
Essere blogger è concetto difficile da trovare persino sul vocabolario; esserlo parlando di un “prodotto” è cosa pure molto delicata. Il prodotto in questione è il vino ed i blogger a cui mi riferirò sono quelli che vi trovate in rete senza molto dispendio di energie. Sia chiaro quindi che qui non vale il gioco “fuori i nomi”,a quelli ci pensate da soli, io voglio fare qualcosa di più: raccontarvi degli ex-wine-blogger o, meglio, dei wine-bogger professionalizzati (o quasi)..
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C’era una volta questi wine-blogger che si mettono a scrivere in rete di sensazioni intorno al vino; a ripetizione sparano post su solforosa e tannino, sull’autoctono e sull’uvaggio e giù via con una quantità di post sui loro assaggi migliori e, udite udite, anche sui peggiori. Scrivono lanciandosi messaggi “importanti”, sottolineano ad ogni piè sospinto la libertà di essere blogger (secondo me una stupidaggine stellare), la capacità della rete di “dire solo la verita” (questa era la miglior bugia) e tante altre cose veramente geniali e belle insieme ad alcune inevitabili sciocchezze figlie del disincanto e della “amatorialità” del gioco.
In questo periodo il wine-internet è percorso da fremiti: idee importanti e preziose girano in rete, perle di novità gratuitamente a disposizione di tutti sulle quali tutti discutono. Si dibatte parecchio, da un blog all’altro partono frecciate e contro frecciate, botta e risposta , proposte e controproposte: internet ad alta fermentazione. Il wine-blog trionfa sul silenzio del settore vitivinicolo.
Arriviamo allora ai nostri giorni, l’epoca appunto della professionalizzazione. I blogger di cui sopra entrano nel settore direttamente, alcuni dentro mani e piedi altri aspirano solo ad entrarci ma l’atteggiamento inevitabilmente in entrambi i casi muta profondamente. Alcuni diventano quasi-giornalisti o giornalisti, quelli che giornalisti lo erano smettono di fare i blogger spesso inconsciamente; in genere sono la comunicazione ed il marketing ad abbracciare ed inglobare queste nuove leve.
Sono meno di una decina i neo-professionalizzati ma il peso sulla rete si sente.
Cala il livello di interlocuzione, chi ha una buona idea se la tiene per venderla, i dibattiti scemano, nessuno discute più con nessuno. I nemici dichiarati continuano ad esserlo ma dietro una spessa patina di amicizia, spariscono le polemiche, in rete oggi come oggi hanno pressappoco tutti ragione e se qualcuno dice qualcosa che non piace si fa mediamente finta di non averlo visto. Interi argomenti scompaiono dai loro blog, chi cancella il banale per dedicarsi all’effimero, chi si è professionalizzato su altro blog e quindi imbavaglia un po’ il suo, chi scrive ancora di vino “liberamente” prendendosi appunto la libertà di non dire mai cosa pensa, chi le dichiarazioni le fa fare agli altri e chi “cambia pubblico” e scrive in inglese ( il popolo della birra ringrazia) prendendosi una fetta di pubblico fra i più somari del mondo ma si sa l’erba del vicino è sempre più verde
Tutte cose belle e legittime per carità, passaggi anche molto intelligenti ma non riesco a non dire a proposito delle bandiere gloriose di questi blogger di ieri che se la mitica “libertà di scrivere” aveva un prezzo qualcuno lo ha pagato.
Questo è accaduto e io mi sono arrogato l’onore di farne la cronaca (abbiate pietà).
Capitemi bene però, la professionalizzazione di questi blogger mi trova perfettamente d’accordo, apprezzo sinceramente il loro lavoro ma sapete perché ho scritto questo pezzo? Qualche sera fa un amico mi raccontava di aver letto sul blog XYZ delle cose e però non si spiegava perché quel blogger, che lui leggeva da tempo non ne avesse aggiunte altre che….la risposta era nota : professionalizzato!
Aggiungo poche righe estratte da Internetgourmet e da un pezzo scritto dal Direttore di Euposia Beppe Giuliano rivolgendosi da giornalista della carta stampata al mondo blogger: “Senza la componente editoriale, il nostro schifosissimo know how, rimarrete a raccontare gratis sul web il mondo del vino con tanti ringraziamenti da parte dei vignaioli, dei distribuiti e degli agenti…di tutta la filiera che guadagna, insomma, sulle vostre spalle. Mi spiegate perché regalate il vostro ingegno?”
Io pensavo non fosse questo il problema di un blogger ma visto il tutto devo ancora rifletterci su, resta il fatto che il mondo dei wine-blogger è in piena crisi di contenuti, forse il perché l’ho scritto sopra ma forse non basta ancora.
“C'è chi l'amore lo fa per noia / chi se lo sceglie per professione/ Bocca di Rosa né l'uno né l'altro/ lei lo faceva per passione.” (Fabrizio De Andrè)









