Questo è il wine blog di Stefano Il Nero, un contenitore indipendente, indisponente ed insufficiente di impressioni sul vino
ed il suo mondo.
Al centro il gusto, la tradizione, il territorio.

domenica 22 novembre 2009

LA "MALEDIZIONE" DEL RUGBISTA SI ABBATTE SUL CALCIO FIORENTINO E PADOVANO. FACCIAMOCI UNA RISATA INSIEME.


Amici rugbisti, ditemi la verità ma ditemela sul serio perché un po’ già dalle prime righe così, io ve lo dico, mi fate paura e pure tanta.
La domanda è: ma quante maledizioni avete tirato prima alla AC Fiorentina e poi al Calcio Padova per il fatto che hanno sonoramente rifiutato i loro stadi per il Test Match di oggi fra la nostra Nazionale di rugby ed i Campioni del Mondo del Sudafrica?? Ma che tipo di maledizioni, ma ogni quanto tempo, con che intensità? Rivolgendovi esattamente come? Devo saperlo…no perché….bhe insomma….insomma….le due calciofile di Firenze e Padova oggi hanno quindi giocato le loro rispettive partite nel loro prezioso stadietto ed hanno entrambe perso in casa e pure con lo stesso risultato !!!!!
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Mentre trentaduemila tifosi di rugby si vedevano comunque la loro Nazionale a Udine i fiorentini si facevano rifilare tre schiaffoni dal Parma (città del rugby) perdendo tre a due ed i calciopadovani anche loro tre pappine da quelli dell’Empoli perdendo con l’identico risultato di tre a a due. Come se non bastasse per la Fiorentina mi immagino il cumulo di pernacchie dei tifosi empolesi (li a due passi da Firenze) ai Violacei sconfitti in casa.
Entrambe sconfitte, con lo stesso risultato….che tipo di maledizioni ???? Qualcuno si è cimentato con riti voodoo???
Anch’io al rifiuto fiorentino/padovano ho augurato qualche porcheria ma cose piccole, punizioni insignificanti: auguravo al Presidente della Fiorentina Della Valle gli puzzassero i piedi per una settimana, ai padovani ho sperato una invasione di galline durante la partita, oppure di non trovare le chiavi dello stadio il sabato stesso e di dover trasferire la partita sul campo della Solesinese dopo il rifiuto a far usare il loro campo del US Crocefisso del GS San Lazzaro e dell’Ardisci e Spera.
Chi invece ha pianificato
questa vendetta ha veramente una mira fenomenale e conosce il rito giusto. Ah ah ah. Ovvio che si scherza su..... siamo seri eh !!!
Il mondo dello sport è infatti pieno di cosiddette “maledizioni”.
Una squadra di baseball americana, i Boston Red Sox
, non hanno vinto un campionato per oltre ottant’anni dopo il 1919 per la maledizione dell’abbandono di un loro giocatore; i Nets, il New Jersey del basket, si fecero venticinque anni di buio totale dopo la uscita dalla loro casa di Doctor J Erving (e relativa “maledizione”).
Vogliamo parlare di rugby?? Allora parliamo dei mitici All Blacks e la loro maledizione chiamata FFR, eh si i francesi.
Il 14 luglio è festa nazionale in Francia, la presa della Bastiglia, mica favolette; agli All Blacks è parso comunque opportuno sfidare i francesi sul loro campo di Wellington proprio in quel giorno, era il 1979 e le hanno prese di brutto e da quel giorno…..la maledizione della Bastiglia incombe sui mitici tuttineri neozelandesi: con la Francia si rimediano solo brutte figure.
Anche quella di oggi passerà alla storia, maledizione sportiva trasversale calcio-rugby che non potrà restare ignorata.
Bhe, godiamoci il ricordo della bellissima giornata di Udine di oggi che, diciamolo francamente e con la massima sportività, con questa ciliegina in salsa anti-calciofila, è anche un pochino più gustosa.

Si, è tutto uno scherzo. Ma simpatico eh!!

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domenica 15 novembre 2009

IL RUGBY E LA CARICA DI SAN SIRO: LA STORIA E' APPENA COMINCIATA

E' andato tutto bene, anzi benissimo.
Una Italianrugby stupenda davanti ai mitici All Blacks, una Nazionale tricolore che mostra sprazzi intensi e prolungati di superiorità, pacchetto di mischia sopra tutti, e nessun timore riverenziale di fronte ai colossi del rugby mondiale. Nessun timore riverenziale ma anche tanto rispetto, perchè la Nazionale Italiana ha combattuto pur rispettando l'avversario ma senza incappare nel timore; una delle prove vinte ieri, cosa che pochi al momento hanno sottolineato, è la prova di maturità psicologica che Castrogiovanni & Co hanno dimostrato in questo appuntamento.
Tutto bene si ma, sentiti anche i molti commenti, una cosa ieri è stata evidente: da qui in poi per il rugby italiano nulla sarà più come prima.
Adesso si è cambiato veramente tutto
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Tutto bene anche per gli ottantamila presenti a San Siro, si è visto un generale atteggiamento rugbistico da un pubblico che forse per la buona metà è più abituato a capricci e movenze da divi dei campioncini del calcio piuttosto che alla "battaglia per l'onore" che hanno messo in campo i nostri azzurri del rugby.
Tutto bene, magnifica la haka nel rispettoso silenzio di San Siro (è fantastico vedere quanto lo spirito del rugby sia riuscito a contagiare veramente tutti ieri) ed anche il match.
Vergognosa la "non decisione" finale dell'arbitro australiano che ci ha negato una meta tecnica sacrosanta.
Il rugby è cambiato, ottantamila persone a vedere una partita della Nazionale, professionsiti in campo che se la giocano così, migrazioni popolari davanti agli schermi (più di 2,1 milioni di persone a vedere la partita di fronte agli schermi di La7 e Sky), sponsor che investono e ci credono, personaggi famosi che fanno la fila per gustare la passerella di San Siro nel giorno del rugby.
Si è' un giorno storico per il rugby italiano, uno sport minore che si costruisce una vetrina maggiore, uno sport antico che si impone allo sguardo nuovo di tanti, che impone uno stile, che richiama la gente ad esserci si, ma in un certo modo.
Ieri l'Europa ci guardava ma questo lo sanno tutti, i più consapevoli di questo erano i giocatori in campo.
Non c'erano solo gli ottantamila allo stadio o i tantissimi di fronte alla tv (recod di ascolti), c'era l'Europa sportiva che ci guardava. Alcuni tenevano al nostro passo falso, alla solita italianata di cui sorridere e denigrare. Tutto bene invece. Tiè. A questo proposito un saluto a tutti, ma proprio tutti, i componenti del Board della Celtic League.
Questo "tutto bene" però non è solo una felice constatazione ma anche un importante impegno che il nostro movimento sportivo si è preso nei confronti di tutti, anche di chi ancora non lo frequenta.
Una cosa importante che potrà anche "spaccare" il nostro mondo del rugby, rimane però un passo avanti. Lasciatemi dire che questo è l'unico tentativo, da molti anni a questa parte, in Italia di emergere dalla nostrana calciofilia, in Europa di dare una risposta seria e forte a tutto il movimento continentale sul "come" essere movimento di rugby fuori dai consueti paesi.
Professionsiti o dilettanti? Tutti e due please, noi ci candidiamo a farlo, abbiamo detto di averne risorse e forze; vogliamo esserci nel gotha senza rinunciare a noi stessi, perchè da San Siro non si torna indietro.
Ora si va a Udine, contro i Campioni del Mondo del Sudafrica.
La Storia è appena cominciata.

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martedì 10 novembre 2009

RUGBY E TEST MATCH : ITALIA CONTRO ALL BLACKS, SUDAFRICA, SAMOA. FORZA RAGAZZI

Non mi piace rovinare la festa a nessuno, perché di festa sono e dovranno essere le prossime settimane in cui la Nazionale Maggiore di Rugby sarà impegnata nel trittico di Test Match autunnali con i mitici All Blacks (Milano 14/11) i Campioni del Mondo del Sudafrica (Udine 21/11) e i temibilissimi rugbisti di Samoa (Ascoli Piceno 28/11).
Non sono un rovina-feste dicevo ma Mallett (nella foto) non mi va proprio giù; più di tutto detesto il suo schema di gioco che ha al centro solo se stesso e la sua avversione per il rugby italico ed europeo.
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Tutte le mosse fatte vedere da Mallett in queste settimane di attesa dei prossimi incontri, pare abbiano un solo significato: la sua personale giustificazione in caso di flop. Perché di avere successo, tutti hanno già messo le mani avanti e Mallett più di tutti, non se ne parla nemmeno. Se è vero che il successo, ovvero la vittoria, non è proponibile il giorno 14 ed il 21 (anche se la palla è ovale e nelle imprese bisogna prima crederci per realizzarle….) diciamo però che qui non si parla più nemmeno di fare una figura decente: paravento eccellente.
Mallett mi ricorda quello che gioca a briscola e si priva di ogni possibilità di avere assi e briscole, così se realizza un solo punto è veramente un eroe.
Va bhe teniamoci l’antipatico Mallett e sosteniamo i nostri ragazzi in campo ai quali toccano i tre turni di fuoco.
Con oggi la rosa destinata ad entrare in campo contro i neozelandesi il prossimo sabato si è ristretta a 25 elementi e cioè: Matias AGUERO (Saracens), Mauro BERGAMASCO (Stade Francais), Mirco BERGAMASCO (Stade Francais),Kristopher BURTON (Consiag I Cavalieri Prato), Gonzalo CANALE (Clermont Auvergne), Martin CASTROGIOVANNI (Leicester Tigers), Carlo Antonio DEL FAVA (MPS Viadana),Simone FAVARO (Rugby Parma), Gonzalo GARCIA (Benetton Treviso), Quintin GELDENHUYS (MPS Viadana), Leonardo GHIRALDINI (Benetton Treviso), Craig GOWER (Bayonne), Luke MCLEAN (Benetton Treviso), Fabio ONGARO (Saracens), Sergio PARISSE (Stade Francais), Antonio PAVANELLO (Benetton Treviso), Salvatore PERUGINI (Bayonne), Simon PICONE (Benetton Treviso) , Matteo PRATICHETTI (MPS Viadana), Kaine ROBERTSON (MPS Viadana), Ignacio ROUYET (Benetton Treviso), Alberto SGARBI (Benetton Treviso), Josh SOLE (MPS Viadana), Tito TEBALDI (Pluvalore Gran Parma), Alessandro ZANNI (Benetton Treviso).
I conti sono presto fatti, 25 giocatori di cui ben 13 oriundi (se non hanno passaporto straniero Mallett non li vuole !!), 16 dei 25 giocano in Italia di cui 1 a Prato, 8 a Treviso, 5 a Viadana, 2 a Parma. Come si può ben vedere è una Nazionale che viaggia ad orizzonte Celtic League; infatti se oggi le due selezioni, Treviso e Viadana/Parma, giocassero già nel campionato nord-europeo avremmo una Nazionale maggiore italiana con solo 1 giocatore su 25 che gioca nel nostro campionato ovvero “l’italiano” Kristopher BURTON.
Questo accadrà con tutta probabilità dal prossimo anno. Questa dovrebbe quindi essere la futura prospettiva di crescita del nostro movimento? In pratica ci stiamo preparando ad esportare il meglio che abbiamo. Mah, sarà.
Mallett ha realizzato una Nazionale sperimentale? Tutt’altro: 7 dei 25 hanno più di 40 presenze in Nazionale maggiore, altri 10 fra le 20 e le 40 presenze e i restanti 8 meno di 10 ma assolutamente nessun esordiente.
Chiuso con i numeri facciamoci ora un augurio che tutto il trittico sia eccellente; è un grande momento per il rugby, il pienone con ottantamila persone a San Siro e la ottima (anche se da spingere ancora) prevendita di Udine hanno bisogno di una grande prova dal campo.

Forza ragazzi in azzurro, noi tutti siamo con voi

venerdì 6 novembre 2009

CAPPELLO DI PRETE IGT 2005 AZ. CANDIDO, MANCA SOLO L'ETICHETTA


Serata di formaggi, amici che ti chiamano ad una serata del gusto, del buon gusto, a base di specialità dell'Italia Meridionale. Momento topic da ricordare con un buon vino.
Nessun dubbio : Negramaro.
Scavo nella capacità operativa della cantina e mi affido alla pugliesità, uno dei negramaro più noti : Cappello di prete IGT 2005 Az. Candido.
Aria pugliese fra Brindisi e Lecce vitigni esposti al sole del sud, da lì viene il Negramaro della serata, scelta azzeccata: brillano i colori del Salento, fuori la pioggia è battente ma a tavola sembra impossibile che ciò accada.
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Candido fa vino da ottant'anni ed è una delle aziende pugliesi più note così come è fra i suoi vini più noti questo Cappello di prete; prendo in mano la bottiglia e mi accoglie però una delusione, etichetta poco chiara, nessuna vera informazione per il consumatore, solo declamatoria delle eccellenti capacità del vino, per quello mi arrangerei da solo mentre mi piacerebbe sapere qualcosa di più su altri elementi oltre al solito volume alcolico qui a 13,5.
L'etichetta non è nemmeno chiara sulla composizone del vino, sarà tutto negramaro o un giro di taglio lo ha fatto il Candido? La risposta unanime dopo assaggio è "vi ricordate la malvasia nera??.........."
Colore rosso del melograno, corposetto anche se non eccessivamente. Al naso una vera delizia, profumi di legno bruciato, liquirizia e spezie nere evidentissimi, una piacevolezza che non lascia scampo, elegante e aggraziato, nessuna esagerazione, un equilibrio olfattivo notevole.
Ovvio che l'assaggio sia agognato, tannino evidente, frutta rossa in quantità, bevuta solida ma non troppo, buona la chiusura di una beva che non si dimostra persistente. Vino fortemente sbilanciato verso la profumazione, solo per questo non equilibrato, non totalmente tondo ma comunque una esperienza decisamente molto positiva.
Però l'etichetta, eh eh eh ........


mercoledì 4 novembre 2009

I CORTACCI DI LAMOLE - 2005 IGT AZ. AGRICOLA LE MASSE......SEGNATEVELO.

Arrivare lassù è dura perché arrivare a Lamole in genere non è proprio facile. Bisogna arrampicare, curvare su stradine strette e avere pazienza, quando si arriva a Le Masse su da Lamole, quando si arriva proprio in fondo e la stradina finisce in un borgo che solo la Toscana sa regalare, quando si arriva lassù e sotto si vede il Chianti è veramente bello.
Giri l’angolo chiedi una indicazione , mica perché ti serva visto che la piazzetta è veramente piccolina lo fai solo per tua incomprensibile soddisfazione, la ragazza alla quale hai chiesto ti risponde in….inglese, è allora che capisci che sei nel cuore della Toscana. Due passi avanti dopo la anglofona e dietro un portico la cantina della Azienda Agricola Le Masse – Alta Valle del Greve.
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Sana accoglienza chiantigiana, sanno che per arrivare lassù ci vuole volontà e ricambiano gradevolmente, due chiacchiere di presentazione e via alla degustazione.
Mi porto a casa diverse bottiglie, mi dicono “codesto tu l’apri fra du anni se tu voi anche tre, datti pazienza”. Tempo scaduto si stappa : I Cortacci di Lamole IGT 2005 Az Agr. Le Masse.
Colore rosso antico, unghia poco pronunciata, profumazione leggermente acre, intensa ed amabilmente tonda, si nota il tocco di malvasia (composizione tipica dei Cortacci : sangiovense, malvasia, canaiolo) ed una nota di spezie piccanti sul finale. Bevuta leggera, non insisten
te dimostra poi una grazionsa persistenza, tondo con sapori di mora e di erba, bassa la traccia alcolica e nonostante i suoi 13° scende liscio, non è vino da muscoli, non è tutto tannino, sufficientemente garbato, sapido; lo guardo ancora, il suo colore è bellissimo.
La famiglia de Le Masse produce vino dalla fine dell’ottocento e sono oramai quattro le generazioni che si sono passati il testimone, è produzione di Chianti Classico, ma veramente classico, che ricavano dai loro quattordici ettari di vitigini in uno dei posti più belli e remoti del Comune di Greve in Chianti.
Vale veramente la pena, il prossimo giro fra Firenze e Siena prendete la Statale Chiantigiana, la famosa dueduedue, indicazioni prima per Greve poi Lamole, si gira dentro il colle verso Le Masse, ci sono diversi tornanti e poi…………
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sabato 31 ottobre 2009

RUGBY: ROMA PRETORIANA ED IL RICORSINO, STORIA ANTISPORTIVA DI SPORT....


In questi mesi è successo di tutto e mi riferisco alla battaglia senza esclusioni di colpi per l’ingresso delle due squadre italiane nella Magners Celtic League. La candidatura della selezione denominata Pretoriani Roma, che aveva avuto accesso a scapito dei trevigiani in Luglio, ha visto scoperto il proprio giochetto di carte e politica e le promesse dell’assessore di turno non sono bastate per il loro via definitivo alla avventura celtica (o almeno tali promesse in FIR non valgono ancora come copertura di spese e saldo di bilancio).
Insomma la Benetton Treviso è stata reintegrata al suo posto (diciamolo) e come tale definitivamente confermata venerdi 30 ottobre. Riassunto: Aironi del Po (Viadana & Co.) e Benetton Treviso (diventerà selezione triveneta ? Dogi?) verranno presentati dalla FIR al Board della Magners Celtic League per la loro ammissione al prestigioso torneo.
Su tutto questo aleggiava un fantasmino: Roma farà ricorso??.
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Quindi i Pretoriani Roma chiederanno riammissione, dimostreranno che le proprie carte presentate erano/sono valide ed hanno quindi diritto di ammissione alla competizione europea al posto di … chissà chi?? Mah.
Dubbio sciolto, Roma ha fatto ricorso, anzi ricorsino, anzi …. ha fatto.
Volete leggere i tratti salienti del “ricorso”? Ci ha pensato il bravo giornalista Duccio Fumero a metterli on line e li trovate qui.
Chiedo anticipatamente scusa a tutti i romani che leggeranno il seguito, qui si parla di una Società sportiva non di pregiudizi regionali (o peggio); per raccontarvi quanto segue non mi voglio nascondere nemmeno dietro al campanilismo, infatti quello che è accaduto è molto brutto....a prescindere.
Roma doveva fare ricorso e quindi scrivere una cosa tipo “ Cara Federazione siete tutti un po’ fessacchiotti perché le mie carte sono giustissime, come sarebbe a dire che io non c’ho i soldi? Ce li ho esattamente come gli altri (Aironi o Benetton), eccoli qui in fidejussione e contante”.
Il Pretoriano reclamatore ha invece preferito scrivere una cosa tipo “Cara Federazione, lasciamo stare i fatti miei…posta l’analisi dei bilanci 2008 dell’azienda sponsor degli Aironi del Po …verificati i livelli di EBITDA….. le passività/attività a breve medio e lungo di quella azienda ……loro i soldi secondo noi non ce li possono avere...forse no… o almeno non pare anche se ve li hanno già fatti vedere…insomma secondo noi forse no…insomma buttateli fuori.”
In sintesi il reclamo romano invece di essere una affermazione di se stessi e delle proprie capacità ,così si fa nello sport ed in particolare nel rugby, è una requisitoria contro il Bilancio dell’azienda sponsor (contro l’azienda non la Società Sportiva) di una delle selezioni scelte dalla FIR, contro l’azienda che ha dato il proprio sostegno economico agli Aironi del Po.
Questa cosa è … una schifezzuola e per questo da oggi su questo blog si parlerà di Pretoriani, se serve, ma con la p minuscola. Vi spiego il mio perché.
I pretoriani, non solo hanno così dimostrato che le motivazioni della loro esclusione erano corrette (non è su quelle che hanno fatto ricorso) ma hanno pure dimostrato di essere inadeguati al ruolo che dovevano ricoprire: rappresentare il rugby italiano in Europa.
La cosa che veramente ritengo indecorosa è, non solo la mancata affermazione di se stessi come elemento principe del ricorso, ma soprattutto la denigrazione del Bilancio Societario di una azienda che da anni crede e lavora nel rugby ma soprattutto azienda che ogni anno dà lavoro a moltissime persone e che non ha bisogno di cotanta pubblicità negativa per tirare avanti con i chiari di luna che ci sono.
Rimane comunque il fatto che le considerazioni espresse dai “ricorrenti” romani sono palesemente un “andar per specchi”, tecnicamente una bufala e si configurano più come tentativo di portar zizzania in casa FIR piuttosto che voglia di ricercare la propria riammissione sportiva legittima.
Non c’è stile, non c’è amore per il rugby, non c’è nulla dei valori del nostro sport in un comportamento del genere.
Mi dispiace per i tifosi romani e per tutti gli appassionati ovali della Capitale, la loro passione sportiva indiscutibilmente sana merita ben altri dirigenti sportivi.

lunedì 26 ottobre 2009

DALLA CLASSIFICAZIONE ALLA LODE : IL "VININO" SALE IN CATTEDRA

Tirato per la giacca da più parti l’autorevole proprietario del conio terminologico “vinino” finalmente ci ha dato soddisfazione.
Proprio intervenendo qui Angelo Peretti (il coniatore) si era dato “impegno” per le vacanze, è arrivato alla meta in ottobre inoltrato ma la produzione è di quelle importanti ed è sul suo Internetgourmet con “Elogio del vinino, ovvero Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere”.
Stefano il Nero ha dato la sua piena adesione, fatelo anche voi.
C'è però di più.
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Nel frattempo Aristide, da scientifico patrizio, non si era limitato ad una plebea scrollata di giubba, aveva impostato con successo una prima classificazione definendo per i vinini che “sono anti-ciclici…..generalmente hanno bassa gradazione alcolica…spesso rappresentano una lunga tradizione vitivinicola dei nostri territori…”. Ecco ora l’Elogio ed il Manifesto del “vinino”; Angelo Peretti ci scherza su, parla di “fun” del vinino invece che di “fan” ma sotto sotto lo sa di aver scritto cose molto sensate sul suo manifesto e fa piacere dichiari fin d’ora di aver qualcosa da dire ancora.
Io credo che fusion classificazione-manifesto possa diventare qualche cosa di più: qui c’è una cosa partita con il piede giusto, ci si mettesse sul serio nel sostenerla si potrebbe non solo dare una piccola scossa al www (wonderful wine world) ma anche dare il via a qualcosa di “nuovo e tradizionale”. Il mondo blog potrebbe dimostrare di saper “fare”, perchè questi spunti sono meritevoli di un palco da dove parlarne davvero e pubblicamente: a tanti, a tutti, senza scomodare nessuno a rammaricarsene ma solo invitando molti a vantarsene.
Insomma questa cosa del vinino può dare un contributo a tutto il mondo del vino italiano se non viene ributtata troppo in fretta nel cassetto, c’è un mercato che aspetta messaggi positivi. Qui ce ne sono.
Il sottoscritto intanto si è dilettato per tutti gli ultimi mesi a caccia di vinini, plaudendo al tripudio di sensazioni dove “all’estetica autoreferenziale della degustazione anteponiamo l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità”.
Ben venga il vinino, non come negazione di altro ma come affermazione di se stesso, del suo gusto, della sua tipicità, delle sue profonde radici nel tessuto del buon vino italiano.
Ben venga il principio che “alla razionalistica dittatura della valutazione centesimale opponiamo l’umanistica vocazione alla convivialità del vino, simbolo della condivisione e della fraternità”.
Ottimo Elogio , io penso si debba andare avanti.

giovedì 22 ottobre 2009

MON AMOUR SERPRINO....DOC 2008 COLLI EUGANEI BORIN VINI & VIGNE

Benvenuti a discettar di Serprino, il babbo del Prosecco, il vitigno padovano per antonomasia, amico di bevutine semplici e da aperitivo, ottimo e fragrante con l’antipasto, buon accompagnatore di leggere portate di pesce, un vino versatile …… per il resto non facciamo paragoni con il parente trevigiano rischieremmo di far suonare i campanili.
Fin qui il vitigno passiamo ora al viticoltore: Borin Vini & Vigne. Come ci siamo arrivati?
Si trasgrediva con la parola vinini su questo post (argomento peraltro recentemente ripreso da mastro Aristide qui) e la Lizzy consigliava, insieme ad altre gustosità, questa del Borin: perché resistere alla tentazione?
Come sempre la suddetta domanda non trovava risposta ed allora, preso sottobraccio Luca Il Turco, mi recavo in quel di Monticelli (località di Monselice) da dove tornavo con una ghiotta esperienza degustativa e “diverse” bottiglie fra le quali questo Serprino DOC 2008 Colli Euganei.
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Il vino «Colli Euganei» con la menzione tradizionale «Serprino» deve essere ottenuto dalle uve della varietà Prosecco; possono concorrere le uve di altri vitigni a frutto di colore analogo non aromatici, purché raccomandati o autorizzati nella provincia di Padova, presenti nei vigneti, in ambito aziendale, in misura non superiore al 10% del totale delle viti…..la produzione massima tonn/ha è 10……….titolo alcolometrico volumico minimo 10,5……resa massima vino/uva 70%”. Questo era il disciplinare.
I Borin fanno vino dal 1963, mica ieri, la mia pur breve frequentazione con loro ha rivelato chiaramente la loro appartenenza alla new generation dei Colli Euganei, quelli che hanno capito che è tempo di “testa e qualità”, ovvero inventiva e passione ma anche un po’ di ambizione. La loro selezione vini proviene dalla coltivazione di ben 30 ettari ed è molto ricca, forse anche troppo ma sugli Euganei si è ancora un po’ “personaggi in cerca d’autore”, ma soprattutto di indubbio interesse.
A questo proposito rassegnatevi, su alcune altre loro bottiglie ci torneremo ancora in futuro.
Il loro Serprino frizzante si presenta su bottiglia bordolese con i suoi 11,5%, aperto si rivela con un bel giallo lucente ed aggraziato. Profumazione intensa di mela e retro di agrumi, profumi che vengono letteralmente sprigionati senza alcun fastidio ed eccesso: di buona delicatezza.
Entra in bocca inizialmente leggero e fresco ma poi si dimostra vitale ed anche docilmente persistente; di beva intensa e salda ritrova i suoi aromi di profumazione denotando un equilibrio inaspettato, acidità nel finale lenta che non interrompe le sensazioni gustative. Ottima selezione di uve serprina questa bottiglia del Borin merita un sincero plauso
Il Luca è visibilmente soddisfatto, si rigira le bottiglie fra le mani elencando improbabili tempi di apertura di questa e di quell’altra.
La nota di servizio però diventa d’obbligo: il Serprino è vino da proporre con maggiore sicurezza, forse il disciplinare deve tendere di più alla ricerca di eccellenza, ma va però ricercata un po’ di tenacia ed un minimo di fiducia in più per questo vino che, se trattato da protagonista quale lui è, può dare grandi soddisfazioni alla viticoltura del Veneto. Il Borin insegna : basta crederci un po’.
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domenica 18 ottobre 2009

GUSTO STANDARD? NO GRAZIE. TALK TALK CON CINZIA CANZIAN (LE VIGNE DI ALICE)


Le Vigne di Alice e Bellenda lanciano una iniziativa contro lo spritz (vedi immagine allegata) e la motivazione è decisamente seria : “La standardizzazione del gusto invade tutti gli spazi……
Delle Vigne di Alice la vulcanica Cinzia Canzian è una delle artiste, segue il vino ed anche il Relais, una mission da sales manager su entrambi le attività ma se assaggiate una torta al Relais o vi capita l’aperitivo potrebbe averlo preparato lei. Canzian è un cognome che il trevigiano ha regalato alla più dolce musica, per due chiacchiere con Cinzia allacciatevi però le cinture di sicurezza perché se ci crede va fino in fondo; sta pensando ad un convegno sul mondo vitivinicolo, ci saremo. Ho scambiato due chiacchiere con lei sulla standardizzazione del gusto ed eccole qui di seguito.
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Senti Cinzia il match Prosecco Vs Spritz è intitolato “Contro la moda imperante dello spritz”…cosa c’entra con lo slogan iniziale “contro la standardizzazione del gusto?
A mio parere c’entra perché non riconosci il vino contenuto nello spritz, ti possono mettere dentro qualsiasi cosa senza che tu sappia cosa. Questa è standardizzazione del gusto e va a discapito dei consumatori, sia in termini di salute che in termini economici, visto che spesso pagano 5-8 euro per delle bevande immonde
Elisabetta Tosi sul suo Vino Pigro qui scrive “è una questione di scelte: c'è chi preferisce andare sul sicuro, e dare sempre e comunque il tipo di vino che gli viene richiesto, a costo di ridurlo - a forza di trattamenti - ad una mera bevanda alcolica che solo legalmente risponde al nome di vino, e chi invece preferisce non tradire…..il territorio, se stesso, il vitigno, quello che volete.E quindi rischia…. Secondo te il ragionamento fila? Tu lotti perché il tuo vino sia sempre uguale e gradevole al pubblico piuttosto che “vero”……..
Per cominciare io non lotto perché il mio vino sia sempre uguale e gradevole. Sono invece consapevole del fatto che ogni vendemmia è diversa. Ci sono annate buone e annate meno buone, io lotto per offrire ai consumatori un vino sano e che ovviamente sia un piacere per chi lo beve e soprattutto che non tradisca la mia personalità. Sulla parola “vero” ci giocano in molti, alcuni seri altri meno seri. Ne parleremo in un convegno che sto organizzando e al quale spero tu possa partecipare. Il ragionamento di Elisabetta fila: sono scelte aziendali, discutibili o meno, ma scelte.
Riccardo Ricci Curbastro, Presidente della Federdoc ha detto “il nuovo sistema di classificazione dei vini merita un’attenta riflessione sulle reali ripercussioni che potrà avere, con un appiattimento delle Indicazioni Geografiche per via di disciplinari di produzione troppo simili da Doc/Docg e Igt ma soprattutto per il rischio di confusione ingenerata nel consumatore per la possibilità di indicare in etichetta sui vini da tavola elementi (quali annata e vitigno) che consideriamo valorizzanti e che non possono essere in alcun modo certificati nei vini non a Denominazione, mancando qualsiasi elemento di tracciabilità tra la vigna e la bottiglia”. Le nuove OCM ci portano fuori strada ? Come se ne esce secondo te ?
La comunicazione resta il nodo più importante da sciogliere nell’ambito vino come nell’alimentare. credo che se il consumatore è confuso parte della colpa sia proprio nostra. anche di questo discuteremo nel convegno.
Le guide dei vini che fanno? Reclamano, decantano o analizzano seriamente la produzione? Ma non sono anche quelle un fenomeno di standardizzazione del gusto?
Le guide rimangono delle opinioni. Anche in questo ambito ci sono degustatori che lavorano bene e in maniera obiettiva, per quanto sia possibile essere obiettivi in materia di gusto, altri che invece dimostrano scarsa conoscenza e scarsa preparazione.
Dimmi la prima cosa che ti viene in mente appena ti dico le prossime due parole: slow food.
Slow food è tante cose insieme, forse troppe e quindi non tutte controllabili.
La prossima volta davanti ad un calice, di prosecco “naturalmente”.
Perché c’è anche “artificialmente”? direi “comoda-mente”.

Cinzia ha le idee chiare ma non fatevi sviare dal crudo argomento, lei la sua terra prima di tutto la ama……….."qui splende un sole magnifico immerso nei colori autunnali e avvolto da questo anticipo invernale….Adoro questo posto e mi sento molto fortunata per l'aria buona che respiro ogni giorno”. In verità la nostra discussione Cinzia la aveva cominciata così.

mercoledì 14 ottobre 2009

BRUNELLO DI MONTALCINO ANTINORI PIAN DELLE VIGNE DOCG 1997....E SON SODDISFAZIONI

"Vieni che si fa cena e si apre una cosa buona?" Dico io, ma se un amico ti fa una domanda del genere che gli rispondi? “No guarda fanno l’ultima di Dottor House….”….ma figurati….ci si va soprattutto sapendo che la compagnia è ottima (il Vittorio è un tipone che di vino ne sa eccome) ma anche che l'amico in bottiglia, un tipino del novantasette, è uno che solo a nominarlo ora…pronti via…. Brunello di Montalcino Antinori Pian delle Vigne DOCG 1997……tutto d’un fiato oplà.
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Il 1997.. eh si… grande annata! Si scatena la battaglia per le quote latte nel ’97, a Sanremo trionfano i Jàlisse con “fiumi di parole”, nel ‘97 la Nazionale italiana di Rugby batte a Grenoble la Francia per 40-32, evento storico! Tony Blair prende le redini dello United Kingdom e Clinton si conferma negli USA, nel ’97 i Serenissimi con il Tank “occupano” Piazza San Marco………”il periodo estivo del 97 è stato caldo e soleggiato e questo andamento climatico è continuato per tutta la durata della vendemmia, consentendo quindi di raccogliere uve con alta concentrazione zuccherina ed eccezionalmente sane. La vendemmia 97 è risultata più scarsa del previsto ma è da considerare, dal punto di vista qualitativo, un'annata eccezionale, probabilmente superiore al 1990, e quindi tra le migliori degli ultimi cinquant'anni” Ecco invece cosa si dicevano a Montalcino nel novantasette quelli del Brunello.
Antinori è casa conosciuta, nome altisonante, purtroppo risuonato anche in Brunellopoli insieme a molti altri nomi del senese ma per una volta tiriamo dritto e chi si è visto si è visto.
Il Marchese Antinori ha delle tenute sparse in Umbria e Toscana, dal Chianti a Montalcino da Bolgheri a Ficulle, una cosa grande e ben organizzata che punta molte delle sue chance sulla immagine tradizionale e sulla cura della propria pur vasta produzione.
Parlare del Brunello è difficile, non perché quel 100% di Sangiovese sia chissà che cosa miracolosa, ma per l’immagine che questo nome ha saputo crearsi in questi ultimi decenni sia nella buona che nella cattiva sorte. Certo è che il Brunello è una produzione d’eccellenza per molti motivi anche molto tecnici ma suvvia…!!!
Il nostro Brunello dell’Antinori nel ’97 ha macerato in inox per circa 15 giorni completando la fermentazione alcolica ad una temperatura non superiore ai 30°C. entro il’annol ’97 dopo la manolattica “il vino è stato introdotto in botti di rovere di capacità variabile fra i 15 ed i 100 ettolitri, dove è affinato per tre anni. Nei primi mesi del 2001, dopo l'assemblaggio definitivo, il vino è stato imbottigliato”.
Quando mi siedo accanto a Vittorio il Pian delle Vigne è in decanter da diverse ore, c’è una tagliata calda e favolosa accanto a lui ma il suo colore forte e serioso la fa da padrone.
Il nostro Brunello non scende nel bicchiere, vi si adagia pigramente con sinuosa e grassa voluttà, rosso granato leggermente anticato sull’unghia, profumazione intatta senza alcun passaggio alcolico, un po’ speziata ma forse è il suo fiore caratteristico che si fa sentire, non c’è alcol nella beva nonostante i suoi 13,5 gradi volumetrici, non sembra subito così carico di tannini ma ci dovremo ricredere presto. Scende sul palato veloce e con pienezza, tondo ma non troppo, appena aggressivo sul finale con una punta di acidità che richiama completamente i suoi profumi, in seconda bevuta lo troviamo solo leggermente un po’ più zuccherino, graziosamente dolce che si inarca con il finale allappante ma ancora aperto. Decisamente equilibrato. Una cosa stupenda.
Io guardo Vittorio , Vittorio guarda me, entrambi guardiamo il Pian delle Vigne 1997, un Brunello in un sorriso, un commento e una chiacchiera di ricordi, bello così il vino, che soddisfazioni. Grazie Montalcino.