche se poco poco ed è un piccolo pregio, con un finale minerale ed un tocco di acidità un po' scomposto. Forse un basso il contenuto di Lagrein regala a questa schiava il suo titolo più caratteristico e questo non è per niente male.
Questo è un vino, senza dubbio, se ne percepiscono le sue tipiche caratteristiche organolettiche e, nonostante un eccesso di eleganza che non fa per niente male ma non fa proprio "schiava", la cosa che piace di più e la leggera, gradevole persistenza diffusa ma non lunga che lascia dietro a se.
Un vino rosso consigliato a temperatura di 14-16° dal produttore ma che potete cominciare a bere anche 
 con un grado in meno e va davvero bene.
Una cosa buona, senza eccesso di pretese ma che vale la pena di seguire un po' di più. Bravi Tramin
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martedì 26 luglio 2011

LUGANA OTTELLA DOC 2010. SINCERITA' E POTENZA.

Lugana: capiamoci sul nome, il decreto del 1967 e le successive modifiche sostanziali del 1998, che istituivano e modificavano questa doc posta a cavallo tra la bresciana del Garda (Desenzano, Lonato, Pozzolengo, Sirmione) e quella veronese (Peschiera del Garda) parla di Trebbiano di Soave come vitigno ed aggiungeva "localmente denominato Trebbiano di Lugana". Però questa confusione di nomi non piaceva ai consorziati del Lugana i quali si sono battezzati recentemente il loro vitigno con altro: Turbiana. 
Sarò il solito malizioso ma credo che fosse quel termine "Soave", che ricorda concorrenza di pochi chilometri più in la, ad esortare questa aggiunta e, del resto, per dar credito al nuovo nome "turbiana" qualcuno avrà già trovato carte segrete che ne certificano l'uso fin dai tempi di Federico Barbarossa o chissà chi altro.
Il lugana che si è prestato all'assaggio oggi e che si becca cotanto sermone prima si possa parlare di lui è produzione veronese, Ottella Lugana DOC 2010.
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La turbiana eh? Identificato il vitigno diciamo che questo concorre per non meno del 90% a far scrivere "lugana" sulla bottiglia lasciando il restante 10% ad "uve provenienti da altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, raccomandati e/o autorizzati rispettivamente per le province di Brescia e di Verona presenti, nell'ambito aziendale". A voi il giudizio.
Anche di questo vino le bottiglie prodotte vanno a milioni (ultimo dato dice più di 7) ma soprattutto recentemente anche il Lugana ha avuto la sua rivisitazione di disciplinare che ha introdotto le due nuove qualità del Lugana Riserva e Lugana Vendemmia Tardiva.
Ottella rappresenta la tradizione in sponda veronese della Lugana ed è una azienda mediamente concentrata, oltre al Turbiana, che rappresenta oltre il 50% della produzione , su vitigni come Cabernet Sauvignon e Merlot ed altre specialità "rosse" del veronese.
Il suo Lugana Doc, di gradi alcolici 12, 5, è di un bel colore giallo paglierino con riflessi portanti verso l'oro, brillante e pulito. Naso profondo e stretto nei profumi agrumati, non eccessivo.
L'assaggio è subito pungente e molto minerale. Ingresso con buona apertura, gradevole, corposetto e pieno. Buona persistenza ed acidità finale importante. Lugana un po' troppo potente, (prepotente) gradevole si ma non elegante.
Il Lugana è un altro bianco "pesante" frutto della autorevole e soprattutto sincera produzione bianchista italiana; è un altro vino dove il terroir conta, eccome se conta, fatelo valere.
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mercoledì 20 luglio 2011

LA PODERINA DI SAIAGRICOLA: UN ROSSO DI MONTALCINO ...ASSICURATO !


Se vi dico SAI che vi viene in mente ? Non è abbastanza. Perchè io vi aggiungo "agricola" ed allora la musica cambia. Diventa Saiagricola e loro dicono di se ": Saiagricola è l'impresa di investimento in agricoltura del Gruppo Fondiaria SAI. La definizione appena data è senz'altro corretta, ma non rende sufficiente merito al lavoro di tutte le risorse umane che hanno contribuito a far crescere questa realtà fino a farla diventare ciò che essa è adesso...".    Olio, prodotti tipici della campagna e, soprattutto, vino, questo esce dalle quattro tenute Saiagricola. Oggi qui ne passa una delle quattro ma soprattutto passa un suo rosso importante: La Poderina Rosso di Montalcino DOC 2008
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La Poderina si trova a Castelnuovo dell'Abate, zona Montalcino, quindi zona di ampio dibattito (e scandali vinosi) di cui fin troppo si è parlato sulla stampa ma, ahime per il celebre marchio vitivinicolo, non è colpa della stampa, bensì.
L'ultima polemica riguardava proprio la variazione del disciplinare del Rosso di Montalcino che "qualcuno" voleva far passare dal 100% vitigno sangiovese al 85% minimo sangiovese ed il 15% altri rossi di Toscana. La cosa ha alimentato per mesi le polemiche montalciniane nel mondo, come se la denominazione "Brunello" ne avesse bisogno dopo gli scandali degli anni trascorsi, per poi concludersi in un nulla di fatto. Quando i bambini fanno oooohhhh.
La Poderina di questo non ha certo colpa ma su questo blog è d'uso passar da un assaggio per mestar chiacchiere, del resto di fronte ad un buon bicchiere.... .
Il vigneto della Poderina occupa 24 dei quasi 50 ettari di proprietà, alla cantina in questione piace esaltare il mantenimento di rese basse in campagna come esempio di cura e selezione e la "innovazione al servizio della tradizione": una mia amica direbbe "sta a vedere che il capo-cantina c'ha l'i-pad!!!"
L'assaggio della Poderina è volutamente caduto sul suo Rosso DOC che ha esibito subito un colore violaceo bello brillante, un naso un po' pesante, profondo il tipico fiore e qualche giro di lampone maturo, legnosità in fondo al naso.
Un assaggio pieno, allappante e di media consistenza. Decisamente persistente con tannino carico e determinato, bello il ritorno finale del fiore. Il solito rosso toscano che non fa sconti e non lascia dubbi. Meno muscoli del solito ma pur sempre struttura in evidenza.
Qualcuno a questo punto direbbe che manca di fantasia, io aggiungo che però c'è molta concretezza.
Un vino così non sfugge al suo compito, piaccia o no il compito affidatogli. Una assicurazione!  Ho fatto la battuta.







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mercoledì 13 luglio 2011

CONTI DI BUSCARETO: LE MARCHE DA GRANDI

Sergio è innamorato del suo lavoro, è innamorato delle colline che gli danno il suo vino, lo si capisce da come alza il bicchiere poi lo china, lo guarda compiaciuto e sorridendo chiede "allora?"; oppure lo si capisce da come alza il braccio e lo muove da parte a parte per indicarti la tenuta sotto di se, quel pezzettino dei settantacinque ettari dei Conti di Buscareto.
Sergio Francesconi è l'anima di quella cantina, poi alla fine mi dicono che è anche il capo delle vendite, ne ha duecentomila di bottiglie da portar a casa altrui, vabbhe ci sta, sorride troppo bene per essere l'enologo.
L'idea iniziale, quando Conti di Buscareto ha deciso di diventare grande, ed era solo il 2004, era concentrata sul Morro d'Alba, un vitigno marchigiano coltivato su soli 150 ettari del quale si parla poco ma che basterebbe da solo, con la sua lacrima, a "far grande" chiunque;  la consapevolezza che la gamma doveva essere totale ha fatto entrare nei piani anche il verdicchio. Cantina moderna ma equilibrata verso la qualità non verso la super produzione, qui si fa tutto ma affascina lo storage climatizzato, migliaia e migliaia di bottiglie a temperatura controllata: ottimo
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Sei tenute da Cartoceto a Morro, da Camerata ad Arcevia passando per Monte San Vito, la cantina è a Ostra. Sono le Marche del vino, i dettagli si sprecherebbero, la storia, dal XII secolo da oggi, è lunga ma quel che conta per queste denominazioni è il futuro. Troppo consumo interno per varietà che meritano altri respiri, nuovi orizzonti, ma ci vuole testa alta e coesione fra produttori, male italico.
"Basta chiacchiere, assaggiamo due cose insieme", l'accento marchigiano svolazza, cominciano le due ore più belle passate nelle Marche, parte l'assaggio dei "Conti di Buscareto".
ROSE' BRUT - Il via lo da questa lacrima nera 100% vinificata in bianco e spumantizzata con metodo charmat. Color rosa antico (elegante); ampio al naso di rosa (il fiore). Al palato un po' più scarico, vino strutturatone non sempre equilibrato, spalla acida persistente, ben gradevole il finale leggermente vinoso.
BIANCO BRUT - Ho promesso a Sergio che ne parliamo ancora di questi nomi semplici e composti, sicuramente fanno bene al cuore, speriamo che rendano bene l'idea anche al consumatore. Questo 100% verdicchio di 12 gradi alcolici passati in charmat ha un colore bianco e riflessi verde mela acerba. Un po' basso al naso si apre in bocca velocissimo, scende subito la sua sapidità lasciando la chiusura amara dietro di se. Non ampio, un po' involuto però bella questa bevuta secca e decisa.
VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC 2010 - Ecco il pezzo di storia, l'autoctono marchigiano. Il Soverchia, l'enologo, ha stabilito per lui dopo che l’uva viene raccolta manualmente, selezionata “sul ceppo”, riposta in casse “a basso strato”, subito portata in cantina per subire una pressatura soffice a grappolo intero, altri 5 mesi di acciaio e 2 di affinamento in bottiglia. Colore verde chiaro, bello, inusuale. Fiori bianchi al naso, eleganti, strutturati con il finale di mela, un naso composto e di ampia gradevolezza. Equilibrato poi con l'assaggio subito sapido, strutturato nei suoi 13 gradi alcolici ed un finale amarognolo ma raffinato. Un bianco vero, bello, sincero. Ottima scoperta dal Conte di Buscareto.
AMMAZZACONTE - Anche lui 100% verdicchio ma la sua strada è complicata. un 10% si fa sei mesi di fusto di rovere il resto è in acciaio, l'inox totale fa 15 mesi ed alla fine la bottiglia affina altri 5 mesi della sua esistenza. Il suo colore è giallo paglierino con riflessi tenui verdi. Naso floreale con passaggi delicati di vaniglia e più scomposti di crosta di pane. Pungente al naso , lo si ritrova così anche al palato, corposo nella sua sapidità. Finale amarognolo tipico e buona acidità. Un vino difficile, un po' duro, forse fuori dal contesto tipico del verdicchio ma forse proprio per questo bello da assaggiare, curioso. Da provare.
LACRIMA DI MORRO D'ALBA 2009 DOC - Questa denominazione deve essere composta all'85% minimo dal vitigno lacrima con l’aggiunta di Montepulciano e/o Verdicchio nella misura del 15%. Il Conte di Buscareto è 100% lacrima, in purezza: il culmine della tipicità marchigiana. Dopo la manolattica 8 mesi in piccoli tini di rovere e poi altri 3 in bottiglia. Colore viola e rubino, subito sfuggente. Profumazione ampia, corposa, complessa, frutti di bosco e pepe. Tanto pepe garbato in evidenza. Al palato mantiene mora e mirtillo e spezie, si apre con corpo rotondo ma non eccessivamente pesante, un vino caldo, morbidone e persistente con tocco appena dolce vanigliato sul finale. Bello, tanto bello. Il top qui dal Conte.

ROSSO PICENO DOC 2009 - 70% montepulciano e 30% di sangiovese per questo rosso doc. Colore rosso, naso bello di ciliegia matura e prevalente di belle spezie. Assaggio più semplicione, un po' troppo tanninico, media struttura, gradevole ma senza strafare. Un po' inespressivo.


Continuo con la evoluzione della giornata ? Bhe.... allora.... le tagliatelle fatte in casa con ragù a base di fegatini e .............. .
Arrivederci Conti di Buscareto.

Sergio Francesconi

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martedì 5 luglio 2011

E' OTTIMO IL VERDICCHIO DOC CLASSICO SUPERIORE DI ANDREA FELICI !!

Continua la caccia al verdicchio, sto girando nelle Marche a caccia di questo vitigno che così bene interpreta, pur strutturato e “denso” quale spesso si ritrova, la armonia della estate.
Oramai ne ho fatto una buona esperienza ed ho scoperto, cosa da prima elementare ma io fin qui sono arrivato, che mettere al fresco un verdicchio non è cosa semplice. E’ un bianco si ma ha una sua temperatura di assaggio non prescindibile, 12 gradi secondo me, pena farne scomparire caratteristiche e sontuosità varie che altrimenti questo vitigno ti sa dare: forse per questo nelle Marche parlano di verdicchio come vino bianco con le caratteristiche del rosso. E' stato un successo l'assaggio di Cantina Andrea Felici ed il suo Verdicchio Castelli di Jesi DOC 2008 Classico Superiore.