Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

domenica 29 maggio 2011

PETRARCA RUGBY : CAMPIONE D' ITALIA

CAMPIONI D'ITALIA 
 Il Petrarca Rugby Padova convince e vince la finale per lo Scudetto del rugby italiano. 
Il Petrarca,  una storia bellissima  che si conferma leggenda 
FORZA PETRARCA

martedì 24 maggio 2011

AL PEGGIO NON C'E' MAI FINE: sociaList BATTE I RECORD DEL DIS-GUSTO

sociaListi e socialisti
Prendi una non-idea , ovvero far votare un vino con un click via internet , mettici un nome di una idiozia favolosa frutto di troppa televisione poco realismo e zero rispetto, appioppaci un marchio conosciuto ma falsificato il giusto per non venir denunciati a piede sciolto ed ecco il nuovo evento della rete: sociaList.
Loro, i creatori della cosa, detengono un nome ed allora una serie di blogger, per fortuna non sempre convinti sintomo che c'è ancora del cervello in giro, tributano una serie di post a volte osannanti.
I creatori di tanta ideona para-politica, paravitivinicola, para-metteteneunoavostrafantasia, leggo qui e qui essere Marco Monaci ed Andrea Gori  e questi ci comunicano : "A partire dal 23 Maggio fino al 30, gli appassionati di vino e di web potranno visitare il sito di #sociaList, votare il loro vino preferito tra quelli scelti dai blogger e produttori che hanno partecipato al progetto, e decidere quali saranno i vini che entreranno a far parte della nuova carta dei vini della Locanda del Glicine".
Wow !! Wow ??? Oggi su questo blog  non si parla di vino, bando alle cose serie oggi si parla di bischerate, tanto per parlare come a casa del Gori.
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Andate sul sito dei tovarishList e votate per un vino che non avete magari mai neanche visto o del quale non sospettavate nemmeno l'esistenza e la Locanda del Glicine ve lo mette nel Menù alla faccia dello chef e del sommelier. Questo però è il minimo anche perchè internet abitua a queste prese di posizione al buio, diversamente non si può,  è il modo migliore che la rete ha di far apprezzare la compagnia fisica di un amico e di una bottiglia: il bicchiere sulla tavola proprio grazie ai social-network diventa una esperienza inestimabile.
Il contorno di questa iniziativa è la cosa veramente deprecabile

Il simbolo di questa iniziativa è infatti la distorsione del vecchio simbolo del Socialismo Europeo ed attuale simbolo della Internazionale Socialista, al posto della rosa, nel pugno, è stata messo un bicchiere di vino! La quantità di quelli che si sono girati nella tomba è proporzionale a quella dei vivi ai quali a vedere cotanto scempio di umanità è girato ben altro.
Usare il termine, pur "ritoccato" di socialista poi ! Ieri era Eduard Bernstein contro Marx & Co; si dicevano socialisti gli italiani Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi,  Berneri, più recentemente piaccia o no Bobbio; recentissimi Tony Blair e Schroder, un po' di nomi di casa, Nenni, Saragat, Pertini, Longo, Craxi, Pannella e, a modo suo, Berlinguer. Mille idee di socialismo, forse anche troppe e qualche deviazione terribile (il nazionalsocialismo ed il socialismo reale). Storia di popoli, storia spesso difficile, storia lunghissima da raccontare, storie ed idee che magari non mi appartengono ma che io difendo lo stesso ed adesso da questi webreferandari trash perchè quella è comunque una cosa seria.
Arrivano questi qui e scimmiottano socialismo e relativo simbolismo facendoci un concorsino pure senza premi e vogliono i "complimenti per la trasmissione??". Ma fatemi un piacere.
Indignazione politica? Certo che no! Prima di tutto indignazione per il dis-gusto perpetrato da esperti del gusto e poi marcare del vino con simbolo e denominazione politica è proprio deviante. Ci si potrebbe anche far sopra quattro risate, ve li vedete i degustatori? "Questo barolo, decisamente fascistone al naso, si rivela pidielle o pd al primo assaggio (differenza labile difficile la distinzione) con un finale dipietrista (acidino)".
C'è di più, la sintesi finale è ben altra
Chi si lamenta del fatto che  il mondo dei produttori del vitivinicolo  non si affida ad internet, ai new-media , al web-marketing si guardi questo "progetto", così lo chiamano i sociaListi (ma progetto de che ??) , si guardi poi quanta di questo net-trash c'è in giro. La rete squalifica se stessa perpetrando effetti speciali che si rivelano effetti subnormali, povero vino costretto a sopportare tutti questi esperti di marketing !!!
Una iniziativa come questa dei compagnoList, pur nascendo da una non-idea, che effetto, che mercato, che ampiezza avrebbe avuto se fosse stata gestita più seriamente?
Fidel Castro al fin della giustificazione del suo operato un giorno disse "Il crollo del socialismo in alcuni paesi non significa che abbia fallito: ha perso una battaglia". Oppure ha incontrato dei sociaListi.
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lunedì 16 maggio 2011

IL VINO A TAVOLA E' LA VERA TRADIZIONE ITALIANA.

Lo spot pubblicitario della bevanda gassata internazionale , quello dove festante famigliola italiana anni cinquanta o giù di li va a tavola con la compagnia della bevanda 'mmericana, è una delle cose più brutte mi sia capitato di vedere negli ultimi tempi. In termini di brutture l'altra cosa decisamente pesante, non alla pari ma ci correva dietro, è stata quella del silenzio del mondo vitivinicolo e di molti dei suoi blogger più "famosi" davanti allo spot di cui sopra. Su molti blogger non ci contavo, molti di loro palesano una tale attenzione a loro stessi da non avere il tempo materiale di guardarsi anche intorno, ma sulla reazione dei viticoltori ovvero i produttori di vino, il loro silenzio...bhe...questa poi !
Ma per fortuna che c'è Ziliani, detto da me ..., che con il suo Vino al Vino ogni tanto molla un ceffone dei suoi e questa volta ha centrato la guancia giusta.
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Lo Ziliani riporta l'intero iter della vicenda incluse le proteste delle organizzazioni dei consumatori, le motivazioni a difesa della tradizione italica che di bevande gassate in tavola nisba nisba nisba, le ragioni di ordine salutistico e altre riflessioni.
Quello che dice nel suo post il giornalista bergamasco sulla vicenda lo condivido e quindi vi invito ad andare a leggerlo.
Alla chiosa però lo ZIliani scrive: " Come direbbero gli americani, I have a dream, ho un sogno. Una cosa semplicissima. Il sogno è che le varie associazioni dei produttori di vino italiano trovino per un momento il modo di mettersi d’accordo, di fare fronte comune, di decidere una strategia unitaria..... Che mettano le mani al portafoglio, creino un fondo comune e diano vita loro ad uno spot pubblicitario da far passare sulle reti pubbliche e private. Nulla di speciale, una sorta di parodia, in positivo, dell’advertising della multinazionale: una scena conviviale, una famiglia a pranzo..." , una famiglia a pranzo con davanti  un bel bottiglione di vino !!!
Allora....due riflessioni ed una considerazione finale.
La prima riflessione. Il fatto che possa esistere un clima unitario in Italia su un qualsiasi comparto produttivo, vino incluso, è una ambizione davvero rivoluzionaria ma non impossibile. In diversi settori qualcosa sta accadendo, il qualcosa l'ha fatto spesso la crisi economica e non il buonsenso ma almeno qualcosa si è visto.
Il settore del vino contiene degli esempi di unioni territoriali interessanti ma il lavoro di lobby o di advertising è ancora merce rara. Il perchè sta, secondo me, proprio nella radice di queste "unioni". Il mondo vitivinicolo permane nel suo immobilismo non perchè sconti "scarsa rappresentanza" ma proprio per il motivo contrario. Esistono una marea di consorzi, cantine sociali, strade del vino, unioni del vino indipendenti e no, unioni slow e unioni fast. Mille esempi di rappresentanza  che alimentano la loro esistenza, hanno la linfa del loro esistere, proprio nella divisione gli uni dagli altri. Le rappresentanze "tipiche" invece, sponda mondo agricoltura, non sono "introdotte". Sperare in un sogno unitario in un mondo dove ogni giorno qualcuno propone una
nuova scissione potrebbe essere fiato sprecato ma provarci è giusto.
Seconda riflessione. L'idea del "fondo comune...strategia unitaria.." è interessante, soprattutto considerando che il giornalista di cui sopra la propone nell'ottica di una stimolazione all'aumento del consumo di vino (naturalmente bevendo responsabilmente). Questa soluzione va però richiesta in primis, anche viste le condizioni del settore sopra riportate, alla politica (senza distinzione di parte). Uno spot che promuove il vino e le altre nostre specialità gastronomiche a tavola contro lo spot "gassato" sarebbe un buon spot per tutta l'Italia. Non si storga allora  il naso quando un ministro/presidente di regione promuove pesantemente il vino della sua terra, semmai si dica "speriamo lo facciano anche gli altri".
La considerazione aggiuntiva riguarda "il sogno". Il mondo blogger che fa?? Noi blogger siamo in rete, noi parliamo con i consumatori, noi dovremmo essere i primi a metterci del nostro, insieme, tutti uniti, con una strategia comune ed unitaria. Ve li vedete tutti i nostri blog con uno spot autoprodotto multilingue in contemporanea, un giorno intero su tutta la rete, con lanci e rilanci su tutti i social network? Un mese di campagna con un post alla settimana a testa sull'argomento, lanci alle agenzie di stampa ed alla carta stampata, alle televisioni nazionali e locali. Far impazzire la rete ed i media sull'argomento. Un mese di "strategia unitaria", da veri wine-blogger, dalla parte del vino e del suo consumo responsabile, apertamente a favore della vera tradizione italiana a tavola! Ecco un altro "sogno" che potrebbe essere interessante: il mondo blogger attivo e unito in una iniziativa forte.
Questa ultima cosa si può fare ? Ah no ?? Allora cosa ci aspettiamo facciano i produttori?
Anche io ho un sogno, ma il mio sogno è alta mora e con due ....., perchè nei blogger ci confido poco
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domenica 8 maggio 2011

CHIANTI 2007 DOCG DELLA CONTESSA DI RADDA. BELLA COSA.

Il prodotto leader del mercato italiano è il Chianti, questo stando ai dati della GDO ma si sa che la tendenza viene disegnata su quelli scaffali. Nell'ultimo anno il Chianti ha aumentato le vendite del 10% attestandosi da solo al 6% del mercato. Tanto per dare i numeri del vino e cogliere la portata della penetrazione commerciale Chianti diciamo che al secondo posto c'è il vitigno Lambrusco con il 4,7 ed al terzo il Barbera con il 3,3%
Anche per questo io continuo a scavare l'aria intorno a questo vitigno toscano ed arrivo oggi ad una cantina, tanto per stare in tema di numeri, da 1,6 milioni di bottiglie, 580 ettari vitati e 200 soci conferitori: parliamo di Agricoltori del Geografico. Ho assaggiato il loro Chianti Classico DOCG 2007 Contessa di Radda.
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Agricoltori del Geografico nasce nel 1961 come cooperativa a difesa del classico chianti, sono molti gli agricoltori che si mettono insieme per salvaguardare la risorsa più importante del loro territorio; sono passati 50 anni molte cose sono cambiate ma la idea del sessantuno sta ancora in testa alle classifiche. Le intenzioni sono diventate negli ultimi anni un "metodo", il "Metodo Chianti Geografico" è condiviso ed uniformemente applicato nelle vigne del Geografico. Analisi, controllo e gestione positiva del territorio, dicono i "geografici"essere il focus del loro lavoro.
Il fatto è che il loro Contessa di Radda testè assaggiato è una bella cosa, tanto per sfatare il mito che il "cantinone" grande non saprebbe fare il vino di buona qualità.
Nel bicchiere con un colore rubino non marcato, tipico di certo "classico" , appoggiato al naso subito sale una punta leggermente affumicata e dietro subito un inteso, permeante profumo di mammola, poco alcol, fine della percezione olfattiva con un ulteriore ritorno rotondo di fiore.
In bocca bello l'ingresso, rapido e molto ampio, tutt'altro che pesante e subito gradevolmente persistente la punta acida finale composita con sapori floreali evidenti, un vino che chiude con una leggera nota tanninca, solida ma senza esagerare.
Questo Chianti può andare a tavola tranquillamente nelle nostre case facendo la sua buona figura anche negli impegnativi tipici accostamenti ai quali si dedica di solito il chianti.
Questo vino è stato acquistato in GDO, un posto dove il vino bisogna sceglierlo, uno scaffale è sempre uno scaffale e la selezione la fa prima di tutto l'oste. Tutto vero così come è vero che senza l'oste..... .
La scansia ci ha regalato un "Geografico" di buona fattura, è stata una bella sorpresa. La mia ricerca sul vitigno leader, sul vincitore della Top parade in Italia continua!!


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sabato 30 aprile 2011

FREEWINE, INNOVAZIONE AD AMPIO SPETTRO PER UNA NUOVA WINE-COMMUNITY

MARCO TEBALDI
  La questione non è che sia solo una bella idea , la questione è che il Tebaldi mi ha veramente convinto. Ci ho parlato e ci ho scherzato, l'ho messa anche giù dura ma lui diritto per la sua strada perchè dietro questa cosa c'è sostanza, anzi il bello è che non ce n'è per nulla ....bhe....riassumiamo.  Era il tempo del Vinitaly 2011, l'enologo Tebaldi e lieti simpatici collaboratori ed amici organizzano una serata per dare presentazione ufficiale del progetto "Freewine". Ci vado.
Cito testuale: "Freewine è un disciplinare conseguito tramite un protocollo tecnico non vincolante. Questo disciplinare ha l'obiettivo di apportare consistenti riduzioni della quantità dei solfiti aggiunti nei vini prodotti dalle aziende aderenti. Vini che così regalano la pura espressione della combinazione vitigno-territorio".
Il mondo della innovazione è generalmente malvisto dai più, un po' per ignoranza, un po' perchè porta con se scompiglio e disassamenti ma anche perchè è spesso fastidiosamente autoreferenziale; non è così per Freewine.
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Freewine si basa sul principio di "innovazione" ed il suo è un protocollo libero, una adesione spontanea che un produttore fa in nome della sua capacità di capire che questa è prima di tutto una vera opportunità per il lancio del suo brand.
Al Tebaldi questa definizione non piacerà ma in fondo lo sa che la fortuna di Freewine è proprio quella di non essere solo una innovazione tecnica.
Freewine "si fonda su due presupposti, l'uso delle tecnologie (....grande importanza il controllo del'ossigeno...) e sulla adozione di un innovativo (lupus in fabula) protocollo di vinificazione."
E' un modo di produrre che privilegia prodotti naturali rispetto alla solforosa, che spezza la dipendenza da SO2 delle viticolture, che si basa sul principio "zero aggiunta di solfiti". Freewine è un procedimento tecnologico importante perchè la sua applicazione non è vincolata alle piccole quantità ed alle buone annate in vigna, "non necessita dell'eccezionale" per dare i suoi risultati.
Dietro questa cosetta molto enologica si nasconde la vera idea: la vera intuizione è semmai di chi vi aderisce, la vera intuizione è stata di quel pugno di "pionieri" che hanno deciso di applicare Freewine in alcune produzioni delle loro cantine creando così un segmento nuovo di mercato: il vino salubre, il vino senza solfiti, il vino vero, e chi più ne ha più ne metta.
Abbiamo assaggiato anche i loro vini quella sera, generalmente più saporiti, più vini, più terroir insomma, ma soprattutto si è potuto toccare con mano la loro consapevolezza di essere una cosa diversa. Quel loro modo di fare squadra, quella consapevolezza pur nella tutela della loro indipendenza, di essere una nuova wine-community, un gruppo nuovo nel mondo del vino.
Alla presentazione Freewine c'erano un manipolo di cantine le quali sapevano molto bene che ad accomunarle non era la solita DOC o il vitigno locale ma una propria intuizione. Gente che ha capito la stessa cosa, gente che la pensa allo stesso modo.
Assaggi i loro vini e parli con loro delle loro prospettive e capisci che sanno di essere un gruppo di vignaioli che per il fatto di aver comunemente aderito a Freewine, hanno in mano una idea nuova per vendere, per vendere bene e, soprattutto, per vendere all'estero.
E' infatti il mercato estero è il più sensibile all'abbattimento (peraltro quasi totale con Freewine) della solforosa.
Freewine è tante cose: è un mercato nuovo, un prodotto nuovo, un modo nuovo di ampliare il numero dei consumatori, un nuovo modo di creare il binomio vino-salute (e ce n' molto bisogno), un modo per mettere sul mercato vini "nuovi".
In una parola Freewine è una innovazione ad ampio spettro.
Freewine è anche un blog dove trovate le evoluzioni e le presentazioni del "Disciplinare".
Fatevi un vino "free".
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domenica 24 aprile 2011

IL CHIANTI DI FATTORIA CASENUOVE IN PANZANO. UN SEMPLICE CLASSICO

Ancora chianti , in rapida sequenza ancora ne arriverà, per dar sfoggio del vecchio amore, per ricordare ancora ed ancora su questo mio blog come ho cominciato a tessere la trama del wine lover : in principio....e fu i' chianti!
La bottiglia l'ho trovato nelle mie consuete frequentazioni di scaffale ma la Fattoria Casenuove me la ricordo bene, ci passai davanti e la confusi per altra tenuta che stavo invece raggiungendo in una peraltro recente occasione. Il territorio è Panzano, direzione Passignano, la dove le strade finiscono con una cantina, spesso strade  sterrate, belle d'estate, affascinanti in inverno. Andateci.
La Torre 2007 DOCG Chianti Classico è la bottiglia della Casenuove che rappresenta oggi qui la mitica Panzano di Greve in Chianti, provincia di Firenze (e non lo dico a caso).
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Fattoria Casenuove è in una gran bella posizione, infatti la produzione vitivinicola è corredata da Agriturismo con appartamenti con vista mozzafiato; sono oltre 100 ettari di cui 25 a vitigno con produzione prevalente, ovviamente, di sangiovese.
Il nostro chianti di denominazione classica dichiara 13,5 gradi di alcol e "la macerazione ha una durata di 10 giorni a 20/22°. Dopo la fermentazione il vino viene fatto maturare per 12 mesi prima dell'imbottigliamento".
Per quanto mi riguarda continua la caccia del Chianti classico, di quei chianti al 100% sangiovese in purezza come questo, perchè mi pare ci sia confusione in giro, c'è bisogno di capire, sentire..... la differenza che fa.
La Torre Docg 2007 della Fattoria Casenuove ha un colore rubino inteso, al naso è libero, pulito, limpido, fiore in evidenza, fiore non docile anzi bello grave.
L'assaggio è subito tanninico, allappante quanto basta e di buona persistenza, leggermente e gradevolmente vinoso con un finale tondo e solo appena strutturato.
Un chianti di vera freschezza con ottima (non insistente) acidità finale.
Un vino molto aperto al quale fa buon gioco una aggressività al palato non esagerata ma ben presente ed un sapore carico di valori tipici. Forte ma piacevole.
Siamo di fronte ad un chianti al quale si può dare del "classico" non per effetto della etichetta di denominazione ma per il risultato ricco di ricordi che ne deriva, questo "La Torre" non è il vino dei sogni ma è il vino che sta bene a tavola, un vino simpatico e soprattutto riconoscibile. 

Volevate un semplice buon chianti: eccovelo.
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mercoledì 13 aprile 2011

RITTERHOF, ST. MAGDALENA 2009 DOC, OTTIMO SI.

Quante sono le cantine che si cimentano nel Santa Maddalena lassù, nella Provincia di Bolzano ? Venti, trenta? Tempo fa mi ero cimentato nella ricerca e non ne avevo trovate di più, la produzione di questa DOC è circoscritta geograficamente ad un pugno di comuni bolzanini, una bellissima anima pulsante nel cuore della agricoltura dell'Alto Adige.
Ritterhof è cantina in Caldaro al numero 1 della nota strada del vino, piccola cantina con produzione vasta.
Il suo Santa Maddalena mi è arrivato tramite Enrico che, quando non fa  l'uomo dedito alla palla ovale dei più piccoli, gigioneggia con me su vino e vitigni.
Assaggio notevole, questo vino dei Roner, gli stessi della distilleria, è da consigliare.
Stiamo parlando di Ritterhof Weingut Tenuta - St. Magdalena 2009 DOC Perlhof.
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Il colore è un po' più carico di quello che mi aspettavo mi piace molto quel riflesso rosso anticato che gli conferisce una apparenza di blasone intonata all'assaggio. Il naso è pieno, forte , tondo e carico, gentilmente vinoso decisamente ma gradevolmente affumicato . Una gradevolezza a 13 gradi alcolici, fuori dalla gamma dei "vini da bere" ma a pieno titiolo nella categoria per manifesta capacità di esserlo. L'assaggio è deciso, con evidente sapidità, veloce e solo leggermente persistente. Elegantino, tondo ed evidentemente equilibrato, ritorno di tannino sottile, asciutto.
Che bella questa combinazione schiava/lagrein della cantina Ritterhof, tutt'altro che banale ma di fatto semplice, così veloce al palato eppur votata alla memoria dell'assaggiatore. 

Secondo me questa è una piccola perla della denominazione Santa Maddalena, è uno dei molti simboli della sfida vinta da un territorio, quello altoatesino, contro la desertificazione dell'uva rossa che stava subendo la sua terra.
Le caratteristiche del Santa Maddalena sono generalmente almeno due.
La prima quella di essere l'imbottigliamento di un matrimonio, quello fra il vitigno storico altoatesino, la schiava, ed una percentuale massima del 10% del succo d'uva di un altro vitigno locale a scelta della cantina (per Ritterhof era Lagrein).

La seconda caratteristica è quella di essere il fiore all'occhiello della viticoltura bolzanina, in questo senso Santa Maddalena è una condizione vinicola non una idea, schiava e pinot nero? schiava e lagrein? Questo è Santa Maddalena. 
Questa è la resistenza organizzata al vitigno bianco, fruttato e da aperitivo che in molte valli aveva nel tempo soppiantato il rosso, è la vendetta del degustatore contro l'avventore distratto ma è anche la prova che ad andare lassù, fra le valli bolzanine, c'è sempre di più da imparare, c'è un impegno che da frutto. Buono.



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mercoledì 6 aprile 2011

IL NORMALE "FIANO" DI SETTESOLI, BIANCO IGT SICILIA

Mi fa molto piacere quando mi mettono in mano una bottiglia accompagnandola con il classico "senti un po' questa..." è cosa gradita, piacevole, non sempre la bottiglia è all'altezza della situazione e della sincera amicizia dell'offerente ma questo è un wine blog non un blog di amori contesi, discesi o scoscesi e quindi pane al pane, eccetera eccetera. Così ho assaggiato il Fiano Sicilia IGT 2009 della linea Mandrarossa della super cantinona siciliana Settesoli. Et voilà.
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Settesoli è cantina cooperativa, circa 6500 ettari vitati , oltre 2300 conferitori, società cooperativa, leader per quantità sul continente europeo visto che produce circa 20 milioni di bottiglie, sede principale in provincia di Agrigento. Una delle sue linee di richiamo per la grande distribuzione è Mandrarossa ed il suo Fiano, insieme ai suoi voluminosi 13.5 gradi alcolici, è quello che è stato oggetto di "taste" ben soppesato.
Questo vitigno, la cui maggiore diffusione è campana, vanta origini forse liguri.
Il nostro di Settesoli scende nel bicchiere color giallo oro, riflessi pieni di un colore verde indubitabile al naso è sufficientemente pieno e chiaramente fruttato, ben distinta la pesca, subito dopo note agrumate e pungenti. Intenso in bocca, pieno ma per nulla complesso, caldo e decisamente molto sapido, di buona persistenza con un finale dove ritorna l'agrume ed altre note speziate non decisive.
La cosa che mi ha impressionato dell'assaggio di questo prodotto della Settesoli è come l'ho trovato subito piuttosto "normale". Niente di che, una cosa comunque buona uscita dalle vasche di un grande produttore, un vino che forse è qualcosa di più dell'ordinario ma non è nemmeno il caso di esagerare. Non si può dire un vino equilibrato, questo proprio  no,  ma nemmeno scomposto, forse accanto a qualche produzione avellinese non farebbe la stessa figura ma questo rimane comunque un prodotto di buona fattura.


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sabato 2 aprile 2011

CASTELLO D'ALBOLA CHIANTI CLASSICO 2007 DOCG, IN EQUILIBRIO.

Piacevole ritorno nella terra della docg chiantigiana, siamo a Radda in Chianti cuore del sangiovese toscano, cuore della produzione di chianti a prescindere. E' bellissimo girare per Radda, chissà quante volte l'ho già scritto, perchè li tutto ha il sapore del lavoro in vigna, non c'è distacco, non c'è alternativa.
E la grande tenuta di Castello d'Albola che accompagna questa volta l'assaggio, tenuta di quelle grandi, 150 ettari vitati ed una famiglia del vino di quelle importanti a gestirne i risultati.
Scende nel bicchiere il Castello d'Albola 2007 Chianti Classico DOCG.
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Il Sangiovese sta al chianti del Castello d'Albola al 95% il resto è tocco sapiente di canaiolo; uve vinificate con metodo tradizionale, fermentazione sulle bucce, manolattica e poi via a farsi 12 mesi di riposino in botti di rovere.
Scende nel bicchiere veloce con un colore rubino non intenso, riflessi violacei.
Al naso subito e di prima evidenza arriva un tocco interessante e gradevole di fumo e di legno delicato, subito dietro la viola e la sua tipica flessuosità. Finale leggermente erbaceo per una profumazione non veramente piena.
L'assaggio denota una eleganza insospettabile, non corposo e di modesta persistenza,diremmo anche  basso di tannino, si dimostra fin da subito un vino raffinato che scende composto, senza esitazioni e, rivelando quasi una sua voglia di defilarsi sul palato, si mostra di buon equilibrio.
Nessuna imperfezione apparente, alcol a 12,5 gradi di volume che non si fa sentire più di tanto, il Castello d'Albola è per gli amanti di un chianti senza toni muscolari, senza pretese di eccessive strutture, certo il suo risultato dipende molto dalla tavola, non è un vino che vive di vita propria.
Esiste una generazione di etichette di questa denominazione , sempre più diffusa, che tende ad affidarsi alla tavola e sposa l'idea del connubio con il food per farsi presentare; non solo non è sbagliato ma diciamo in più che è anche normale perchè in Italia, ed in Toscana più che mai, un atteggiamento così non ha solo un senso, ma soprattutto ha una storia


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domenica 27 marzo 2011

IL POKER DEI NON PERVENUTI: QUATTRO COSE NEL WINE WEB CHE NON SONO PROPRIO ANDATE

Di questi quattro assi rimasti senza mazzo ne ho scritto anche io, di queste quattro pepite rivelatesi al massimo bei sassolini di fiume ne ho sperticato anche io. Quattro eventi di cui molto si è scritto, non solo io, che molte aspettative o timori hanno sollevato e poi si sono rivelati, per fortuna o per sfortuna, un mucchietto di polvere o, peggio, un mucchietto di chiacchiere.
Quali ? Vediamoli draculescamente insieme in ordine temporale : l'esperimento Terroir Amarone datato gennaio 2009, a lui il primo "non pervenuto"; il dibattito con sala da sold out "Bere con il sorriso, ovvero elogio della piacevolezza del vino" promosso da Santa Margherita al Vinitaly 2010 dai cui moltissimi buoni propositi si è passati poi al "non pervenuto"; l'abbandono delle blog-scene del giornalista Ziliani, accolto con psico dramma collettivo da tutto il web e poi risoltosi, unico evento positivo della carrellata, con un immediato ritorno, è il web e non Ziliani, in questo caso, il protagonista del "non pervenuto", il lancio del blog Vinino.it, al quale diamo ancora tempo per esprimersi ma che merita un primo bilancio, "non pervenuto". Dilapidatemi se volete ma così la penso io e passo a spiegarmi.
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Tutti questi quattro eventi hanno avuto ampio risalto sul web , questo web miracoloso quasi santo per qualcuno, ma sono quattro eventi che il web magari ha sponsorizzato e che poi, forse anche per ruffianeria o incompetenza ipocrisia o menefreghismo, non ne ha voluto analizzare i risultati! Qui chi fa flop è prima di tutto "il wonderful wine web", il www de noiartri.
Primo asso, quello di cuori. Terroir Amarone è un insuccesso a cui partecipo in prima persona perchè i fondatori me ne hanno dato facoltà di amministratore, per questo è asso di cuori.. Un social network aperto ai cultori di uno dei vini più importanti in Italia, un Social Network con oltre 250 partecipanti che non ha avuto un solo momento di vita vera, non è mai stato social e non è mai stato network. Terroir Amarone è lo specchio della diffidenza dei wine lovers verso la rete, è la dimostrazione che chi segue il vino in Italia oggi lo fa volentieri nel chiuso delle degustazioni autoreferenziali ma non si espone. Zero commenti sui post più scottanti zero interazione da parte dei partecipanti, eppure, i numeri sono li a dimostrarlo, centinaia di ingressi, migliaia di pagine lette ad ogni post. Terroir Amarone, da tutti osannato quando è nato nel 2009, è stato un flop.Forse e fino ad ora.
Santa Margherita è una cantinona, importante e di altissima professionalità . Al Vinitaly 2010 ha deciso di promuovere un convegno con breve degustazione sul mondo del "vinino", operazione di marketing o sincero affetto per una denominazione, quella del vinino appunto, nata nel web? Pareva tutte e due e poteva andare anche bene. Il Convegno, peraltro riuscitissimo non solo per il tutto esaurito in sala , ha visto schierato l'Ufficio Marketing di Santa Margherita con slides e proposte, presentazione di sondaggi e scenari macro e micro sul "vinino" il suo mercato e la sua filosofia. Il finale del convegno è stato un tripudio con Santa Margherita che rilanciava buoni propositi e nuovi appuntamenti, "idee da condividere" e "analisi da fare insieme". Il giorno dopo il convegno era sperticato sul web, clamori e applausi a scena aperta. Due giorni dopo è cominciato il silenzio che dura tutt'ora. Flop o mera operazione di marketing? Bhoooo. Spariti tutti. Asso di denari ovviamente e non pervenuto.
Asso di picche al "web" per il caso di Vino al Vino.
Franco Ziliani con il suo proclama "Vino al Vino si congeda..." nel Luglio 2010 mi ha costretto a tre rivelazioni pubbliche. La prima è che lo Ziliani mi risulta di molto antipatico, la seconda che lo leggevo sempre, la terza è che non mi piaceva per nulla che lui smettesse di scrivere. In occasione del suo congedo tutta la rete si è scossa, sembrava che senza di lui nulla più avesse senso, il web sembrava una canzone di Gino Paoli del periodo introspettivo. Improvvisamente però poche settimane dopo lo Ziliani è ritornato, senza spiegazione alcuna. Ne sono sinceramente felice per lui e per il web maaaa.......questa non l'ho capita! Il Franco Ziliani ora di blog da zero ne ha due, ha aperto pure Le Mille bolle blog.
Ora, sia chiaro, io sono contento che lo Ziliani continui a scrivere sul web e l'ho pure scritto chiaramente ma vorrei sapere da questa rete che si autodefinisce trasparente, aperta, sempre viva: caro wonderful wine web non è che ti diverti troppo a celebrare e poco a discutere? Non pervenuto caro il mio web, autoreferenziale sei, peggio della carta stampata. Muto sei!
Il poker si chiude con l'asso di fiori ovvero un "rivedibile". E' giovane infatti l'apertura sul web del blog "Vinino.it". Apertura acclamata dai più, un blog creato e voluto dal maestro di Internetgourmet, dopo la celebratissima inaugurazione on line il buio è calato su Vinino.it. Passo più lungo della gamba? Tempi non maturi? Aspettiamo il Vinitaly2011 prima di affondare? Tutto quello che volete ma, anche se il Vinino.it è nato sotto Natale 2010, diciamo che, ad oggi, non se ne è notato l'esistenza e il progetto non si vede. Rivedibile ma non pervenuto ugualmente.
Quattro assi e forse anche quattro sassi che mi sono tolto, perchè sono maldestro o maleducato, perchè non mi piace la ostentata riverenza o la cortigianeria di certo wine web, perchè mi piace fare così, perchè sono anche libero, perchè sono un blogger mica un cerimoniere.



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