Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

sabato 29 maggio 2010

RUGBY: FINALE SCUDETTO 2010 LA SOLITA FIGURACCIA FIR.... DISORGANIZZATA ALLA ...META

Oggi è andata in scena allo Stadio Plebiscito di Padova la finale per decretare i campioni d’Italia, ultimo atto di un campionato sgonfio ed ultima figuraccia stagionale, ultima per evidente mancanza di altre opportunità, di una Federazione Italiana Rugby che mostra ad ogni occasione la sua inconsistenza organizzativa e gestionale.
4150 spettatori per una finale sono pochi, in uno stadio che ne tiene quasi 10.000 poi sono pochissimi, sono pochissimi se si pensa che si sfidano le due squadre italiane che frequenteranno la Celtic League il prossimo anno ma sono poche se si pensa che i biglietti erano quasi introvabili !!! Tutti, amici e semplici conoscenti, pensavano già al tutto esaurito, inutile andare allo Stadio, dove sono i biglietti ???? Saranno già finiti.
Ecco il tocco di genio degli organizzatori : biglietti in vendita solo on-line, quindi solo su internet, vendita ai botteghini solo il giorno stesso della partita e solo all’irraggiungibile, dopo vedremo perché, Stadio Plebiscito. Aggiungiamoci i prezzi anti-famiglia e soprattutto le società rugbistiche locali ignorate o forse addirittura evitate ai fini della vendita dei biglietti e la frittata è fatta. Biglietti invisibili più che introvabili.
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Sul sito del Petrarca Rugby, squadra padovana di Super10 che risultava inizialmente, a questo punto sarebbe meglio dire misteriosamente, fra i promotori della cosa, infatti capeggia da diversi giorni addirittura la finestra che dice: “ Si comunica ai gentili tifosi che il Petrarca Rugby NON ha in vendita i biglietti per la finale di sabato”. Spaventoso !! Cus Padova, Petrarca e Valsugana Rugby Padova, tre società che da sole rappresentano oltre mille ragazzi tesserati con relative famiglie, potevano essere i tre migliori botteghini della finale, veicolo promozionale fantastico per tutta la settimana, veicolo promozionale per lo sport-rugby ma…. click click se vuoi un biglietto o vai su internet o stai a casa !!! La gente è rimasta a casa.
I prezzi poi, chiamarli “anti-famiglia” è atto di generosità (oggi mi sento angelico) i prezzi stridevano con il generale periodo di ristrettezza economica generale, periodo che imporrebbe atteggiamenti ben più morigerati in casi come questi ma….stendiamo un velo angelicamente pietoso.
In fondo il rubgy è uno sport per famiglie solo quando si fa lo spot in tv ma quando c’è da organizzare una cosa il buio copre le menti federali.
A Padova, inoltre, più che la finale scudetto di rugby si viveva la emergenza parcheggi, un noto giornale locale presentava con il seguente titolone l’evento rugbistico “Rugby: Finale Scudetto, occhio ai parcheggi !!!”. Come dire :”state a casa che è meglio”.
Il Comune di Padova infatti ha recentemente e scandalosamente costruito nel parcheggio dello Stadio Plebiscito un Palaghiaccio (non strabuzzate gli occhi è proprio così!). Nella recente semifinale di rugby di due settimane fa cotanta decisione si era già tramutata per i 3500 padovani e trevigiani convenuti in un ingorgo terribile, un blocco del traffico e una caccia a parcheggio selvaggio. Se oggi fossero arrivate allo stadio le 10.000 persone che la finale meritava cosa sarebbe accaduto?? Per questo da oltre una settimana su tutti i giornali locali primeggiava l’emergenza parcheggio, la mappa delle zone dove lasciare l'auto per poi farsi accompagnare da bus navetta ecc ecc, un quadro da disastro ottimo solo per scoraggiare chiunque e tanto di più i padovani di due settimane prima, sempre ammesso che avessero trovato un biglietto.
I biglietti introvabili per un evento mezzo deserto in uno stadio irraggiungibile e senza il coinvolgimento delle realtà rugbistiche locali è stata l’ultima perla stagionale di una Dirigenza Federale che, dopo il pasticcio Celtic League e le mille altre figuracce stagionali, non si è ancora decisa ad andare in pensione
Rabbrividisco al ricordo, tanto per citarne uno, che la prima scelta-Stadio per questa finale, scelta annunciata a suon di comunicati stampa e sbandierata sui media dalla FIR, era per un campo, quello dell’Arena Civica di Milano, non omologato dalla FIR stessa!!! Cosa si può pretendere da dirigenti così?? Il nulla che abbiamo.
Adesso dovrei scrivere almeno due righe per i nuovi Campioni d’Italia della Benetton Treviso e mi dispiace moltissimo dover confondere il grande traguardo di quei bravissimi atleti con queste miserie. Comunque bravi ragazzi, Forza ragazzi del Treviso e, onore agli sconfitti, Forza ragazzi del Viadana.
Meno male che ci siete tutti voi !!
Il campionato è finito, siamo arrivati in fondo anche quest’anno, sempre più disorganizzati e confusi alla…. meta.

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domenica 23 maggio 2010

SIAMO IN SEMIFINALE.... E IO CHE NON CI VOLEVO VENIRE. MA IL RUGBY NON PERDONA

Nel rugby non si può fare finta, no quello proprio no, quando lo fai è evidente a tutti, è imbarazzante per tutti ma soprattutto è imperdonabile. Questo post esce a futura memoria perché qualcuno non dimentichi o pensi con troppa immeritata fiducia che il tempo cancella.
Ieri si giocava l’accesso alla finale per lo scudetto del rugby, giova ricordarlo perché pare per qualcuno questo non fosse scontato. Si giocava per il titolo “Campioni d’Italia”, il match era Benetton Tv contro Petrarca Pd, si giocava ieri a Treviso il ritorno dopo che l’andata a Padova aveva già dato spunti simili a quelli che seguono ma non così amaramente definitivi. Cronaca di un fattaccio che può essere una opportunità
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Ha vinto Treviso 54 a 10, meritatamente ? Certo che si, ma il principale merito dei trevigiani è stato quello di essere sceso in campo per giocare a rugby, per onorare partita e pubblico, perché si sentiva in dovere di andare fino in fondo e così ha fatto: prima meta dopo otto minuti e ultima delle otto segnate all’ultimo minuto del secondo tempo. Per il Petrarca il taccuino segna esattamente l’atteggiamento opposto. Mai entrato in campo, ad inizio partita una meta subita ogni cinque minuti, più di mezza squadra con la testa in ferie, macchè scudetto/partita/pubblico/rugby!! Molti tuttineri sembrava pensassero “Che seccatura queste semifinali”.
Eh si, un vero ingombro primaverile queste semifinali, purtroppo il Prato si è preso i quattro punti di penalizzazione a inizio campionato ed i padovani sono arrivati quarti in classifica a fine campionato con il conseguente onere di dover entrare in campo per le famigerate semifinali. Che seccature eh? Un obiettivo ieri è stato però centrato, ora tutti sanno che quel quarto posto era dei Cavalieri Prato: nel rugby è il campo a dire la verità.
Un comportamento, quello dei padovani, che qualcuno potrebbe definire addirittura antisportivo, potrebbero senz’altro farlo le altre due semifinaliste (Viadana e Rovigo) che oggi si giocheranno la loro ultima battaglia per andare in finale. Una finale che giocheranno contro un Benetton Treviso fresco, gasato, senza acciacchi e riposato, una squadra che può dire di aver disputato due allenamenti. Un ricorso dei mantovani e dei rodigini ci starebbe ma nel rugby quello che si vede non è sempre eleggibile e tanto meno sanzionabile , per quest’ultimo aspetto nel rugby c’è l’onore perso. Vale più di un ricorso vinto.
Chiariamoci, Treviso vinceva comunque, troppo diverso il tasso tecnico, ricordare però che quest’anno il Petrarca lo aveva già battuto due volte serve a far capire a tutti che una semifinale si poteva giocare, eccome se si poteva, bastava volerlo.
La differenza in campo si è vista fuori dal campo, implacabili le telecamere televisive che mostravano al loro pubblico una scena esemplificativa quando, durante l’intervallo fra il primo e secondo tempo, mandano in onda una ripresa parallela in diretta dai due spogliatoi: i bianco-verdi, che conducono in quel momento 28 a 3, sono chiusi abbracciati in cerchio che ascoltano il coach e urlano e puntano alla massima concentrazione per il secondo tempo, i petrarchini sono mestamente sparsi più o meno rilassati per lo spogliatoio a gruppetti di due che chiacchierano e aspettano. Il risultato lo abbiamo già detto.
Un sincero abbraccio va al coach Presutti che ha compiuto il suo ennesimo gesto d'amore verso il suo Petrarca quando ha regalato l’ingresso in campo di molti Under 20, un gesto che è stato applaudito e compreso per quello che veramente è, un gesto che è anche un simbolo, infatti quegli Under 20 Campioni d’Italia lo sono già. Come sempre l’ottimo abruzzese non si è nascosto ed ha trovato un modo serio e compito per dire la sua.
Rimane però una gara da album dei peggiori ricordi ed allora chiediamoci : perché accade questo ?
E’ noto a tutti che nella Società Petrarca Rugby la gloria del passato ha decisamente più peso che i programmi per il futuro, sembra quasi che tutto sia organizzato perché niente possa scalfire quello che fu. Vittima di un passato che lui stesso si costruisce come irraggiungibile il Petrarca rimane al palo ogni volta che arriva il momento decisivo. Il Petrarca e la sua massima dirigenza vivono di ricordi bellissimi ma da molto i titoli escono solo dal generoso vivaio. Quando si va un po’ più in su dal dilettantismo, quando la tensione potrebbe salire la Società evapora ed il suo team con lei.
Forse sarebbe il caso si aprisse un dibattito serio fra i dirigenti petrarchini, forse sarebbe il caso di prendere spunto da quello accaduto ieri ed imitare il gesto di Presutti, sarebbe il caso la dirigenza petrarchina prendesse in considerazione di regalarsi e regalare al rugby ed ad una intera città un sogno più grande, puntare in alto, puntare al sogno capace di sconfiggere i fantasmi del passato, un sogno più forte e più bello di tutti gli scudetti del tempo andato: il Petrarca Rugby del futuro. E’ tempo.


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lunedì 17 maggio 2010

VINO & BRAND, STORIA DI UN SEMI-DILEMMA


Mi sono recentemente trovato in una interessante discussione e sviscerar di vino & brand. Qual migliore occasione,prima di addentrarsi nelle impressioni della tenzone, per sfogliare il vocabolario e verificare del secondo il vero significato.
Allora, il Garzanti dice che l’inglese brand si traduce con: tizzone, marchio a fuoco, stampo in ferro per marchio a fuoco, marchio d’infamia, stigma. Chissà se i grandi esperti di marketing sanno che il vero significato è questo, infamia compresa. Torniamo però a bomba.
La discussione verteva sul semi-dilemma relativo al reale peso del brand nel mercato del vino italiano; chiariamo intanto perché secondo me è un dilemma a metà, semplice semplice la risposta: perché a buona parte dei consumatori, ahime, non importa il classico fico secco del brand. Impossibilitato a descrivere tutta la complessa interrelazione fra i due elementi vino e brand posso solo dire che per troppi in Italia la differenza fra il primo ed il secondo è che il primo è bevibile ed il secondo te la da a bere.
Detto quanto sopra, che non piacerà ai grandi cultori dell’italico marketing, mi sono sorpreso a dire anche qualcosa di più.
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Ho infatti esordito dicendo : ” Il brand in Italia secondo me ha scarso futuro a meno che nel brand non si riconosca il lavoro di selezione e di apprezzamento del territorio. Cosa difficile per una grande casa ma assolutamente possibile. Il brand-selezione è un po' come una associazione tutela dei consumatori" ovvero dice "caro cliente io mi chiamo xxx e questa è la mia selezione yyy che, come sai, si basa sulla ricerca del meglio e..... quando scegli il mio brand scegli la qualità (oppure il rapporto qualità-prezzo o una delle altre leve tipiche)”. Diversamente non vedo come un brand, dove per logica di brand intendo un mercato massivo, possa essere ben posizionato in Italia.
Mi sono stupito io stesso di quello che andavo ripetendo, poi mi sono fermato a pensarci su e mi sono accorto che dicevo ben poco di nuovo, è il territorio l’arma vincente del brand italiano non il singolo produttore. Certo ogni singolo produttore ha i suoi grandi meriti, sono i singoli produttori che fanno forte un territorio, ma la frammentazione estrema di produzione nel nostro paese non lo può porre da solo al centro della scena.
Il Terroir è il vero elemento discriminante e nel Terroir si cura la “selezione”, dove per selezione non intendo solo vini esclusivi e di alto costo ma vini e basta. Anche vinini per intenderci , usando un termine ed un fenomeno (o almeno mi auguro lo diventi) nuovo di conio.
Il brand è, secondo me, una spinta vera sul mercato quando riesce ad imporre la sua presenza al ricordo ed alla esperienza del consumatore; per questo parlare di brand per le piccole cantine è utile ma non totalmente vincente se non è legato ad un territorio più vasto e complesso.
A chi mi contestava la mia filosofia "futuro-brand-grandi strutture (territorio o grande cantina)" e che invece amava ricondurre il brand soprattutto alla piccola cantina io, pur riconoscendo una parte di validità al suo ragionamento, volendo ricondurre la questione alla logica del mercato ovvero dei grandi numeri mi son trovato a dire “…io per brand intendo ben altra cosa, Benetton è un brand, la mia magliaia sotto casa è molto apprezzata in paese ma non è come Benetton. Eppure, ne sono certo, i maglioni della magliaia sono migliori”.
La questione non può finire qui, lo so, ma adesso i casi sono due: considerato che adesso la mia magliaia sa cosa penso dei suoi maglioni o mi alza i prezzi o si realizza un proprio brand per entrare nel grande mercato. Secondo voi cosa farà??? Meno male che arriva l’estate

giovedì 6 maggio 2010

E ADESSO LA PUBBLICITA': IL MIO SPOT PER LO SPUMANTE


Quando al supermercato sotto casa va in “promozione” Enrico scende e se ne porta via due cartoni, gli durano poi parecchio, almeno fino alla promozione successiva; una bottiglia alla volta se lo gode con calma, lo porta alle feste bello fresco, lo apre per compagnia e amicizia, lo presenta con la bottiglia imperlata e lo versa con la soddisfazione di un vino da meditazione. Se gli chiedi di spiegarti il perché proprio quella bottiglia li, ti guarda fra quelle ciglia folte e nere e ti dice “è una tradizione…da sempre c’è….”.
Ed ha ragione l’Enrico, è una bottiglia che fa un po’ parte del nostro arredamento, è un vino come molti altri, pure buono nella sua specialità, ma nessuno lo presenterebbe mai ad una rinomata raffinata spedizione di degustazione snob; il nostro imbottigliato però se ne frega, tutti lo vogliono lo stesso, lo conoscono da sempre, è una parte di tutti noi e lui lo sa, chi non ha mai avuto in casa almeno una volta nella vita una bottiglia di Asti DOCG Cinzano?
Oggi però niente disciplinare e denominazione, oggi parliamo di questa “tradizione” di bottiglia, già “di bottiglia” non “in”. Oggi facciamo uno spot pubblicitario. Capito il senso??
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E adesso la pubblicità.
La bottiglia Asti Cinzano ha quel collo lungo e stretto, tipico della vita dello spumante, quando fai sgorgare il suo spumoso contenuto profuma di intenso, poi lo assaggi e sa di velluto dolce, basso grado che ci puoi inumidire anche le labbra del bambino. Del resto chi non ha mai messo il naso nella spuma di un Asti ? Chi non si è mai affidato al rito scaramantico del bagno del retro-orecchio utilizzando il rigoglioso inoffensivo spumeggiare dell’Asti Cinzano?
Qualcuno ultimamente ci vuol far credere con uno spot che inonda tv e radio che “un giorno a Roma una mamma ha messo in tavola …..” e avrebbe messo in tavola una bibita dolce e gasata, ma quando mai!!!! Fantasia pura, spot da cancellare, offesa alle storia ed alle vere tradizioni italiche.
In verità “un Natale a Milano…il tappo ha fatto boom e lo spumante fuori……” e quel giorno di compleanno a Roma “ lo spumante fuori e tutti e ridere ed urlare e lo zio Anselmo a ridere sulla cravatta schizzata di spumante ..” perché “il primo giorno di primavera a Trieste il nonno ha preso la bottiglia di spumante e voleva brindare che ha scampato l’inverno e ha tirato fuori quella con il marchio famoso, quella con scritto Cinzano…..” .
Quando arriva la festa, spesso arriva sulle nostre tavole la mite bottiglia di spumante, arriva sempre vanitosa, sa che tutti la conoscono; quella di Asti Cinzano poi sa anche di essere un mito pubblicitario, un mito che viene da lontano, comunicazione di altri tempi che si dipana nel tempo. Uno spot che funziona, coerente, parlare di vino e nello specifico di spumante in Italia è esattamente come parlare di Guinness in Irlanda
Quando vedi una bottiglia di spumanteci scappa fuori rilassato ed a volte un po’ pigro il ricordo “di quella volta che….”, “la festa di famiglia ed il compleanno di…”, di quella volta che “l’abbiamo aperta in piazza….”, è lo spumante la nostra tradizione "gasata" !!
La storia italiana è ricca di bottiglie di vino che ne hanno fatto la tradizione, hanno scolpito l’incedere delle famiglie, hanno sottoscritto i morsi ed i rimorsi di molti di noi, meriterebbero tutte uno spot pubblicitario; ne facessimo uno a testa sommergeremmo quello che va ora in radio e tv, si proprio quello di cui sopra che “un giorno una mamma di Roma…”
Facciamo tutti uno spot allora….magari vi viene meglio del mio.
Io oggi io ho fatto il mio spot, pure gratuito, lo regalo ad uno degli spumanti più intercettati, lo faccio in nome della tradizione italiana, quella vera, bentornato in casa Asti DOCG Cinzano.

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domenica 2 maggio 2010

PAX TIBI CUP: VINCE TREVISO ...SECONDA E' L'INCREDIBILE ROVIGO

Assegnata la Pax Tibi Cup alla Benetton Treviso con “l’ultimo” turno di campionato che coinvolge in scontri diretti le venete in Super10. La nostra coppa virtuale ovvero la Coppa che andrebbe assegnata (esistesse nella organizzazione ufficiale) a fine campionato alla Società Veneta, fra le quattro che partecipano al Super10, che realizza il miglior piazzamento in una classifica dove vengono conteggiati i soli risultati dei loro scontri diretti è passata a TREVISO
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Travolgente il successo su Venezia del team della Marca che, cosa non scontata visto i risultati delle varie giornate, conferma la sua leadership fra le venete. E’ Rovigo però la vincitrice morale, una squadra in difficoltà strutturale che si mette in testa di esserci alla grande e, nel corso di una stagione, si pone dietro alla corrazzata trevigiana. Ultimo turno di Pax Tibi Cup che vede Rovigo strapazzare il Petrarca Padova oltre ogni più rosea aspettativa e candidarsi alle semifinali di campionato con una giornata di anticipo insieme a Treviso e Viadana.
Questo tentativo di Pax Tibi Cup ha dimostrato che esistono dei margini di interesse e di “movimento” per una siffatta competizione, basta guardare i risultati mai scontati e con parecchie sorprese.
Certo ora Treviso si invola in Celtic League ma i margini per una così restano, basta dare una occhiata al vecchio Super10 e ……………………….
Ha vinto la BENETTON TREVISO dunque ed allora complimenti a TREVISO, grande Marca del rugby!!!

Girone di Andata
12/09 VENEZIA MESTRE R. 1986- vs -FEMI-CZ ROVIGO 32 - 32
19/09 BENETTON TREVISO vs RUGBY PETRARCA 36 - 3
30/09 RUGBY PETRARCA SRL - vs - VENEZIA MESTRE R. 1986 36 - 3
30/09 BENETTON TREVISO - vs - FEMI-CZ ROVIGO 17 -12
29/11 RUGBY PETRARCA SRL - vs - FEMI-CZ ROVIGO 18 - 17
29/11 VENEZIA MESTRE R. 1986 - vs - BENETTON TREVISO 6 - 28
Girone di Ritorno
06/01 FEMI-CZ ROVIGO vs VENEZIA MESTRE R. 1986 12 - 16
10/01 RUGBY PETRARCA vs BENETTON TREVISO 8 - 3
03/04 VENEZIA MESTRE R. 1986 vs RUGBY PETRARCA 24 - 19
03/04 FEMI-CZ ROVIGO vs BENETTON TREVISO 34 - 28
01/05 FEMI-CZ ROVIGO vs RUGBY PETRARCA SRL 27-13
01/05 BENETTON TREVISO vs VENEZIA MESTRE R. 1986 44 - 16

CLASSIFICA FINALE PAX TIBI CUP al 01/05/2010
BENETTON TREVISO 21 PTI

FEMICZ ROVIGO 16 PTI

PETRARCA PADOVA 14 PTI
CASINO VENEZIA 10 PTI


domenica 25 aprile 2010

LIVIO FELLUGA SOSSO' 2003 DOC COLLI ORIENTALI DEL FRIULI

Felluga è un nome, non è che possiamo far finta di averlo visto adesso, mi stupisco non averne mai parlato fino ad ora, eppure la mia cantinetta ne colleziona diverse bottiglie, mah! Comunque sia è arrivato il suo momento, il momento del notissimo…… brand friulano.
Già proprio “brand” perché Livio Felluga è uno dei pochi che sa esserlo, dall’alto dei suoi 130 ettari di vigneti seminati fra Colli Orientali e Collio, tutto in terra “furlana”, produce, tra l'altro, vino che si sa sempre riconoscere e poi…e poi….e poi ci fermiamo perché per questa volta parliamo solo di una sua idea raffinata targata 1989, l’assaggio è il FELLUGA SOSSO’ 2003 DOC Colli Orientali Rosazzo Rosso Riserva.
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Cito la demo del Felluga “…..prende il nome dal piccolo rivo "Sossò" che scorre ai piedi della collina da cui provengono le uve. Frutto di un'accurata selezione di uve Merlot, Refosco dal Peduncolo Rosso, Pignolo prodotte dai vigneti più vecchi di Rosazzo….” , il Rosazzo appunto una DOC esclusiva e storica della provincia di Udine, da qui è partito il Felluga per questo piccolo capolavoro: il Sossò.
Dopo la delicata operazione di diraspatura, pigiatura e fermentazione le uve del nostro si posano per ben diciotto mesi in botti di rovere, ne escono per calarsi per altri 12 mesi di un lento e complesso affinamento in cantina.
Ho portato in tavola i 14 gradi alcolici risultati dalla vendemmia del 2003 per vedere che effetto che fa, infatti questo Rosazzo ha la prepotenza economica all'acquisto di un Amarone o di un Brunello ma, ve lo dico subito, è cosa magnifica.
Colore scuro, cupo, sintomi di densità tutt’altro che apparente con profumazione di bella e carnosa susina già lontano dal naso, quando questo si cala salgono altri splendidi ed eleganti tannini con spezie e legno, si il legno c’è ma è delicatissimo, come una cornicetta immancabile.
Beva carica e vinosa con contorni accentuati di ciliegia e leggiadra acidità sul finale. Denso e corposo il Sossò ti conquista con i suoi modi eleganti , l’assaggio rivela una fragranza ed una stuzzicosità difficile da riscontrare altrove, dolce e sapido in due momenti
diversi che ne fanno meglio comprendere la sua bella apertura e la sua totale armonicità.
Un vino rosso che ne porta addosso tutte le caratteristiche associandole ad una indolenza nobiliare che ne fanno un titolo averne sorseggiato.
Il Livio Felluga Sossò è una esperienza da fare senz’altro, è un omaggio alla terra del Friuli che ci regala il suo rosso da grandi occasioni

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mercoledì 21 aprile 2010

Stefano Il Nero VINCE IL CONCORSO DELLA CANTINA DI CASTELUOVO DEL GARDA.....WOW CHE SODDISFAZIONE !!!


Questa volta la comunicazione è di quelle che danno una grande soddisfazione: Stefano il Nero (cioè io , mi , me, moi, io di me insomma) ha vinto il concorso delle Cantine di Castelnuovo del Garda ""Vieni, assaggia, commenta e...vinci" che si è tenuto al Vinitaly nei primi giorni di aprile 2010. Si trattava di degustare alcuni loro vini e scrivere un commento, quello premiato gradiva e descriveva la mia degustazione del loro Bardolino DOC Vintage.
Quando me lo hanno comunicato è stata una vera e cara soddisfazione.
Il commento che ho scritto per il Vintage ? ... ah si eccolo:

"' E' il filo di cioccolata il suo modo di essere vanitoso ed il suo stridere acidulo il suo modo di essere amabilmente leggero. Un tocco di versatile caparbietà".

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Visto il successo ottenuto a Vinitaly la Cantina di Castelnuovo ha deciso di proseguire il concorso, di seguito i termini così come riportati sul loro blog:

"Il gioco però non finisce qui: dato il successo riscontrato, ci piacerebbe poter assegnare ancora qualche bottiglia a chi dimostra di apprezzarla davvero...
"Vieni, assaggia, commenta e...vinci" perciò continuerà anche nelle prossime settimane: da maggio a settembre 2010, ogni mese assegneremo una magnum di Nero Assoluto - o due bottiglie di Custoza Passito Remenato - all'autore/autrice, italiano o straniero, del commento più originale, simpatico, divertente...
Per partecipare al gioco, basterà venire a trovarci nel nostro punto vendita, assaggiare uno dei vini proposti in degustazione, e scrivere un breve commento.

Intanto però il primo giro se l'è aggiudicato Stefano Il Nero e quindi un grazie alla Cantina di Castelnuovo ma anche a tutti gli amici che sostengono amabilmente questa mie iniziative da
grafomane/ blogger!!
Ciao.

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mercoledì 14 aprile 2010

CRONACHE DAL VINITALY 2O10: IL CONVEGNO SU WINE&WEB FA FLOP. UNA OCCASIONE PERSA.


Ha fatto flop l’annunciato convegno “Vino web e social network: opportunità e responsabilità”; cosa inusuale per una assise di comunicatori che questi facciano flop comunicando.
Il titolo prometteva scintille ed il moderatore Beppe Giuliano, direttore di Euposia, ci aveva provato ad assegnare ruoli stringenti ai relatori ma questi si son premurati di dichiarar fuga da cotanto ruolo fin dall’inizio di ogni loro intervento per rifugiarsi in una serie interminabile di riflessioni intelligenti con la manifesta intenzione di non disturbare il vicino.
Risultato? Una noia mortale fatta di interventi mediamente fuori centro rispetto al titolo del convegno e di relatori a “tema libero”lontani dalle reali intenzioni della scarsa platea presente. Obiettivi del convegno? Come i risultati : non pervenuti.
Unici lampi alcuni concetti audaci espressi da Filippo Ronco, lasciati cadere con cura dagli altri ed una risoluta e pragmatica freddura fuori dal coro di Francesco Zonin della omonima casa vinicola. Andiamo con ordine e raccontiamo questo fanta-convegno
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Inizia la Brand Manager di Vinitaly, promotore del convegno, dicendo che di fatto il web non rientra nelle strategie comunicative di Vinitaly, sembrava la mattina giusta per dirlo (ma una bugia nooo??), chiedendo scusa si alzerà e se ne andrà subito. Ottimo viatico non c'è che dire!!
Enrico Grazzini, guardandosi bene dall’attizzar falò, dipinge lo scenario: un mondo dove “i cittadini consumatori comunicano direttamente…ed i mezzi di comunicazione di massa tradizionali perdono la esclusiva di intermediazione…dove si creano nuovi monopoli….dove per le aziende non è più possibile comunicare senza internet…la rete dei costi bassi…” Nessuna novità buone nuove.
Francesco Zonin snocciola cifre sul settore vitivinicolo e sulla iniziativa, bella davvero, di MyFeudo, “ la miglior forma di comunicazione che abbiamo per noi produttori è l’enoturista appassionato che passa a trovarci..con lui ci confrontiamo…internet è molto importante perché ci fa comunicare con questo mondo…ma non si può degustare via web!!
Beppe Giuliano emette lamentosità sulla crisi dell’editoria tradizionale e lo Zonin lo sotterra con un lampoil vino non ha mai contribuito alla editoria classica (cita dati puntuali) perché non ne abbiamo mai avuto le risorse non lamentatevi con noi per la vostra crisi”. Knock out.
Ci prova Filippo Ronco, l’artista di Vinix e Tigulliovino, “non tutto quello che è in rete è buono c’è anche spazzatura…internet ha già le sue regole perché è bidirezionale ….se scrivi una sciocchezza ti viene segnalato e vieni segnalato in due minuti questo non vale per la editoria tradizionale ….le persone che utilizzano la rete non hanno bisogno di intermediazione……per questo avere reputazione e credibilità è tutto se si vuol stare sul web…”.
Giampiero Nadali, un uomo chiamato Aristide Blog, negando l’utilità di uno scontro media tradizionali e new media vira sul marketing “la new economy in Italia non esiste.....bisogna conoscere la sintassi della tecnologia….la disintermediazione è competizione non scavalcamento dei media attuali…internet per il vino non è solo comunicazione ma innovazione”.
Raccoglie la palla Gianluca Amadori che dei giornalisti è il Presidente del loro Ordine veneto, forse coglie il clima discontinuo e si accomoda amabilmente susono contro le regole di limitazioni dell’uso della rete…i blog sono da valorizzare…..c’è differenza fra comunicazione e informazione…..chi decide di fare informazione deve essere iscritto all’Ordine….ogni media si ritaglierà il suo ruolo….la trasparenza nella rete è elemento importante….il giornalista quando scrive deve distinguersi e la sua formazione è la base del suo futuro…”.
A questo punto t
utti hanno detto tutto lo scibile con la massima attenzione a non ascoltarsi l’uno con l’altro, nessuno ha interrotto/contestato l’altro, atmosfera ovattata, tutti tranquilli e sono trascorse oltre due ore.
Il tentativo di dibattito imporrebbe il tema se dire “questo vino è scadente..” sia diffamazione o no. Siamo alla frutta, è chiaro. Mi alzo e vado, forse il mondo vitivinicolo deve ancora crescere per “vedere” il web ma il web ringrazi se il mondo vitivinicolo non ha visto questo dibattito.
Ci saranno altre occasioni.

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domenica 11 aprile 2010

CRONACHE DAL "VINITALY 2010" : IL VININO E' UN SUCCESSO CHE FA.... PAURA


E’ stato un successo e tutti contenti ma veramente tutti.
L’atteso appuntamento con il “vinino” al Vinitaly coraggiosamente promosso e sostenuto da Santa Margherita e tenutosi ieri di fronte ad una sala da tutto esaurito ha centrato l’obiettivo
Mentre Angelo Peretti, autore del pluri-citato “Elogio del vinino – Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere” introduce la degustazione-dibattito invitando la sala ad una sobrietà troppo spesso inusuale in questi appuntamenti, la platea si comincia a versare la prima delle cinque bottiglie scelte per l’occasione.
Un invito a parlare e gustare, in forma conviviale, con attenzione al tema ma anche con la freschezza e la giovialità tipica di un vino da bere e non per niente il tema fondante della mattinata sarà: recuperare il vino alla tavola, questo lo può fare sicuramente solo un “vinino”.
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Santa Margherita ci dimostra di crederci ed il suo super-uomo del Marketing (nonché rugbista/seconda linea ai tempi che furono cosa non marginale su questo blog) Lorenzo Biscontin snocciola i dati di un sondaggio svolto sull’argomento dalla sua Azienda. Approfondimento molto più che interessante e soprattutto una analisi preparatoria di una potenziale strategia più vasta.
Abbiamo fatto una indagine anche perché riteniamo che il termine vinino sia un po’ debole…” ed i numeri dimostreranno che molti scuotono il capo alla parola a meno che non ne venga spiegato il vero significato.
La ricerca dimostra però anche che il lancio via web di questa tendenza/strategia/new-style ha avuto successo, il 21% degli intervistati la conosce, percentuale quasi proibitiva anche al brand della più celebre cantina. Internet mostra i muscoli che il vinino non ha il dovere di avere.
L’idea del vinino corre nel dibattito e si dimostra valida perché fa riscoprire le radici profonde del vino, le sue tradizioni, lo fa apprezzare per il suo terroir, perché punta ad allargare la base dei consumatori con uno strumento veramente in grado di farlo ed una metodologia adeguata proponendosi come compagnia giornaliera sulla tavola nella famiglia.
E’ anche una idea ad alto potenziale innovativo; un vinino infatti si inquadra genericamente in un vino che non costa più di 5/6 euro a bottiglia (le eccezioni ci sono e confermano la regola) e quindi potrebbe essere sostenuto da strumenti di marketing ad alto potenziale di penetrazione ma a costo mediamente basso: ecco che il web-marketing ed i new media diventano la soluzione.
La domanda sospesa rimane “si deve davvero chiamare vinino o che alternativa?”, un nome che non piace a troppi diventa il simbolo della paura di farcela, il comprensibile timore di aver trovato una strada, cosa rara di questi tempi. L’esortazione dalla sala è quella a continuare nella analisi e nella ricerca di una strategia, questa pare essere una occasione unica nella storia del wine-world, potremmo avere presto un nuovo prodotto senza dover piantare nuove vigne o studiare nuovi affinamenti.
Bisogna andare avanti, la cosa non può finire qui.

Durante la piacevole ed affollata conversazione abbiamo assaggiato:
BARDOLINO CHIARETTO CLASSICO DOC 2009 MENEGHELLO (Lazise)
Nel bicchiere un colore rosa antico di grande eleganza come la provocazione al naso senz’’alcol e floreale, gentile ed equilibrato con acidità bassa in chiusura. Molto bello.
TAI ROSSO DOC DEI BERICI 2009 AZ. AGR. CAVAZZA
Tonalità appena sopra la rosatura con lampi brillanti, profumo di bacca rossa con beva iniziale puntigliosa e finale in buona acidità. Persistente (come può esserlo un tocai) e leggermente “legnoso”. La sera d’estate.
PINOT GRIGIO ALTO ADIGE IMPRONTA DEL FONDATORE DOC 2009 SANTA MARGHERITA
Colore giallo paglierino con una profumazione di base senza eccessi e di gran garbo, frutta da tavola al naso per una beva corta e di una piacevolezza unica. Equilibrato e decisamente sapido. Ottimo.
CATALANESCA “SORRENTINO” VDT 2008 DI CATALO’
Il suo colorino giallo nasconde una profumazione eccellente, erbacea e floreale, di agrumi e spezie; lo spettacolo al naso si compie con una bevuta corposa e secca, salata ed importante. Bellissima sorpresa del sole del sud.
CONCERTO REGGIANO FRIZZANTE LAMBRUSCO DOC 2008 MEDICI ERMETE
Colore viola , fruttato e gioviale al naso, vivacemente tondo con note di erba nella sua beva corta sbarazzina e piacevole. Tanto per gradire. La tradizione dell’Emilia.


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mercoledì 7 aprile 2010

IL FUTURO DEL RUGBY ? SOSTEGNO SOSTEGNO SOSTEGNO.

Domani si trovano "i capi del rugby", c'è anche il Presidente, si trovano e poi giù a discutere sul futuro del rugby; si trovano le 8 maggiori società italiane, restano a casa Treviso e Viadana, loro hanno sogni celtici da soddisfare, altri "paradisi" dai quali discendere. Discendere si ma non domani. Politica, politica e ancora politica, mentre il movimento giovanile soffre, mentre la spinta propulsiva innegabilmente maturata per il nostro rugby negli ultimi anni produce topolini che la FIR ci racconta come fossero montagne, loro si riuniscono per decidere. Decidere cosa ? E' questo il problema, decidere cosa? A chi si sta pensando? E' una decisione finalizzata ad un nuovo campionato di elite ? Tutto qui?
Ho già scritto qui di quella triste idea delle franchige al posto del campionato maggiore . L'ho scritto e mi ha risposto il celebre Duccio di Rugby 1823 che ringrazio per la franchezza; dopo di lui ha commentato la cosa preevater69, un amico al quale voglio strappare il velo che si è costruito con l'indecifrabile nickname: si chiama Luca. A te la parola Luca
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Dice Luca "Nuove regole, mal di testa. Mi dispiace che un giuoco così sano, bello e semplice (spingi, conquista la palla, aprila, passala, copri il tuo compagno, meta...certo non è sempre così facile!)sia oggetto di furenti scorribande politiche per la conquista od il mantenimento del potere. Francamente la nuova formula super10 o le franchige sono, per me, temi alquanto poco interessanti e forse non sono neanche all'altezza di commentarli. Però una cosa ho voglia di dire. Attenzione all'onore ed allo spirito del rugby! Sere fa ho visto un'intervista al cestista Kevin Garnett, probabilmente uno dei migliori giocatori in circolazione nel NBA, che descriveva molto bene il carico di responsabilità che ha sentito quando ha inziato a giocare per una storica squadra come i Boston Celitcs. Alzare gli occhi e vedere trofei, vittorie, grandi campioni, tradizione, gloria, conquiste, ecc. ecc. è stato per lui motivo di grande riflessione. Ovviamente con le dovute proporzioni, me ne rendo conto, io credo che un ragazzino che inizia a giocare nel Monselice, nel Selvazzano, nel Valsugana, nel Mogliano, ed in tante altre squadre minori debba essere orgoglioso e fiero di giocare con quelle maglie, sapendo che generazioni e generazioni di rugbisti prima di lui lo hanno preceduto, contribuendo, nell'anonimato dei decenni passati di questo sport, a portare il movimento ai livelli attuali. Livelli che probabilmente sono diventati "appetibili" ed "appetitosi".."

Dite quel che vi pare, che questo è romanticismo ovale o passione di tempi andati, dite che vi piace ma forse non fa incassi, dite ogni cosa possibile ma il rugby è questo, perchè sono esattemente queste parole che ti danno la forza per spingere...conquistare....aprire...sostegno sostegno sostegno.
Il rugby è questo che piaccia o no ai signori della riunione di domani.
I ragazzi domenica hanno il solito loro Concentramento Under 8/10/12 o il match Under 14 o 16, insomma cari i miei "capi del rugby" se vi riunite senza pensare a loro, state a casa.

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