Di questi quattro assi rimasti senza mazzo ne ho scritto anche io, di queste quattro pepite rivelatesi al massimo bei sassolini di fiume ne ho sperticato anche io. Quattro eventi di cui molto si è scritto, non solo io, che molte aspettative o timori hanno sollevato e poi si sono rivelati, per fortuna o per sfortuna, un mucchietto di polvere o, peggio, un mucchietto di chiacchiere.
Quali ? Vediamoli draculescamente insieme in ordine temporale : l'esperimento Terroir Amarone datato gennaio 2009, a lui il primo "non pervenuto"; il dibattito con sala da sold out "Bere con il sorriso, ovvero elogio della piacevolezza del vino" promosso da Santa Margherita al Vinitaly 2010 dai cui moltissimi buoni propositi si è passati poi al "non pervenuto"; l'abbandono delle blog-scene del giornalista Ziliani, accolto con psico dramma collettivo da tutto il web e poi risoltosi, unico evento positivo della carrellata, con un immediato ritorno, è il web e non Ziliani, in questo caso, il protagonista del "non pervenuto", il lancio del blog Vinino.it, al quale diamo ancora tempo per esprimersi ma che merita un primo bilancio, "non pervenuto". Dilapidatemi se volete ma così la penso io e passo a spiegarmi.
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Tutti questi quattro eventi hanno avuto ampio risalto sul web , questo web miracoloso quasi santo per qualcuno, ma sono quattro eventi che il web magari ha sponsorizzato e che poi, forse anche per ruffianeria o incompetenza ipocrisia o menefreghismo, non ne ha voluto analizzare i risultati! Qui chi fa flop è prima di tutto "il wonderful wine web", il www de noiartri.
Primo asso, quello di cuori. Terroir Amarone è un insuccesso a cui partecipo in prima persona perchè i fondatori me ne hanno dato facoltà di amministratore, per questo è asso di cuori.. Un social network aperto ai cultori di uno dei vini più importanti in Italia, un Social Network con oltre 250 partecipanti che non ha avuto un solo momento di vita vera, non è mai stato social e non è mai stato network. Terroir Amarone è lo specchio della diffidenza dei wine lovers verso la rete, è la dimostrazione che chi segue il vino in Italia oggi lo fa volentieri nel chiuso delle degustazioni autoreferenziali ma non si espone. Zero commenti sui post più scottanti zero interazione da parte dei partecipanti, eppure, i numeri sono li a dimostrarlo, centinaia di ingressi, migliaia di pagine lette ad ogni post. Terroir Amarone, da tutti osannato quando è nato nel 2009, è stato un flop.Forse e fino ad ora.
Santa Margherita è una cantinona, importante e di altissima professionalità . Al Vinitaly 2010 ha deciso di promuovere un convegno con breve degustazione sul mondo del "vinino", operazione di marketing o sincero affetto per una denominazione, quella del vinino appunto, nata nel web? Pareva tutte e due e poteva andare anche bene. Il Convegno, peraltro riuscitissimo non solo per il tutto esaurito in sala , ha visto schierato l'Ufficio Marketing di Santa Margherita con slides e proposte, presentazione di sondaggi e scenari macro e micro sul "vinino" il suo mercato e la sua filosofia. Il finale del convegno è stato un tripudio con Santa Margherita che rilanciava buoni propositi e nuovi appuntamenti, "idee da condividere" e "analisi da fare insieme". Il giorno dopo il convegno era sperticato sul web, clamori e applausi a scena aperta. Due giorni dopo è cominciato il silenzio che dura tutt'ora. Flop o mera operazione di marketing? Bhoooo. Spariti tutti. Asso di denari ovviamente e non pervenuto.
Asso di picche al "web" per il caso di Vino al Vino.
Franco Ziliani con il suo proclama "Vino al Vino si congeda..." nel Luglio 2010 mi ha costretto a tre rivelazioni pubbliche. La prima è che lo Ziliani mi risulta di molto antipatico, la seconda che lo leggevo sempre, la terza è che non mi piaceva per nulla che lui smettesse di scrivere. In occasione del suo congedo tutta la rete si è scossa, sembrava che senza di lui nulla più avesse senso, il web sembrava una canzone di Gino Paoli del periodo introspettivo. Improvvisamente però poche settimane dopo lo Ziliani è ritornato, senza spiegazione alcuna. Ne sono sinceramente felice per lui e per il web maaaa.......questa non l'ho capita! Il Franco Ziliani ora di blog da zero ne ha due, ha aperto pure Le Mille bolle blog.
Ora, sia chiaro, io sono contento che lo Ziliani continui a scrivere sul web e l'ho pure scritto chiaramente ma vorrei sapere da questa rete che si autodefinisce trasparente, aperta, sempre viva: caro wonderful wine web non è che ti diverti troppo a celebrare e poco a discutere? Non pervenuto caro il mio web, autoreferenziale sei, peggio della carta stampata. Muto sei!
Il poker si chiude con l'asso di fiori ovvero un "rivedibile". E' giovane infatti l'apertura sul web del blog "Vinino.it". Apertura acclamata dai più, un blog creato e voluto dal maestro di Internetgourmet, dopo la celebratissima inaugurazione on line il buio è calato su Vinino.it. Passo più lungo della gamba? Tempi non maturi? Aspettiamo il Vinitaly2011 prima di affondare? Tutto quello che volete ma, anche se il Vinino.it è nato sotto Natale 2010, diciamo che, ad oggi, non se ne è notato l'esistenza e il progetto non si vede. Rivedibile ma non pervenuto ugualmente.
Quattro assi e forse anche quattro sassi che mi sono tolto, perchè sono maldestro o maleducato, perchè non mi piace la ostentata riverenza o la cortigianeria di certo wine web, perchè mi piace fare così, perchè sono anche libero, perchè sono un blogger mica un cerimoniere.
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domenica 27 marzo 2011
domenica 20 marzo 2011
GALASSI MARIA ED IL SUO PATERNUS: MORBIDEZZA DI ROMAGNA
Continua la mia ricerca sul sangiovese italico e continua la perlustrazione in terra di Romagna. Questa volta l'assaggio si fregia della "biologicità". Ometto commenti sulla sempre viva discussione di come un vino possa essere biologico ed un altro no e vi rimando, per ora, ad altri per interventi e contromisure.
Non tiro per la giacca in tal tenzone la Galassi Maria Azienda Agricola Biologica, appunto, che risiede la ove la E45 fa la curva su per la collina del Cesenate, al centro della Romagna bella. Trentasei ettari la sua tenuta, di cui sedici a vigneto, due i vini in produzione per un totale di circa dodicimila bottiglie.
Due vini in produzione appunto, un 100% Sangiovese che ha anche la sua Riserva ed un 90% Sangiovese con aggiunta di un 10% di Merlot che è il nostro protagonista di assaggio: Sangiovese di Romagna Paternus 2008 DOC di Galassi Maria.
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Cosa ti aspetti da un sangiovese è cosa sulla quale solo pochi hanno dubbi, su cosa ti aspetti dalla Romagna e dalla sua riscoperta delle proprie potenzialità in fatto di cultura e coltura vitivinicola è cosa che si può verificare positivamente ad ogni assaggio.
Il Paternus è un'altra di queste piacevoli sorprese, è la conferma che dobbiamo scavare di più in certe nostre produzioni di Terroir, smettere di dare per scontato e, pokeristicamente parlando, andare a vedere.
Questo Paternus scende nel bicchiere senza patemi , subito di colore rubino intenso lascia al naso un passaggio leggermente erbaceo, poi note di frutta rossa lineari e di buona fragranza.
All'assaggio è subito molto aperto, di grande morbidezza, quasi delicato, sicuramente ben equilibrato, secco e solo leggermente persistente, tannico sul finale con punta di acidità gradevole anticipano una chiusura decisa.
Sono rimasto molto impressionato dalla morbidezza e dalla eleganza, quest'ultima forse un po' scomposta ma tale è, di questo Paternus, un buon viatico per questa cantina Galassi. Bene, davvero bene.
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Non tiro per la giacca in tal tenzone la Galassi Maria Azienda Agricola Biologica, appunto, che risiede la ove la E45 fa la curva su per la collina del Cesenate, al centro della Romagna bella. Trentasei ettari la sua tenuta, di cui sedici a vigneto, due i vini in produzione per un totale di circa dodicimila bottiglie.
Due vini in produzione appunto, un 100% Sangiovese che ha anche la sua Riserva ed un 90% Sangiovese con aggiunta di un 10% di Merlot che è il nostro protagonista di assaggio: Sangiovese di Romagna Paternus 2008 DOC di Galassi Maria.
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Cosa ti aspetti da un sangiovese è cosa sulla quale solo pochi hanno dubbi, su cosa ti aspetti dalla Romagna e dalla sua riscoperta delle proprie potenzialità in fatto di cultura e coltura vitivinicola è cosa che si può verificare positivamente ad ogni assaggio.
Il Paternus è un'altra di queste piacevoli sorprese, è la conferma che dobbiamo scavare di più in certe nostre produzioni di Terroir, smettere di dare per scontato e, pokeristicamente parlando, andare a vedere.
Questo Paternus scende nel bicchiere senza patemi , subito di colore rubino intenso lascia al naso un passaggio leggermente erbaceo, poi note di frutta rossa lineari e di buona fragranza.
All'assaggio è subito molto aperto, di grande morbidezza, quasi delicato, sicuramente ben equilibrato, secco e solo leggermente persistente, tannico sul finale con punta di acidità gradevole anticipano una chiusura decisa.
Sono rimasto molto impressionato dalla morbidezza e dalla eleganza, quest'ultima forse un po' scomposta ma tale è, di questo Paternus, un buon viatico per questa cantina Galassi. Bene, davvero bene.
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mercoledì 16 marzo 2011
VINO365, IL BLOG DI "CANTINA DI SOAVE": AVERE UNA SFIDA COSI' E' GIA' UN SUCCESSO.
Non parlo così direttamente del blog degli altri di solito ma questo non è un blog come gli altri. Me ne è arrivata notizia a mezzo comunicato stampa o cosa del genere e sono andato a guardarmelo con il piglio critico e l'accigliata statica di un blogger indipendente che va a vedersi il blog di una grande Cantina. Già perchè, pensavo, una Cantina che fa blog è solo pubblicità, non è mica il figlio dell'enologo che twitta amabilmente, è tristezza condensata in falsi messaggi conditi magari da un modesto ghost writer, è marketing falsamente innovativo. Pensavo. Situazione capovolta, impressioni rovesciate, giudizio ribaltato quando mi sono messo a girare per Vino365 il nuovo blog di Cantina di Soave.
Cosa è Vino365? E' un blog, ma è prima di tutto il blog di una grande cantina che si è messa in gioco, ha guardato i suoi consumatori negli occhi e lo ha fatto, secondo me, forse con coraggio ma sicuramente con intelligenza..
per continuare a leggere questo blog clicca su Continua
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Potrete mai dubitare di un vino di Cantina di Soave d'ora in poi ? La risposta è "certo che si" ma lo potrete anche dire al suo Direttore Generale, o al suo enologo. Se, assaggiando una bottiglia della Cantina di Soave, vi scapperanno incipit negativi , a misura della vostra competenza e della vostra educazione ovviamente, potrete guardare negli occhi gli autori di cotanto sfregio a voi procurato perchè vi basterà leggere i loro post su Vino365. Il blog di Cantina di Soave infatti non è preda dello scrittore prezzolato di turno, celebrativo e riverenziale, perchè i post su quel blog se li scrivono loro: i manager dell'azienda.
L'austero Direttore Generale Trentini si cimenta settimanalmente e ci ha già detto la sua ad esempio sul Talento: "La menzione “Talento” potrebbe diventare un marchio collettivo forte e creare un nuovo polo di eccellenza della spumantistica italiana, superando la regionalizzazione delle denominazioni e facendo della qualità l’elemento di unione". L'ha scritto il DG di Cantine di Soave, mica fischietti, che aspettate a dire la vostra? C'è qualche altro DG o autorevole esperto in giro che abbia voglia di cimentarsi pubblicamente sulla cosa e non al chiuso dei soliti salottini per pochi ? Allora clicchi su "commenti" sotto il pezzo "talentuoso" del Trentini e scriva la sua.
Sul blog ci scrive anche Marco Stenico, che è il Direttore Commerciale sul suolo italico, lui commenta il calo dei consumi, incrociando visibilmente le dita sotto il tavolo indica un approccio: " l'utilizzo di bottiglie da 375cl e la mescita al bicchiere potrebbero essere un buon aiuto al consumo intelligente". L'Export Manager Luca Sabatini ci parla di Germania e neve su New York brindata con Soave mentre l'enologo Bertolazzi spiega il procedimento di appassimento delle uve.
Sorrido invece e mi sciolgo un po' davanti al sognante fascino romantico del post della Responsabile Marketing Daniela Ruzzenente la quale racconta come si è inventata una etichetta: "Qualche tempo fa dovevamo cambiare l’etichetta....... i creatici dell’agenzia con aria trionfante ci presentarono delle bozze vagamente etniche.... Sembrava una linea di vini pensata per i Flintstone, della serie “Wilma, dammi la clava!”....... Un mattino, davanti ad un caffè e a un telegiornale che parlava di vacanze, ecco improvvisamente l’idea geniale: non bisognava cercare il simbolo del lago, ma piuttosto il simbolo dell’acqua nel lago quindi un’onda... l’etichetta avrebbe dovuto avere la sagoma di un'onda nella parte superiore......"
Adesso se la etichetta della linea Terre al Lago vi fa pensare ad una vacanza a Sharm el Sheik potete scriverlo a Daniela, ne sarà entusiasta. Io continuo ad andare in montagna.
Ecco alcuni esempi di cosa trovate su Vino365, post mai banali, non evocativi, semmai esposti ai commenti di tutti noi; nomi e cognomi in vista, riferimenti specifici anche ad altre Cantine, un punto di discussione, idee vere, come spesso tutti chiediamo ci vengano raccontate dai professionisti della buona beva.
Cantina di Soave ha scelto la strada della apertura totale al mercato, un blog così è una vetrina ma anche una piazza, è un esempio di professionalità ma anche un dialogo fra semplici, è una sfida portarlo avanti ma è già una vittoria averlo voluto aprire, è la corretta interpretazione alla potenzialità dei new media per il mondo che produce.
Riusciranno i nostri eroi del Soave a "durare" in rete, posto arido di soddisfazioni permanenti e ricco di sfide apparenti?
Io sarò qui a scriverlo, per adesso buon Vino365 a tutti voi
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Cosa è Vino365? E' un blog, ma è prima di tutto il blog di una grande cantina che si è messa in gioco, ha guardato i suoi consumatori negli occhi e lo ha fatto, secondo me, forse con coraggio ma sicuramente con intelligenza..
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Potrete mai dubitare di un vino di Cantina di Soave d'ora in poi ? La risposta è "certo che si" ma lo potrete anche dire al suo Direttore Generale, o al suo enologo. Se, assaggiando una bottiglia della Cantina di Soave, vi scapperanno incipit negativi , a misura della vostra competenza e della vostra educazione ovviamente, potrete guardare negli occhi gli autori di cotanto sfregio a voi procurato perchè vi basterà leggere i loro post su Vino365. Il blog di Cantina di Soave infatti non è preda dello scrittore prezzolato di turno, celebrativo e riverenziale, perchè i post su quel blog se li scrivono loro: i manager dell'azienda.
L'austero Direttore Generale Trentini si cimenta settimanalmente e ci ha già detto la sua ad esempio sul Talento: "La menzione “Talento” potrebbe diventare un marchio collettivo forte e creare un nuovo polo di eccellenza della spumantistica italiana, superando la regionalizzazione delle denominazioni e facendo della qualità l’elemento di unione". L'ha scritto il DG di Cantine di Soave, mica fischietti, che aspettate a dire la vostra? C'è qualche altro DG o autorevole esperto in giro che abbia voglia di cimentarsi pubblicamente sulla cosa e non al chiuso dei soliti salottini per pochi ? Allora clicchi su "commenti" sotto il pezzo "talentuoso" del Trentini e scriva la sua.
Sul blog ci scrive anche Marco Stenico, che è il Direttore Commerciale sul suolo italico, lui commenta il calo dei consumi, incrociando visibilmente le dita sotto il tavolo indica un approccio: " l'utilizzo di bottiglie da 375cl e la mescita al bicchiere potrebbero essere un buon aiuto al consumo intelligente". L'Export Manager Luca Sabatini ci parla di Germania e neve su New York brindata con Soave mentre l'enologo Bertolazzi spiega il procedimento di appassimento delle uve.
Sorrido invece e mi sciolgo un po' davanti al sognante fascino romantico del post della Responsabile Marketing Daniela Ruzzenente la quale racconta come si è inventata una etichetta: "Qualche tempo fa dovevamo cambiare l’etichetta....... i creatici dell’agenzia con aria trionfante ci presentarono delle bozze vagamente etniche.... Sembrava una linea di vini pensata per i Flintstone, della serie “Wilma, dammi la clava!”....... Un mattino, davanti ad un caffè e a un telegiornale che parlava di vacanze, ecco improvvisamente l’idea geniale: non bisognava cercare il simbolo del lago, ma piuttosto il simbolo dell’acqua nel lago quindi un’onda... l’etichetta avrebbe dovuto avere la sagoma di un'onda nella parte superiore......"
Adesso se la etichetta della linea Terre al Lago vi fa pensare ad una vacanza a Sharm el Sheik potete scriverlo a Daniela, ne sarà entusiasta. Io continuo ad andare in montagna.
Ecco alcuni esempi di cosa trovate su Vino365, post mai banali, non evocativi, semmai esposti ai commenti di tutti noi; nomi e cognomi in vista, riferimenti specifici anche ad altre Cantine, un punto di discussione, idee vere, come spesso tutti chiediamo ci vengano raccontate dai professionisti della buona beva.
Cantina di Soave ha scelto la strada della apertura totale al mercato, un blog così è una vetrina ma anche una piazza, è un esempio di professionalità ma anche un dialogo fra semplici, è una sfida portarlo avanti ma è già una vittoria averlo voluto aprire, è la corretta interpretazione alla potenzialità dei new media per il mondo che produce.
Riusciranno i nostri eroi del Soave a "durare" in rete, posto arido di soddisfazioni permanenti e ricco di sfide apparenti?
Io sarò qui a scriverlo, per adesso buon Vino365 a tutti voi
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mercoledì 9 marzo 2011
BARDOLINO LE FRAGHE DOC 2009 ED I PENSIERI DI MATILDE
Ero con Andrea, amico ovale e di degustazione, abbiamo stappato un Bardolino, non uno qualsiasi, quello di Matilde Poggi.
Prima vendemmia di Matilde, siamo nel 1984, nasce il percorso e la passione nel vino de "Le Fraghe", la sua cantina; comincia divertendosi con il nome : fraghe, forse sta al fragum latineggiante di fragola, quindi al plurale sta per fragole. Uhm.
Il succitato mittente sta in Cavaion Veronese, in mezzo al mondo del bardolino gardesano, terra di tradizione: terroir raffinato.
Conoscere Matilde e la sua vitalità mi permette di affrontare queste righe che parlano di lei e del suo vino, che poi è la stessa cosa, facendo parlare lei. Le ho fatto solo poche domande, perchè con Matilde, se vuoi parlare davvero di vino, devi sederti con calma e sorseggiare i discorsi come si fa con le cose dolcemente solenni. Sentiamo prima lei e poi come io e l'Andrea abbiamo sentito il suo Bardolino Le Fraghe DOC 2009.
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.
Allora Matilde, vino si, ma come?
Vino goloso, da bere e non da discutere
Consumi in ribasso e produzione in aumento, andiamo all'estero ? Come ?
In questo momento l’Italia sta soffrendo, bene l’estero che cerca sempre più vini frasi, giovani ma da zone di tradizione vinicola, con alcool giusto e anche con un prezzo da tutti i giorni
Cosa vuol dire per te "rispetto del terroir"?
Partire da una viticoltura rispettosa e arrivare alla bottiglia con il massimo delle espressioni del territorio, dell’ambiente in cui sono.
Non ti piace la denominazione "vinino" vero? Ahi ahi!
Già detto più di una volta è una brutta espressione che mi parla di una cosa piccola, inferiore, io mi ritengo una produttrice di vino nè grande, nè piccolo. E' un problema lessicale non di concetto.
Ok allora se è solo un problema lessicale il nostro caro Angelo è a posto, dimmi ora quali dei tuoi vini ami di più?
Li amo tutti allo stesso modo: il bardolino significa di più per me perché da lì ho iniziato a produrre, lì ho cominciato a voler dire la mia. E’ stata una sfida. Era la massima espressione del territorio
Progetti per il futuro?
Sono in conversione biologica, attualmente lavoro a questo progetto che mi aiuterà ad avere sempre una maggiore marcatura di territorio nei miei vini.
Il suo bardolino ci ha gesticolato dal bicchiere con i suoi riflessi carichi che facevano rilasciare un colore più capace dell'atteso. Al naso è arrivato abbastanza intenso, ampio di frutta e pungente di pepe, un leggero profumo erbaceo, forse di gioventù, ancora però molto gradevole. Beva calda e carezzevole che anticipa forte il frutto rosso di ciliegia, appena persistente con un bel tannino raffinato. Finale ampio che suggerisce un cordiale abbinamento con le "due chiacchiere fra amici".
Il Bardolino de Le Fraghe è bello, perchè è luccicante e vero, perchè è pulito e sobrio, perchè ti lascia finire con nostalgia la bottiglia, perchè ti fa pensare ad un vino....goloso da bere non da discutere. Punto.
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Prima vendemmia di Matilde, siamo nel 1984, nasce il percorso e la passione nel vino de "Le Fraghe", la sua cantina; comincia divertendosi con il nome : fraghe, forse sta al fragum latineggiante di fragola, quindi al plurale sta per fragole. Uhm.
Il succitato mittente sta in Cavaion Veronese, in mezzo al mondo del bardolino gardesano, terra di tradizione: terroir raffinato.
Conoscere Matilde e la sua vitalità mi permette di affrontare queste righe che parlano di lei e del suo vino, che poi è la stessa cosa, facendo parlare lei. Le ho fatto solo poche domande, perchè con Matilde, se vuoi parlare davvero di vino, devi sederti con calma e sorseggiare i discorsi come si fa con le cose dolcemente solenni. Sentiamo prima lei e poi come io e l'Andrea abbiamo sentito il suo Bardolino Le Fraghe DOC 2009.
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Allora Matilde, vino si, ma come?
Vino goloso, da bere e non da discutere
Consumi in ribasso e produzione in aumento, andiamo all'estero ? Come ?
In questo momento l’Italia sta soffrendo, bene l’estero che cerca sempre più vini frasi, giovani ma da zone di tradizione vinicola, con alcool giusto e anche con un prezzo da tutti i giorni
Cosa vuol dire per te "rispetto del terroir"?
Partire da una viticoltura rispettosa e arrivare alla bottiglia con il massimo delle espressioni del territorio, dell’ambiente in cui sono.
Non ti piace la denominazione "vinino" vero? Ahi ahi!
Già detto più di una volta è una brutta espressione che mi parla di una cosa piccola, inferiore, io mi ritengo una produttrice di vino nè grande, nè piccolo. E' un problema lessicale non di concetto.
Ok allora se è solo un problema lessicale il nostro caro Angelo è a posto, dimmi ora quali dei tuoi vini ami di più?
Li amo tutti allo stesso modo: il bardolino significa di più per me perché da lì ho iniziato a produrre, lì ho cominciato a voler dire la mia. E’ stata una sfida. Era la massima espressione del territorio
Progetti per il futuro?
Sono in conversione biologica, attualmente lavoro a questo progetto che mi aiuterà ad avere sempre una maggiore marcatura di territorio nei miei vini.
Il suo bardolino ci ha gesticolato dal bicchiere con i suoi riflessi carichi che facevano rilasciare un colore più capace dell'atteso. Al naso è arrivato abbastanza intenso, ampio di frutta e pungente di pepe, un leggero profumo erbaceo, forse di gioventù, ancora però molto gradevole. Beva calda e carezzevole che anticipa forte il frutto rosso di ciliegia, appena persistente con un bel tannino raffinato. Finale ampio che suggerisce un cordiale abbinamento con le "due chiacchiere fra amici".
Il Bardolino de Le Fraghe è bello, perchè è luccicante e vero, perchè è pulito e sobrio, perchè ti lascia finire con nostalgia la bottiglia, perchè ti fa pensare ad un vino....goloso da bere non da discutere. Punto.
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domenica 27 febbraio 2011
FERRUCCI DOMUS CAIA RISERVA 2006 : IN ROMAGNA, IL SANGIOVESE
Il sangiovese è il vitigno più diffuso in Italia , è "grosso" quello toscano o romagnolo, così detto dalla grandezza dell'acino, è piccolo quello del casentino lì chiamato anche "sanvicetro".
Esauditi nel tempo molti fioretti con il "grosso" toscano ultimamente mi sono messo ad indagar sul sangiovese della Rumàgna (citandola come vuole il suo dialetto).
Per questa tappa nel sangiovese di romagna eccoci arrivati a Castelbolognese, provincia di Ravenna: casa Ferrucci, viticoltori dal 1932.
Il nostro amico veste di pregio, bottiglia dorata decisamente "bizantina": lui è Ferrucci Domus Caia DOC Sangiovese di Romagna Superiore Riserva 2006.
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"Il termine Romagna deriva dal tardo-latino Romània e risale al VI secolo d.C., quando l'Italia fu divisa in Longobardica e Romana, cioè soggetta ai Longobardi e all'Impero Romano d'Oriente. "Romània" assunse quindi il significato generico di "mondo romano" (in opposizione a quello barbarico-longobardo". Direttamente da wikipedia.
Scendiamo ora a Castelbolognese che se si chiama così un motivo c'è, fu infatti il Senato di Bologna che intorno al 1300 ne decretò la nascita come prima difesa della città felsina e solo sulla fine del '700 il Papa decise di far passare il suddetto centro sotto il governo della città di Ravenna.
Il Ferrucci fa li vino dagli anni trenta, oggi ha sul suo listino una serie di bianchi e rossi tipici della sua Romagna, tutti da uve coltivate sui quindici ettari della sua tenuta.
Il Domus Caia non è un vino che si presenta da solo perchè lo accompagna sul territorio ampia nomea di "regalità" e raffinatezza; si è fatto un nome insomma, buon per lui.
Il Sangiovese di Romagna deve essere ottenuto da uve "provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Sangiovese dall'85% al 100%; possono concorrere, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15%, altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione per la regione Emilia-Romagna".
Ovvio che anche in terra di Romagna c'è aperta la discussione sulle modifiche del disciplinare appena citato. Da questo punto di vista c'è in giro un generale italico momentaccio.
Il Domus Caia, ci indica il Ferrucci con avarizia di particolari, è ottenuto da uve sottoposte all’appassimento naturale, lunga periodo di macerazione sulle vinacce , dodici mesi in Tonneaux e quindi riassemblaggio per il periodo "lungo" (??) di affinamento finale in bottiglia.
Il mio Domus Caia si fa versare docile, bello il suo colore rosso rubino leggermente scuro, brillano riflessi di rosso anticato.
Naso pieno di frutta rossa, mora in grande evidenza, prugna super matura e un passaggio ampio di ciliegiona, solo stuzzicanti al naso i suoi 14,5 gradi alcolici con un ritorno finale leggermente erbaceo.
Assaggio subito gradevole, di beva per nulla pesante e di bassa persistenza, leggeri i tannini, molto elegante e composto nel suo equilibrio dove ai suoi profumi, che diventano ora sapori meno intensi del naso ma caldi, aggiungiamo un tocco evidente e garbato di mirtillo.
Il grado alcolico rende difficile arrivare a fine bottiglia ma è piacevole questo sangiovese così tipico eppure così moderato, un vino senza eccessi, un vino da tenere nel bicchiere per finire la serata con due chiacchiere piacevoli. Questo Domus Caia si dimostra decisamente all'altezza della sua fama
Ottima escursione in terra di Romagna, mi piace questa Romagna senza ombrelloni, mi piace questa Romagna di boschi e colline:

Per questa tappa nel sangiovese di romagna eccoci arrivati a Castelbolognese, provincia di Ravenna: casa Ferrucci, viticoltori dal 1932.
Il nostro amico veste di pregio, bottiglia dorata decisamente "bizantina": lui è Ferrucci Domus Caia DOC Sangiovese di Romagna Superiore Riserva 2006.
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"Il termine Romagna deriva dal tardo-latino Romània e risale al VI secolo d.C., quando l'Italia fu divisa in Longobardica e Romana, cioè soggetta ai Longobardi e all'Impero Romano d'Oriente. "Romània" assunse quindi il significato generico di "mondo romano" (in opposizione a quello barbarico-longobardo". Direttamente da wikipedia.
Scendiamo ora a Castelbolognese che se si chiama così un motivo c'è, fu infatti il Senato di Bologna che intorno al 1300 ne decretò la nascita come prima difesa della città felsina e solo sulla fine del '700 il Papa decise di far passare il suddetto centro sotto il governo della città di Ravenna.
Il Ferrucci fa li vino dagli anni trenta, oggi ha sul suo listino una serie di bianchi e rossi tipici della sua Romagna, tutti da uve coltivate sui quindici ettari della sua tenuta.
Il Domus Caia non è un vino che si presenta da solo perchè lo accompagna sul territorio ampia nomea di "regalità" e raffinatezza; si è fatto un nome insomma, buon per lui.
Il Sangiovese di Romagna deve essere ottenuto da uve "provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Sangiovese dall'85% al 100%; possono concorrere, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15%, altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione per la regione Emilia-Romagna".
Ovvio che anche in terra di Romagna c'è aperta la discussione sulle modifiche del disciplinare appena citato. Da questo punto di vista c'è in giro un generale italico momentaccio.
Il Domus Caia, ci indica il Ferrucci con avarizia di particolari, è ottenuto da uve sottoposte all’appassimento naturale, lunga periodo di macerazione sulle vinacce , dodici mesi in Tonneaux e quindi riassemblaggio per il periodo "lungo" (??) di affinamento finale in bottiglia.
Il mio Domus Caia si fa versare docile, bello il suo colore rosso rubino leggermente scuro, brillano riflessi di rosso anticato.
Naso pieno di frutta rossa, mora in grande evidenza, prugna super matura e un passaggio ampio di ciliegiona, solo stuzzicanti al naso i suoi 14,5 gradi alcolici con un ritorno finale leggermente erbaceo.
Assaggio subito gradevole, di beva per nulla pesante e di bassa persistenza, leggeri i tannini, molto elegante e composto nel suo equilibrio dove ai suoi profumi, che diventano ora sapori meno intensi del naso ma caldi, aggiungiamo un tocco evidente e garbato di mirtillo.
Il grado alcolico rende difficile arrivare a fine bottiglia ma è piacevole questo sangiovese così tipico eppure così moderato, un vino senza eccessi, un vino da tenere nel bicchiere per finire la serata con due chiacchiere piacevoli. Questo Domus Caia si dimostra decisamente all'altezza della sua fama
Ottima escursione in terra di Romagna, mi piace questa Romagna senza ombrelloni, mi piace questa Romagna di boschi e colline:
"Romagna solatia, dolce paese,
cui regnarono Guidi e Malatesta
cui tenne pure il Passator Cortese
re della strada, re della foresta."
(Giovanni Pascoli)
.giovedì 24 febbraio 2011
IL VOTO AL VINO ? MEGLIO DI NO.

A chi non piace dare un piccolo proprio giudizio tramite un voto? Dare un voto, dare un voto compiacente ad un amico un po' giù, un voto interessato al cliente intraprendente, un voto benevolo ad un bimbo in difficoltà, un voto allegro ad una orchestra volitiva, un voto malizioso alle gambe della vicina. Dare un voto ad un vino! Eh bhe ...in quanti eh? Ma dare un voto ad un vino ha un senso?
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Dare un voto è carino e piacevole, perchè alla fine dai solo un numero, è un giudizio semplice e divertente, ti misuri con una cosa e te la classifichi con un numero, non devi spiegare molto o, nella maggioranza dei casi, qualunque cosa tu dica può anche essere dimenticata perchè è il voto messo li in fondo al tuo stringato magari incomprensibile o confuso giudizio, che dice tutto.
Anche io l'ho fatto di dare voti ai vini, nei tasting panel con gli amici, nelle maggiori degustazioni, anche nella mia mente, qualche volta, usando il voto come metro per ricordarmi quanto mi era piaciuto o no quell'assaggio isolato e/o di altrui vanto.
Questo tema, questo vero dilemma su cui si sono scontrati in molti in passato, ritorna ciclicamente; spesso si fa rivedere all'epoca della presentazione delle nuove edizioni annuali delle grandi guide, oppure quando qualche critico ritenuto eccelso sbologna una rinomata bottiglia con numerino basso.
Non ho ambizione di dare risposta al dilemma, anche perchè la risposta riesce difficile e non credo aver la soluzione, l'argomento in questione, ovvero se si può dare o no un voto all'assaggio di un vino, penso sia stato uno dei primi dibattiti di cui ho letto nel mondo blog molti anni fa, quando i blogger dibattevano su qualcosa fra di loro a suon di post invece di ignorarsi reciprocamente o lisciarsi altrettanto reciprocamente per secondo fine, come accade ora.
Tempo fa avevo dato una bottiglia ad un amico perchè mi dicesse che cosa ne pensava, gli avevo consegnato un vino che a me stava e sta molto a cuore, una idea enologica alla quale io davo e do un voto alto, un 9. Il mio amico l'ha bevuta e mi ha restituito un voto basso, comunque decisamente opposto al mio. Ho riflettuto sulla cosa e non ho trovato motivazioni sufficientemente intelligenti perchè il mio voto, voto di un wine lover e buon conoscitore della illustre bevanda, dovesse essere più importante del suo, semplice consumatore.
Aggiungendo poi che il mio voto alto su quel vino è suffragato da molti pareri positivi anche di altri "esperti" del settore, vi faccio facilmente intuire che, con questo dato incontrovertibile in tasca, mi ero detto che avevo ragione io che il mio voto era quello giusto. Ma perchè dovrebbe essere così? Arrovellarmi di fronte a questa domanda mi ha restituito la "teoria del giudizio zoppo" e quindi la domanda: che sarebbe stato del confronto vitivinicolo con il mio amico se invece di un voto gli avessi chiesto un giudizio di gradevolezza, una cosa senza numeri, stelline, chioccioline, faccini e via così?
Che sarebbe stato se invece di chiedergli un divertente, rapido e/ma poco impegnativo voto gli avessi chiesto di fare una analisi del suo assaggio per farmi sapere quali caratteristiche dei profumi o delle gustosità lo colpivano di più?
Il voto è un bel giochino, divertente e ficcante, scrive di un successo o di un fallimento alla stessa velocità e spesso non si ferma ai dettagli, insegue il suo destinatario e vi si appiccica con fare conquistadores
Il voto di fronte al vino è un giudizio troppo solo, troppo scevro da contesti, troppo nemico del buon gusto per essere considerato generalmente attendibile. Un voto per un vino è poco, nulla si può pensare aver detto di un vino se non se ne è descritto l'essenza dei suoi odori, le sensazioni al suo assaggio e la vitalità della sua beva
Un solo voto per un vino è poco, anzi peggio, è troppo, è di troppo. Meglio di no allora e grazie lo stesso.
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martedì 15 febbraio 2011
CA' OROLOGIO CALAONE ROSSO DOC 2008: COLLI EUGANEI IN VENA DI CHARME

Io comunque, con il caratteraccio che mi ritrovo, prima di dar credito alla nomea ho voluto assaggiare il suo vino. Stiamo parlando di Ca'Orologio e l'assaggio è il celebre Calaone Colli Euganei Rosso DOC 2008.
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Ca' Orologio è, innanzi tutto, un Agriturismo bello ed in piacevole posizione nei Colli Euganei in località Baone. E' una azienda agricola dedicata per una dozzina di ettari a vigneto. Produce delle cose originali rispetto alla generalità dei colli, molto discusso è il suo 100% Barbera chiamato Lunisole.
Il nostro protagonista di oggi, il Calaone appunto, è una base Merlot (60%) con un 35% Cabernet ed il 5% di Barbera. Il Calaone è un crù esteso su 3 dei dodici ettari di Ca' Orologio e le sue uve si sono dedicate "16 giorni in vasca d'acciaio e tino aperto con lieviti indigeni....la manolattica in barrique e 24 mesi di affinamento di cui 12 in barrique di rovere francese". E' un vino non filtrato.
Il 2008 che mi ha fatto compagnia ha una gradazione robusta, 14, 5% di alcol, ma non sarà così evidente al sorso lasciando alle qualità organolettiche più spazio di quanto non mi sarei aspettato.
Colore cupo, nero, discesa nel bicchiere intensa e piglio carico. Portato al naso rilascia note erbacee forti ma composte, mora e spezie caricate ma di buona gradevolezza.
Leggermente vinoso, profumazione non sobria ma mai esagerata.
Beva corposa ma non eccessivamente persistente, morbido e di media complessità. Punta acida finale chiude la sua secca tanninicità e la sua sapidità discreta una punta di amaro degna di altri recenti assaggi. Le note di alcol confuse sulle note di legno gli danno una dimensione da vino impegnativo. La gradevolezza dell'assaggio, la sua morbidezza si scontrano un po' con la concreta difficoltà a proseguire con la bottiglia, un vino bello davvero ma anche da piccoli sorsi, da degustazione.
Ottimo lavoro di Ca' Orologio per questo Calaone, i Colli Euganei possono andarne fieri e le istituzioni locali dovrebbero trarne spunto per favorire realmente una maggior caratterizzazione e soprattutto diffusione del terroir euganeo nel mondo.
Complimenti Rosellini
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domenica 13 febbraio 2011
VERTICALE AMARONE MONTE SANT'URBANO, LA FILOSOFIA DEGLI SPERI ...LE RAGIONI DEL NONNO.
Giampaolo Speri guarda con nostalgia il suo bicchiere mentre parla, davanti ha il suo vino, il vino della sua famiglia, parlando si tormenta fra la voglia di trasmettere la sua competenza e la paura che in fondo si veda un po' troppo che la sua è invece una passione. Perchè, forse pensa, alle passioni magari qualcuno ci crede meno, magari qualcuno ci crede meno che di quel crinale di Sant'Urbano ne sei innamorato un po'. Niente da fare, Giampaolo si tradisce, gli brillano gli occhi quando racconta di quei clienti che tempo fa, ha lasciato li alle quattro di mattina, li a Sant'Urbano, perchè la compagnia di quella collina e del suo Amarone era più grande della notte.
Questa sera ha tirato fuori le sue bottiglie 2006, 2001, 1995, 1983 e, dulcis in fundo, il 1973, cinque perle di "Speri Valpolicella Amarone Monte Sant'Urbano".
E' AIS Verona che ha organizzato con lui il ristretto cenacolo di questa verticale e lo Speri attacca "Sono poche le aziende che, qui in Valpolicella, hanno in cantina le vecchie annate, noi si, fino al 1964, ma non ringraziate me, ma mio nonno ed i miei cari che sono venuti prima di me, io le ho aperte questa sera per riscoprire con voi il percorso e le scelte che la nostra famiglia ha fatto nella storia dell'Amarone".
Punto e a capo, benvenuto in casa Speri.
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Gli Speri di Amarone ne fanno uno solo, esce cinque anni dopo la vendemmia, dopo quattro anni di legno e sei mesi di bottiglia , una ricetta unica che segue la logica di famiglia anche se "il nonno diceva che ci vogliono dieci anni per assaggiare un amarone". Teniamo a mente.
Pochi numeri: sono circa centomila le bottiglie di questo pregiato vino che ogni anno Speri mette sul mercato, meno di un terzo della produzione totale della cantina. Giampaolo si lascia andare al racconto che parte da lontano, parla delle scelte di una azienda che ha sempre pensato di essere tale, certo una azienda di famiglia, la famiglia Speri, ma una famiglia che ha scelto prima di tutto come essere azienda e che, sulle sue scelte, ci ha scommesso. Ha scommesso, su quel Monte Sant'Urbano, sulla coltivazione a pergola veronese "non per semplice tradizione ma perchè protegge le uve, allunga il grappolo, diminuisce il numero di acini", messi così quei diciannove ettari costano l'uno circa 900 ore di lavoro manuale l'anno contro le circa 130 di un guyont ma "è produrre buone uve la soluzione non affidarsi alla enologia per correggere i difetti".
Il vino si fa in campagna.
Giampaolo è un fiume in piena, "un vino con uve appassite che ricorda l'uva, questa è la soddisfazione", tutto questo per arrivare ad un risultato che coniughi "eleganza e potenza" che regali "vini non esagerati" e per fare così "ci deve essere dentro un po' di molinara e mantenere l'alcol intorno al 15%", poi ancora "abbiamo sofferto negli anni novanta quando andava molto il vino piacione ed il legno ma oggi siamo contenti di aver mantenuto la nostra scelta".
Giampaolo sorride, ora tocca all'assaggio che scioglierà le domande insidiose sull'amarone "raro e caro" e sul futuro di questo vino, del resto lui stesso aveva esordito chiedendosi "l'amarone è arrivato alla fine del suo percorso storico?". Domande che si può fare, senza che gli tremi la voce, solo chi la storia ce l'ha.
Sfogliamola questa storia siamo sul Monte Sant'Urbano con il suo Amarone 2006. Granato con unghia decisa, al naso note di menta e di cioccolata dietro la punta alcolica che nasconde il legno, amarena sul finale. Assaggio corposo ampio di tannini, abbastanza asciutto con ritorno di legno e tocco amaro sul finale. Vivace. Il 2001 invece ha un colore solo un po' più distinto, al naso è più fruttato, cioccolata fusa ed un sincero aroma di mandorla solo un po' bruciacchiata. Assaggio morbido, tannini evidenti ma in genere setoso, un palato solo un po' vinoso comunque garbato. Indimenticabile. Il 1995 riserve la sorpresa migliore, il colore è solo leggermente più scuro, il naso prende prima di tutto una prugna intensa, grave e caldo, sfuma il cacao. In bocca è fruttato, di grande eleganza, persistente, finale molto lungo e amaro. Siamo al 1983 che scende nel bicchiere con il suo colore caramello, naso ampio di frutta passita e di susina. Assaggio persistente ma molto equilibrato tocco di liquirizia e finale solo leggermente alcolico. E' il 1973 che mi trova impreparato, le note sono solo leggermente più aggraziate rispetto all'assaggio precedente, il palato è più deciso e secco, ma è ancora fresco e presente ed il tocco di ciliegia sotto spirito è un piccolo regalo alla serata.
Aumenta il brusio ed i sorrisi, serata riuscita, lo hanno capito tutti, come si è capito che aveva ragione il nonno, ma non urliamolo che il mercato non lo sopporterebbe.
Benvenuti in casa Speri allora, anzi no, in cantina, anzi no.....casa, famiglia, cantina, in fondo qui che differenza c'è ?
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Questa sera ha tirato fuori le sue bottiglie 2006, 2001, 1995, 1983 e, dulcis in fundo, il 1973, cinque perle di "Speri Valpolicella Amarone Monte Sant'Urbano".
E' AIS Verona che ha organizzato con lui il ristretto cenacolo di questa verticale e lo Speri attacca "Sono poche le aziende che, qui in Valpolicella, hanno in cantina le vecchie annate, noi si, fino al 1964, ma non ringraziate me, ma mio nonno ed i miei cari che sono venuti prima di me, io le ho aperte questa sera per riscoprire con voi il percorso e le scelte che la nostra famiglia ha fatto nella storia dell'Amarone".
Punto e a capo, benvenuto in casa Speri.
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Gli Speri di Amarone ne fanno uno solo, esce cinque anni dopo la vendemmia, dopo quattro anni di legno e sei mesi di bottiglia , una ricetta unica che segue la logica di famiglia anche se "il nonno diceva che ci vogliono dieci anni per assaggiare un amarone". Teniamo a mente.
Pochi numeri: sono circa centomila le bottiglie di questo pregiato vino che ogni anno Speri mette sul mercato, meno di un terzo della produzione totale della cantina. Giampaolo si lascia andare al racconto che parte da lontano, parla delle scelte di una azienda che ha sempre pensato di essere tale, certo una azienda di famiglia, la famiglia Speri, ma una famiglia che ha scelto prima di tutto come essere azienda e che, sulle sue scelte, ci ha scommesso. Ha scommesso, su quel Monte Sant'Urbano, sulla coltivazione a pergola veronese "non per semplice tradizione ma perchè protegge le uve, allunga il grappolo, diminuisce il numero di acini", messi così quei diciannove ettari costano l'uno circa 900 ore di lavoro manuale l'anno contro le circa 130 di un guyont ma "è produrre buone uve la soluzione non affidarsi alla enologia per correggere i difetti".
Il vino si fa in campagna.
Giampaolo è un fiume in piena, "un vino con uve appassite che ricorda l'uva, questa è la soddisfazione", tutto questo per arrivare ad un risultato che coniughi "eleganza e potenza" che regali "vini non esagerati" e per fare così "ci deve essere dentro un po' di molinara e mantenere l'alcol intorno al 15%", poi ancora "abbiamo sofferto negli anni novanta quando andava molto il vino piacione ed il legno ma oggi siamo contenti di aver mantenuto la nostra scelta".
Giampaolo sorride, ora tocca all'assaggio che scioglierà le domande insidiose sull'amarone "raro e caro" e sul futuro di questo vino, del resto lui stesso aveva esordito chiedendosi "l'amarone è arrivato alla fine del suo percorso storico?". Domande che si può fare, senza che gli tremi la voce, solo chi la storia ce l'ha.
Sfogliamola questa storia siamo sul Monte Sant'Urbano con il suo Amarone 2006. Granato con unghia decisa, al naso note di menta e di cioccolata dietro la punta alcolica che nasconde il legno, amarena sul finale. Assaggio corposo ampio di tannini, abbastanza asciutto con ritorno di legno e tocco amaro sul finale. Vivace. Il 2001 invece ha un colore solo un po' più distinto, al naso è più fruttato, cioccolata fusa ed un sincero aroma di mandorla solo un po' bruciacchiata. Assaggio morbido, tannini evidenti ma in genere setoso, un palato solo un po' vinoso comunque garbato. Indimenticabile. Il 1995 riserve la sorpresa migliore, il colore è solo leggermente più scuro, il naso prende prima di tutto una prugna intensa, grave e caldo, sfuma il cacao. In bocca è fruttato, di grande eleganza, persistente, finale molto lungo e amaro. Siamo al 1983 che scende nel bicchiere con il suo colore caramello, naso ampio di frutta passita e di susina. Assaggio persistente ma molto equilibrato tocco di liquirizia e finale solo leggermente alcolico. E' il 1973 che mi trova impreparato, le note sono solo leggermente più aggraziate rispetto all'assaggio precedente, il palato è più deciso e secco, ma è ancora fresco e presente ed il tocco di ciliegia sotto spirito è un piccolo regalo alla serata.
Aumenta il brusio ed i sorrisi, serata riuscita, lo hanno capito tutti, come si è capito che aveva ragione il nonno, ma non urliamolo che il mercato non lo sopporterebbe.
Benvenuti in casa Speri allora, anzi no, in cantina, anzi no.....casa, famiglia, cantina, in fondo qui che differenza c'è ?
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mercoledì 9 febbraio 2011
GUIDA VINI 2011 ALTROCONSUMO : LA GUIDA CHE FA DA GUIDA
Lo so che non è una novità per questo blog ed oramai la cosa vi sarà venuta a noia ma, quando si vuol fare un discorso su di un termine specifico, quale miglior maniera che partire da una definizione da dizionario?
La parola "guida" dal Garzanti si definisce : chi o ciò che indica la via da percorrere... ammaestramento, insegnamento.... manuale che introduce allo studio di una disciplina.... nome di vari oggetti, dispositivi o strumenti che servono per guidare qualcuno o qualcosa.
Ho avuto per le mani in questi anni diverse guide dei vini, anche importanti, spesso regali da amici che magari tenevano al fatto che mi occupassi di bottiglie almeno decenti e che, come da dizionario, volevano ne imparassi qualcosa da una guida. Non ho mai scritto però di guide ed ho sempre guardato divertito autorevoli blogger che, puntualmente a cavallo di San Silvestro, davano alla luce i loro post sul panorama guidaiolo italiano.
Così, dopo aver sfogliato in lungo e largo per il secondo anno il soggetto in questione, ho deciso di dire anche io la mia su una guida e, che bello sono originale, una guida di cui nessuno si è occupato: Guida Vini 2011 Altroconsumo.
Per continuare a leggere questo post clicca su Continua
.
Loro dicono di se : "Altroconsumo è l’associazione di consumatori più rappresentativa e diffusa
in Italia, l’unica a garantire ai propri Soci l’affidabilità dei risultati di centinaia
di test condotti in assoluta indipendenza".
Altroconsumo si occupa di tutto, centinaia di test su lavastoviglie ed automobili, spazzoloni e dentifrici, panettoni e ...vino ! Per il vino Altroconsumo elabora appunto una sua Guida di oltre 400 pagine,una guida per il cosumatore.
Il vino bisogna più spesso guardarlo da questo punto di vista; centinaia di volte i soliti marketing-man del vino si struscicano con la parola "consumatore" ed il più delle volte la fanno anticipare da "dalla parte del..", poi spesso scopriamo che stanno da ben altra parte. Stanno dalla parte di chi li paga, cosa tutt'altro che sbagliata.
Lor signori di Altroconsumo sono invece sicuro che un po' li pago anche io consumatore, con la mia quota associativa ad esempio, e pretendo da loro che mi dimostrino ogni mese che si muovono pensando a me, cosa che loro fanno sottoponendomi i risultati dei test, le cause intentate, le presentazioni comparative ecc.
La Guida Vini di Altroconsumo è visibilmente redatta pensando al consumatore, per questo mi piace.
Prima di tutto cerca di insegnare; le prime 60 pagine spiegano come si produce il vino a cosa vuol dire vinificazione, dalla differenza fra IGT e DOCG a come si legge una etichetta, da una panoramica dei maggiori vitigni a come si conserva o si serve il vino, decantazione e temperature, aromi secondari e terziari, molto altro.
Altra sessantina di pagine è dedicata a "Le Regioni del vino", un buon viatico per dare l'impronta del terroir al "prodotto vino".
Sono le venti paginette che spiegano principi e criteri dei test che però sono le più interessanti per il consumatore. Altroconsumo spiega cosa è e cosa fa il tenore alcolico, il contenuto zuccherino e l'acidità, che belle le due paginette sulla anidride solforosa totale ed il suo rapporto con la "libera". Quindi via alla dissertazione sul panel e sui suoi principi.
Il tutto , che è molto di più della breve sintesi che vi ho fatto, spiegato con semplicità e con la evidente massima attenzione alla comprensione generale. Pochi paroloni e massima riconducibilità di ogni definizione ad un dizionario interno.
Poi ci sono i risultati dei 300 assaggi, trecento campioni divisi in modo tradizionale ma anche per categoria di prezzo e quest'ultimo declinato in forma puntuale nel prezzo in enoteca e quello in GDO. Cosa da far venire i brividi a qualcuno eh !
Un elenco puntuale delle cantine partecipanti con tutti i loro recapiti e un dossier speciale sui vini bianchi di Sardegna concludono la vision sulla Guida Vini 2011 Altroconsumo che non è una buona guida solo perchè banalmente rispetta il significato da dizionario, cosa che sarebbe già sufficiente visto il panorama globale, ma anche e soprattutto perchè prova ad essere una guida davvero per il consumatore, senza autocelebrazione e divismo. Prova ad essere oggettiva, forse anche troppo, ma nel provarci apre le porte del mondo del vino a tantissime persone, in questo senso Guida Vini 2011 Altroconsumo è uno spot per il vino.
Ora il domandone: perchè nessuno dei celebranti di San Silvestro si è mai preso la briga di scrivere di questa Guida???
Lo chiedo così, stile altroconsumo, apertamente.
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Ho avuto per le mani in questi anni diverse guide dei vini, anche importanti, spesso regali da amici che magari tenevano al fatto che mi occupassi di bottiglie almeno decenti e che, come da dizionario, volevano ne imparassi qualcosa da una guida. Non ho mai scritto però di guide ed ho sempre guardato divertito autorevoli blogger che, puntualmente a cavallo di San Silvestro, davano alla luce i loro post sul panorama guidaiolo italiano.
Così, dopo aver sfogliato in lungo e largo per il secondo anno il soggetto in questione, ho deciso di dire anche io la mia su una guida e, che bello sono originale, una guida di cui nessuno si è occupato: Guida Vini 2011 Altroconsumo.
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Loro dicono di se : "Altroconsumo è l’associazione di consumatori più rappresentativa e diffusa
in Italia, l’unica a garantire ai propri Soci l’affidabilità dei risultati di centinaia
di test condotti in assoluta indipendenza".
Altroconsumo si occupa di tutto, centinaia di test su lavastoviglie ed automobili, spazzoloni e dentifrici, panettoni e ...vino ! Per il vino Altroconsumo elabora appunto una sua Guida di oltre 400 pagine,una guida per il cosumatore.
Il vino bisogna più spesso guardarlo da questo punto di vista; centinaia di volte i soliti marketing-man del vino si struscicano con la parola "consumatore" ed il più delle volte la fanno anticipare da "dalla parte del..", poi spesso scopriamo che stanno da ben altra parte. Stanno dalla parte di chi li paga, cosa tutt'altro che sbagliata.
Lor signori di Altroconsumo sono invece sicuro che un po' li pago anche io consumatore, con la mia quota associativa ad esempio, e pretendo da loro che mi dimostrino ogni mese che si muovono pensando a me, cosa che loro fanno sottoponendomi i risultati dei test, le cause intentate, le presentazioni comparative ecc.
La Guida Vini di Altroconsumo è visibilmente redatta pensando al consumatore, per questo mi piace.
Prima di tutto cerca di insegnare; le prime 60 pagine spiegano come si produce il vino a cosa vuol dire vinificazione, dalla differenza fra IGT e DOCG a come si legge una etichetta, da una panoramica dei maggiori vitigni a come si conserva o si serve il vino, decantazione e temperature, aromi secondari e terziari, molto altro.
Altra sessantina di pagine è dedicata a "Le Regioni del vino", un buon viatico per dare l'impronta del terroir al "prodotto vino".
Sono le venti paginette che spiegano principi e criteri dei test che però sono le più interessanti per il consumatore. Altroconsumo spiega cosa è e cosa fa il tenore alcolico, il contenuto zuccherino e l'acidità, che belle le due paginette sulla anidride solforosa totale ed il suo rapporto con la "libera". Quindi via alla dissertazione sul panel e sui suoi principi.
Il tutto , che è molto di più della breve sintesi che vi ho fatto, spiegato con semplicità e con la evidente massima attenzione alla comprensione generale. Pochi paroloni e massima riconducibilità di ogni definizione ad un dizionario interno.
Poi ci sono i risultati dei 300 assaggi, trecento campioni divisi in modo tradizionale ma anche per categoria di prezzo e quest'ultimo declinato in forma puntuale nel prezzo in enoteca e quello in GDO. Cosa da far venire i brividi a qualcuno eh !
Un elenco puntuale delle cantine partecipanti con tutti i loro recapiti e un dossier speciale sui vini bianchi di Sardegna concludono la vision sulla Guida Vini 2011 Altroconsumo che non è una buona guida solo perchè banalmente rispetta il significato da dizionario, cosa che sarebbe già sufficiente visto il panorama globale, ma anche e soprattutto perchè prova ad essere una guida davvero per il consumatore, senza autocelebrazione e divismo. Prova ad essere oggettiva, forse anche troppo, ma nel provarci apre le porte del mondo del vino a tantissime persone, in questo senso Guida Vini 2011 Altroconsumo è uno spot per il vino.
Ora il domandone: perchè nessuno dei celebranti di San Silvestro si è mai preso la briga di scrivere di questa Guida???
Lo chiedo così, stile altroconsumo, apertamente.
Guida Vini 2011 Altroconsumo
Formato: 12 x 21 cm
Pagine: 448
Prezzo al pubblico: 24,95 €
Prezzo speciale Soci: 19,95 €
Pagine: 448
Prezzo al pubblico: 24,95 €
Prezzo speciale Soci: 19,95 €
mercoledì 2 febbraio 2011
ANTEPRIMA AMARONE 2007 (seconda parte) I MIGLIORI ASSAGGI
Chiusa con questo primo post la sponda della dissertazione sul mondo consortile la Anteprima Amarone 2007 ci ha regalato come sempre il super assaggione.
Oltre 60 le bottiglie che si concedevano ai degustatori fra campioni in bottiglia e prelevati da botte, Stefano il Nero si è gestito fra 28 assaggi, 11 campioni da botte ed i restanti 17 da bottiglia.
In generale l’annata 2007 è una di quelle meno interessanti per il mondo “amaronico” , scarse qualità organolettiche, abbondanza di legno e di sapori erbacei, quasi spariti i vini dolciosi, qualità tipiche spesso non ricevute. Nessuno dei 28 assaggi ha fatto scoccare la scintilla, nessun innamoramento, mi arrendo all’evidenza che la stagione 2007, per le sue caratteristiche, meteo in primis, non ha dato risultati sufficienti per fare osservazioni troppo profonde.
Sotto il palato molti amarone sono “dubbi”, su 28 totali i bocciati per Stefano Il Nero sono ben 9 !
Vediamo però ora i super promossi.
Az. Agricola Monte del Frà – Amarone Classico –Tenuta Lena di Mezzo
E’ un campione da botte ma consiglio al fattore di togliercelo subito, è pronto.
Rifinito con profumi di spezie e di mora non è ancora completamente strutturato ed è forse solo quella la finitura che manca, leggermente persistente. Tondo ed equilibrato.
Az. Agricola Novaia – Amarone Classico – Selezione Corte Vaona
Colore un po’ scarico, naso di amarena tipica con sentori di menta, buona estensione dei profumi all’assaggio, non strutturato, aperto e tondo. Forse un po’ sotto la scala del gusto ma siamo in botte eh!
Bel prodotto. Piaciuto davvero.
Il numero 1 delle botti:
Az. Agricola Domenico Fraccaroli – Amarone – Grotta del Ninfeo
Bella anche la colorazione (cosa rara), profumi cioccolatosi con ciliegia carica e leggermente pungente, assaggio gradevolissimo, molto morbido, gioco di sapori con prugne in evidenza. Sicuramente il migliore delle botti, forse il migliore di tutti.
Ecco invece i 4 che si meritano la palma fra gli assaggi da bottiglia:
Zecchini – Amarone Valpantena – Vigneto La Calandra
Colore carico ed intenso, anche nel bicchiere si muove con fare pesante, naso elegante con leggere note di foglie e, distante, un tocco di frutto maturo, mora. Buona beva ma pur sempre amarone, leggere note alcoliche ed appena allappante. Non fa sognare ma è composto. Forse un po’ troppo aggressivo.
Tenuta Sant’Antonio – Amarone – Campo dei Gigli -
Di quelli dal colore intenso. Naso da amarone tipico con frutta matura in piena evidenza. Al palato con qualche nota alcolica di troppo ma anche una gradevole persistenza, senza eleganza ma fra tutti quello con maggior equilibrio.
Az. Agricola Villa Monteleone – Amarone Classico – Villa Monteleone
Questo è amarone ! Cosi ho pensato nell’immediatezza dell’assaggio; cosa aveva più di altri ? Le note tipiche erano li belle evidenti senza doverne andare alla ricerca, naso molto bello con profumi sfumati (solo leggermente legnoso) di sottobosco e ciliegiona. Assaggio delizioso con persistenza e sapori di bacca, tocco amarognolo finale.
Il numero 1 delle bottiglie:
Cantine Cav. G.B. Bertani srl – Amarone Valpantena - Villa Arvedi
Il suo 2006 ha già fatto parte delle cronache di questo blog e, pur apprezzandolo, non mi aveva scosso. Questo 2007 invece è stata la miglior cosa di questa Anteprima.
Colore un po’ scarico, naso molto delicato e gradevole, fruttato con amarena in evidenza, forse un tocco di legno di troppo ma alla fine anche quello regala buone sensazioni. Assaggio ripieno di piccola ciliegia e di bacca rossa, nota alcolica accrescitiva del sapore complessivo. Elegante senza essere sfuggente. Una cosa buona davvero.
Ci risentiamo al 2008……nel 2012 !
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Oltre 60 le bottiglie che si concedevano ai degustatori fra campioni in bottiglia e prelevati da botte, Stefano il Nero si è gestito fra 28 assaggi, 11 campioni da botte ed i restanti 17 da bottiglia.
In generale l’annata 2007 è una di quelle meno interessanti per il mondo “amaronico” , scarse qualità organolettiche, abbondanza di legno e di sapori erbacei, quasi spariti i vini dolciosi, qualità tipiche spesso non ricevute. Nessuno dei 28 assaggi ha fatto scoccare la scintilla, nessun innamoramento, mi arrendo all’evidenza che la stagione 2007, per le sue caratteristiche, meteo in primis, non ha dato risultati sufficienti per fare osservazioni troppo profonde.
Sotto il palato molti amarone sono “dubbi”, su 28 totali i bocciati per Stefano Il Nero sono ben 9 !
Vediamo però ora i super promossi.
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Sono 3 i miei migliori assaggi da botte.Az. Agricola Monte del Frà – Amarone Classico –Tenuta Lena di Mezzo
E’ un campione da botte ma consiglio al fattore di togliercelo subito, è pronto.
Rifinito con profumi di spezie e di mora non è ancora completamente strutturato ed è forse solo quella la finitura che manca, leggermente persistente. Tondo ed equilibrato.
Az. Agricola Novaia – Amarone Classico – Selezione Corte Vaona
Colore un po’ scarico, naso di amarena tipica con sentori di menta, buona estensione dei profumi all’assaggio, non strutturato, aperto e tondo. Forse un po’ sotto la scala del gusto ma siamo in botte eh!
Bel prodotto. Piaciuto davvero.
Il numero 1 delle botti:
Az. Agricola Domenico Fraccaroli – Amarone – Grotta del Ninfeo
Bella anche la colorazione (cosa rara), profumi cioccolatosi con ciliegia carica e leggermente pungente, assaggio gradevolissimo, molto morbido, gioco di sapori con prugne in evidenza. Sicuramente il migliore delle botti, forse il migliore di tutti.
Ecco invece i 4 che si meritano la palma fra gli assaggi da bottiglia:
Zecchini – Amarone Valpantena – Vigneto La Calandra
Colore carico ed intenso, anche nel bicchiere si muove con fare pesante, naso elegante con leggere note di foglie e, distante, un tocco di frutto maturo, mora. Buona beva ma pur sempre amarone, leggere note alcoliche ed appena allappante. Non fa sognare ma è composto. Forse un po’ troppo aggressivo.
Tenuta Sant’Antonio – Amarone – Campo dei Gigli -
Di quelli dal colore intenso. Naso da amarone tipico con frutta matura in piena evidenza. Al palato con qualche nota alcolica di troppo ma anche una gradevole persistenza, senza eleganza ma fra tutti quello con maggior equilibrio.
Az. Agricola Villa Monteleone – Amarone Classico – Villa Monteleone
Questo è amarone ! Cosi ho pensato nell’immediatezza dell’assaggio; cosa aveva più di altri ? Le note tipiche erano li belle evidenti senza doverne andare alla ricerca, naso molto bello con profumi sfumati (solo leggermente legnoso) di sottobosco e ciliegiona. Assaggio delizioso con persistenza e sapori di bacca, tocco amarognolo finale.
Il numero 1 delle bottiglie:
Cantine Cav. G.B. Bertani srl – Amarone Valpantena - Villa Arvedi
Il suo 2006 ha già fatto parte delle cronache di questo blog e, pur apprezzandolo, non mi aveva scosso. Questo 2007 invece è stata la miglior cosa di questa Anteprima.
Colore un po’ scarico, naso molto delicato e gradevole, fruttato con amarena in evidenza, forse un tocco di legno di troppo ma alla fine anche quello regala buone sensazioni. Assaggio ripieno di piccola ciliegia e di bacca rossa, nota alcolica accrescitiva del sapore complessivo. Elegante senza essere sfuggente. Una cosa buona davvero.
Ci risentiamo al 2008……nel 2012 !
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